#5libri sulle isole

«Agosto, amor mio non ti conosco», diceva mio padre allo scoccare del mese che più di tutti rappresenta l’estate. Andava di pari passo all’altro proverbio, che faceva capolino dopo ferragosto, «agosto rinfresca il bosco». Agosto è il mese nel quale le città si svuotano, vuoi perché c’è chi va in vacanza, vuoi perché c’è chi rimane tappato in casa per il troppo caldo. Che facciate parte dei primi o dei secondi, prendetevi un po’ di tempo per qualche bella lettura. 

Per rimanere in tema estivo, vi propongo cinque libri a me cari che riguardano le isole, vere o metaforiche che siano.

Il racconto dell’isola sconosciuta, José Saramago, Feltrinelli Editore

«Un uomo andò a bussare alla porta del re e gli disse, Datemi una barca. La casa del re aveva molte altre porte, ma quella era la porta delle petizioni. Siccome il re passava tutto il tempo seduto davanti alla porta degli ossequi (degli ossequi che rivolgevano a lui, beninteso), ogni volta che sentiva qualcuno chiamare da quella delle petizioni si fingeva distratto…».

Questo libro, per me, è una recentissima scoperta. Un pugno di pagine, di una bellezza incredibile, raccontano la storia di un uomo che, cocciutamente, si presenta alle porte del palazzo del re per farsi assegnare una nave per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, quella che sulle mappe ancora non c’è. Vi invito a scoprire questo racconto che, come una fiaba, ci svela che quello che cerchiamo è molto più vicino di quanto noi si pensi.

533, il libro dei giorni, Cees Nooteboom, Iperborea

Nooteboom, instancabile viaggiatore, si rifugia ogni anno a Minorca. Un libro che è pausa, riflessione, ricordo, pensiero. Un luogo, Minorca, dove seguire il flusso della natura, osservare, contemplare. Un libro per far scorrere il tempo in un modo lento, come quello delle estati-bambine.

«Questa è un’isola del vento. Un vento che irrompe all’improvviso, nel bel mezzo del silenzio notturno. Il suo suono ti sveglia, anche se gli alberi non sentono niente, vengono agitati e così agitano anche noi, in ogni caso me. Roland Holst l’avrebbe chiamato “un gran spirare”. Un mormorio intenso, in crescendo. Una palma mormora diversamente da un pino, e la grande fitolacca dioica, che un bel giorno solleverà metà del giardino con le sue elefantiache zampe affioranti dal terreno, mormora diversamente dall’olivo selvatico. Quel compositore che è il vento lo sa». 

L’isola in Via degli Uccelli, Uri Orlev, Salani

Un’isola metaforica, quella di Orlev. Un’isola che in realtà è una soffitta nella quale si rifugia un ragazzino di undici anni, Alex, quando il padre, ebreo, viene prelevato dalle SS e lui rimane solo.  Si nasconde al n. 78 di Via degli Uccelli, e cerca di sopravvivere uscendo di notte e prendendo ciò che gli serve dalle altre case. Una sorta di Robinson Crusoe, come disse lo scrittore. Con questo romanzo Uri Orlev vinse il Premio Andersen nel 1996. Dal libro è stato tratto anche un film. 

«Da quando abitavamo nel ghetto, noi bambini di via degli Uccelli eravamo sempre andati al numero 78 a giocare a nascondino e a ogni genere di guerre ‘segrete’. I nostri genitori ci avevano severamente proibito di entrare nell’edificio per via dei mattoni che continuavano a cadere. Papà aveva detto addirittura che un intero muro poteva crollarci improvvisamente addosso. Ciononostante, non potevamo tenerci lontani dalla misteriosa cantina coi suoi bugigattoli dimora degli spiriti, dalle pareti frastagliate dei locali al piano terra e dalla scale che parevano sospese a mezz’aria. Non esisteva un posto altrettanto bello per giocare».

L’isola, Sándor Márai, Adelphi

I romanzi di Sándor Márai, che abbiamo iniziato a conoscere alla fine degli anni 90 con la pubblicazione de Le braci, hanno un ‘sapore mitteleuropeo’. Attraverso i suoi personaggi, in questo caso un professore, Márai analizza la psiche dell’uomo, le sue pulsioni, la società del tempo. Il professor Askenasi, lasciata moglie, cattedra e carriera per una ballerina russa, sta andando in Grecia e si ferma a Ragusa (l’attuale Dubrovnik). Qui incontra un’altra persona, che forse lo porterà a fare chiarezza su se stesso. 

«Il continente che aveva abbandonato, quello conosciuto, la terra natia, era senza dubbio Anna – ma la meta, l’approdo, l’altra riva verso la quale si stava dirigendo nei suoi sogni non corrispondeva mai a Eliz: la meta era semplicemente il continente ignoto sul quale sarebbe dovuto atterrare. Eliz era il «volo in sé», l’«esperienza», il pericolo – così sentiva -, ma non rappresentava in alcun modo l’altra riva».

L’uomo di Lewis, Peter May, Einaudi

Ci spostiamo in Scozia, dove, sull’isola di Lewis, viene rinvenuto, in una torbiera, il cadavere di un ragazzo. Inizialmente si pensa che il corpo provenga da un tempo lontano, salvo poi scoprire un tatuaggio – Elvis – che fa risalire il corpo al massimo a una cinquantina di anni prima. Fin Macleod, ex detective, che ha fatto ritorno sull’isola dopo aver lavorato ad Edimburgo e dopo una vicenda dolorosa, si interesserà subito a questo caso e, come in un puzzle, ci aiuterà a scoprire la verità.

Fa parte di una trilogia questo noir molto avvincente, che ci porta, con le sue violente mareggiate, le tempeste, la natura selvaggia, nel cuore – spesso oscuro – degli uomini.

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2 risposte a "#5libri sulle isole"

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  1. Bei suggerimenti. A me viene in mente “La donna è un’isola” della scrittrice islandese Olafsdottir, che è appunto ambientato in Islanda.
    E poi L’isola di Arturo, libro stupendo della Morante ambientato a Procida

    Piace a 1 persona

    1. Della Olafsdottir non ho letto ancora nulla. Non ho messo L’isola di Arturo perché mi auguro che tuttə lo abbiano già letto ❤️

      "Mi piace"

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