Smarrimento di Richard Powers

Questo libro mi ha conquistato da subito, citando in esergo il mio amato Lucrezio:
bisogna dunque ammettere che in egual modo il cielo e la terra e il sole, la luna e il mare e ogni cosa che esiste, non siano unici ma anzi in numero innumerevole (De rerum natura).

E ogni capitolo, ogni pagina si muove su questo doppio livello, l’osservazione dell’universo, l’immensamente grande sopra di noi, e della terra, l’immensamente piccolo sotto di noi.

Theodore, il padre, è un astrobiologo, all’ascolto dei segnali che possono indicare forme di vita su altri pianeti; Robin, il figlio, è un bambino di nove anni alla scoperta delle minime meraviglie della terra, dagli steli d’erba alle foglie. Ovunque, la vita non sa quel che fa, semplicemente non può fare altrimenti.
Nasce così fra i due il gioco dei pianeti, in cui immaginano mondi lontani e incredibili, popolati da ogni genere di creature, al limite di scienza, fantascienza e poesia. Come il pianeta Geminus, diviso in un lato sempre rovente e un lato sempre gelato, dove gli abitanti spostano frammenti del mattino per riscaldare l’oscurità e frammenti della notte per rinfrescare il fulgore. Sulla Terra, si impegnano nella causa ambientalista, di cui era accanita sostenitrice la moglie/madre Alyssa, morta in un incidente. Robin realizza disegni perfettamente dettagliati ma artistici delle creature meno conosciute e più a rischio estinzione, e l’autore lo racconta lanciandosi in descrizioni naturalistiche molto specifiche ma mai pedanti.

All’immensità dell’universo e dell’ambiente, si unisce qualcosa di ancora più grande, l’analisi dello spazio interiore: a Robin difatti viene diagnosticato un disturbo dello spettro autistico (piccola parentesi: la vita stessa è un disturbo dello spettro, dove ognuno di noi vibra a un’unica frequenza nel costante arcobaleno), ma Theodore si rifiuta di sedarlo a colpi di Ritalin. Si rivolge invece a una terapia emozionale sperimentale, il neurofeedback decodificato, in cui il cervello di Robin viene messo in contatto con le onde cerebrali registrate dalla madre prima di morire. L’idea sarebbe di connettere gli esseri umani, innescando una risposta empatica, per cui la rabbia di una persona viene placata dalla calma di un’altra, le intime paure vengono mitigate dal coraggio di uno sconosciuto, e il dolore può essere allontanato con il training. Interessanti a riguardo le riflessioni e i dubbi di Theodore, che sono quelli di tutti i genitori, il timore di provocare danni e traumi, l’idea di navigare costantemente a vista facendo errori che si spera si annullino fra di loro, come una continua “esercitazione antincendio”.

Interviene però la politica, con una non troppo velata critica alla presidenza Trump: in nome di interessi economici, e di uno “Speciale Rapporto” col Creatore, non solo si distrugge l’ecosistema, perciò le proteste ambientaliste di Robin dopo un breve momento di notorietà cadono nel nulla, ma vengono sospesi sia il progetto di ricerca spaziale di Theodore, sia il programma di riabilitazione che tanto aveva giovato a Robin. Un libro davvero ricco di spunti, mai noioso e mai banale, scritto con una piacevole scorrevolezza competente in grado di smuovere gli animi e le coscienze, legandoci ai personaggi e alle loro emozioni e pensieri, come in un neurofeedback.

Ps: se avete letto e apprezzato Smarrimento, non leggete per curiosità Il sussurro del mondo; se avete letto Il sussurro del mondo e, come me, lo avete trovato senza senso, date invece una chance a Smarrimento.

Il libro: Smarrimento
L’autore: Richard Powers
La traduttrice: Licia Vighi
Casa editrice: La nave di Teseo
Pagine: 400
EAN: 9788834607411

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