Il Silenzio – Don DeLillo

Il silenzio, di Don DeLillo, Einaudi

Una mattina vado in libreria a ritirare il mio volume mensile della Recherche di Proust, ma a causa di un disguido logistico non è ancora disponibile. Sia mai di uscire da una libreria a mani vuote, e lo sguardo mi cade su questo volumetto proprio sopra la cassa, con un’accattivante copertina lucida nera.

Mi informo: cosa succede se, d’improvviso, la tecnologia digitale si oscura, e scoppia il silenzio? Ecco così che sono stata catapultata nel mondo delilliano, anche perché dopo questo ho dovuto recuperare almeno i “classici” (L’uomo che cade, Rumore bianco, Underworld e Americana).

 

Per tornare alla domanda iniziale, cosa succede se la tecnologia scompare? Se conoscete DeLillo, sapete già la risposta: niente. Non vi aspettate quindi un libro fantascientifico o complottista, niente attacchi digitali cinesi o invasioni aliene. Semplicemente cinque persone, in una stanza, a parlare a ruota libera, “perché tanto alla fine nessuno di noi ne conserverà memoria”. Tre riunite dall’inizio a guardare il Super Bowl, quando improvvisamente “le immagini sullo schermo cominciarono a tremolare. Non era una normale distorsione del segnale: c’era un senso di profondità, forme astratte che si componevano per poi dissolversi in una cadenza ritmica”. Si aggiungono poi due amici, superstiti di un aereo caduto in seguito al lockdown, di ritorno dalla prima vacanza post-pandemia.

Ecco un elemento interessante: ancora in pieno Covid, DeLillo sceglie di ambientare il suo romanzo nel 2022, non scrive del virus ma del post-virus, sostituendo una calamità con un’altra. D’altronde, come emerge nei dialoghi, le catastrofi fanno parte della “mente collettiva” umana, del retaggio dei nostri avi, o “che ci viene da ancora più lontano”; non solo ci abituiamo ad esse, ma ci attirano, e “le memorie dei conflitti passati contengono sprazzi di nostalgia”.

Di qualunque cosa si tratti, l’evento – locale o globale, impossibile dirlo – ha messo fuori uso la tecnologia, tanto da rendere “la parola stessa obsoleta”, in un nesso inestricabile di realtà e linguaggio. E come riconoscersi ora, senza device sicuri, sistemi di sorveglianza, dispositivi di riconoscimento facciale, alta risoluzione delle immagini? Se gli schermi sono vuoti, “cosa ci resta da vedere, da sentire, da provare”? quanto, in sostanza, siamo “tossicodipendenti digitali”?

In un clima tanto realistico quanto surreale, in cui come suo solito DeLillo piega spazio e tempo a suo piacimento, le domande restano insolute: se fosse pura fantasia? se il tempo fosse collassato? se qualcuno avesse rimasterizzato digitalmente i cervelli? se fosse un esperimento riuscito male? se fosse la Terza Guerra Mondiale? Qualunque cosa stia succedendo, “noi siamo pur sempre persone, i frammenti umani di una civiltà”.

Titolo: Il Silenzio
Autore: Don DeLillo
Traduzione: Federica Aceto
Editore: Feltrinelli
Lunghezza stampa: 112 pagine
Prezzo: €14,00
ISBN: 9788806248413

6 risposte a "Il Silenzio – Don DeLillo"

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  1. Letto. La complessità della mente di DeLillo mi colpisce sempre. Però devo dire che forse afferro meglio il suo pensiero su testi più lunghi. Ho chiuso il suo libro pensando: “Quindi? Mi è sfuggito qualcosa?”

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