Era di Maggio, Schiavone#4

5511-3«Taxi dotto’? La porto in città?». «Ma quale taxi!» fece il vicequestore. «E come ce va a casa?». Rocco si piantò a guardare l’abusivo. «Ce vado con l’auto di servizio. Sono un vicequestore. Mo’ te levi dal cazzo o mi devo innervosire?».

 

«Sì. Mo’ però fino a Monteverde mi piacerebbe stare in silenzio. Niente Roma, Lazio, politici ladri, la città non funziona, è colpa dei comunisti e altre cazzate così. Grazie!». «Senza che pija d’aceto, dotto’. Muto come una tomba».

Ho letto Era di Maggio dopo pochi giorni dall’uscita…poi le mie vicissitudini mi hanno portato lontano lontano e non sono riuscita a scrivere la recensione ormai di rito. Si perché noi a PdR siamo stati dei precoci fan del vicequestore emigrato. La Schiavonite si e’ impossessata del gruppo di irriducibili russi, ed ormai imperversa. Ma le recensioni a quanto pare le scrivo io, in quanto “scopritrice del fenomeno” ed eccomi qua.

Questa quarta avventura, inizia senza soluzione di continuità, dove finisce la precedente, rendendo la saga di Schiavone sempre più legata alle sue vicende personali, alla storia della sua vita, alla sue visione del mondo.

E a proposito di visione del mondo, Manzini e’ ormai consapevole della popolarità della  personalissima scala delle rotture di coglioni di Rocco, tanto che ne crea un siparietto nella Questura di Aosta, in cui alle rotture suddette viene dedicato un poster a tutta parete, a cui si aggiungono delle nuove entrate:

«E allora aggiungi questi tre: al sesto grado perdere il segno del libro. Al settimo ci metti aspettare la valigia all’aeroporto. Oppure vederla arrivare rotta. O non vederla arrivare proprio. All’ottavo ci metti quelli che mandano i messaggi senza firmarsi. Al nono assistere a uno spettacolo di danze folkloristiche. Al decimo ovviamente il caso di omicidio.

Con la sua solita prosa brillante, Manzini ci regala diverse battute fulminanti, alcune delle quali sembrano fatte a posta per entrare nel nostro lessico quotidiano (e vi assicuro che me ne servo, eccome!)

«Fantastico!». Anna si avvicinò all’orecchio di Rocco: «Non sai dire altro?». «È come la vecchia barzelletta…» sussurrò Rocco. «Fantastico è un modo cortese per dire esticazzi!».

Abbiamo anche qualche nuovo articolo della costituzione romana

«Hai mai mangiato i filetti di baccalà?» gli chiese all’improvviso. «No. Cosa sono?». «Il baccalà lo sai cos’è? Quello salato. Una volta a Roma lo mangiavamo solo a Natale. Nonna per esempio, lo preparava coi carciofi fritti. Che dovresti saperlo sono l’articolo 4 della Costituzione romana». Italo poteva già recitare i primi tre articoli, come Rocco gli aveva insegnato. Ora aggiunse mentalmente il quarto. «Sempre quella che hai scritto tu, Rocco?». «Esatto. L’articolo 5 invece recita: mai scrollare le molliche della tovaglia sul balcone, a meno che non vuoi mettere su un allevamento di piccioni. E l’articolo 6? Mai andare a mangiare il sushi vicino piazza Vittorio, perché so’ cinesi e il sushi non lo sanno fare.»

C’è anche un po’ di spazio per l’amore, in questo Schiavone#4, e sospetto che la larga fetta di pubblico femminile con la sindrome da crocerossina, avrà apprezzato. Noi a PdR abbiamo apprezzato assai. C’è anche chi dice che non serve la sindrome da crocerossina per innamorarsi di Rocco, pensate un po’!

Pensava a Caterina. Ed era un pensiero dolce, fresco, pulito come i fiori che punteggiavano i balconi delle case di fronte. Avrebbe voluto camminare con lei per quelle strade deserte, fermarsi a prendere un caffè, respirare l’aria di maggio a pieni polmoni. Forse lei in quel momento se ne stava affacciata alla finestra, come lui, a pensare alle stesse cose. Guardava il cellulare poggiato sul tavolo del salone, ma le mani restavano congelate in fondo alla tasca dei calzoni. Perché con lei era diverso. Non avrebbe potuto comportarsi come con Nora, o con Anna. Caterina era un’altra storia. Ogni volta che la vedeva gli veniva l’impulso di abbracciarla, di stringerla a sé per proteggersi dalle cose brutte. Si perdeva negli occhi di quella ragazza.

Insomma, la notizia che la Rai sta preparando una miniserie schiavonesca ci ha messo di buonumore, e abbiamo aperto le scommesse per indovinare chi interpreterà Rocco. Idee? Intanto, se ve li siete persi, cominciate col (ri)leggervi  Schiavone#1  Schiavone#2 e Schiavone#3 .

Zaidenoll

Titolo: Era di Maggio
Autore: Antonio Manzini
Editore: Sellerio
Pagine: 400
Prezzo: 14 euro
ISBN:   9788838933745

7 risposte a "Era di Maggio, Schiavone#4"

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    1. Un qualche santo della controriforma rispondeva “Non ne vedo la necessità “al “Devo pur campare ” di un questuante fuori dalla chiesa:ma non so dove l’avrò letto:nel dizionario filosoficodi Voltare? in qualche “mattinale” di monsignor Ravasi in prima pagina all’avvenire? (Per anni unico viatico alla consegna quotidiana della posta e spesso unica lettura del giornno).Bho?!…però cambia totalmente il senso..
      dal tipico cinismo romano alla crudeltà mistica…no!?

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