L’Istituto di Stephen King

Un mix poco riuscito

Non chiamate i servizi sociali, ma ho cominciato a leggere Stephen King in gravidanza. Le sue storie di mostri, vampiri, spettri, entità varie mi rilassavano prima di dormire. Ho divorato It e Shining, adorato 22/11/63, abbandonato L’acchiappasogni, sono rimasta delusa dal finale di The outsider. Ho sempre amato il suo essere un accumulatore compulsivo di storie di personaggi, e questo manca, ne L’istituto. Il romanzo si trascina per trecento e più pagine in dettagli insignificanti, dalle merendine nei distributori ai poster appesi alle pareti, ci convince della pericolosità di fumo e alcol in giovane età, non mancano le frecciatine politiche contro Trump, non si sprecano i riferimenti agli esperimenti nazisti, ma ci si chiede ad ogni capitolo: che faccio, mollo?

Per quanto sia palese il richiamo a It (una storia di un gruppo di ragazzini che uniti sconfiggono il male), Kalisha non è Beverly, Nicky non è Bill e Luke non è Ben; la signora Sigsby e Stackhouse, insieme, non si avvicinano nemmeno lontanamente a Pennywise, e la masnada dei loro accoliti non ha la profondità dei cittadini di Derry. Mancano, appunto, le storie dei vari personaggi, quel che li ha portati ad essere lì e così; solo Maureen, l’inserviente gentile, è meglio tratteggiata, ma anche alla fine resta come fluttuante, inafferrabile.

I ragazzini, telepatici e telecinetici, rapiti e rinchiusi nell’istituto, sottoposti a umiliazioni ed esperimenti (anche King ha visto Stranger Things), riescono a fare gruppo e ribellarsi, ma dopo la fatidica trecentesima pagina si intuisce già come la storia andrà a finire, compreso il finale aperto a ogni possibile evenienza futura.

Di sicuro, la scrittura di King riesce sempre a essere scorrevole e coinvolgente, tanto che – essendo per di più io claustrofobica – non sono mancati gli incubi notturni. Ma… resta un NI.

Silvia Marini

 

Titolo: L’istituto
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 576
Prezzo: € 21,90 cartaceo

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