Non dite che non abbiamo niente

9788898970896_0_0_300_75Quante note ci sono nelle Variazioni Goldberg di Bach?
E nella Quinta Sinfonia di Šostakovič?
Quante parole ci sono concesse nel corso della vita?

 

Uscito nel settembre 2017, ho letto solo ora questo libro. Mi aveva colpita molto la sua copertina, una tavola estratta da Examples of Chinese Ornament: selected form objects in the South Kensington Museum and other collections, Owen Jones, S. & T. Gilbert, 1867, Londra. La civiltà cinese ha prodotto meraviglie e noi occidentali ne siamo da sempre affascinati. Una civiltà millenaria che ha attratto mercanti e impresari, viaggiatori e sognatori, missionari e predicatori.

Madeleine Thien, nata a Vancouver nel 1974 da padre cino-malese e madre di Hong Kong, con questo libro è arrivata finalista al Men Booker Prize 2016. Nel settembre 2017, in occasione del Festival Letteratura di Mantova, è stata ospite anche della Libreria Arcadia di Rovereto. Quando la vidi rimasi colpita per il suo modo molto misurato di porsi al pubblico. Rispose alle domande quasi sussurrando, con gesti impercettibili e raffinati. Vederla e sentirla era ammaliante, poetico. Un incontro rarefatto.

È con questo ricordo che ho iniziato a leggere il libro. E ne sono rimasta rapita. Qui trovano vita personaggi che amano, soffrono, sopravvivono, muoiono, accettano la sconfitta, la punizione, reprimono le proprie attitudini e passioni. Storie che attraversano la grande Storia, dalla guerra civile che sconvolse la nazione tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, terminata con la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese di Mao, il 1º ottobre 1949, agli anni Novanta.

Il racconto prende inizio in Canada nel 1989, dove Li-ling, il cui nome inglese è  Marie Jiang, vive con la madre. Scopriamo subito che il padre si è suicidato. Un giorno la madre, chiusa nel suo dolore per la perdita del marito, le mostra Il libro dei ricordi, un taccuino lungo e stretto, opera di un esperto calligrafo:

«È una storia» disse Mà. «Oh… che tipo di storia?». «Penso sia un romanzo. C’è un avventuriero, chiamato Da-wei, che salpa per l’America, e un’eroina, di nome Quattro Maggio, che attraversa a piedi il deserto del Gobi…». Guardai meglio, ma le parole continuavano a essere illeggibili. «C’è stata un’epoca in cui la gente copiava a mano libri interi» disse Mà. «In Russia li chiamavano samizdat, i cinesi li chiamavano… beh, non credo che ci sia un nome da noi, ma guarda come è sporco questo taccuino, ci sono perfino dei fili d’erba. Dio solo sa quanta gente se l’è portato dietro… è decine d’anni più vecchio di te, Li-ling».

Il libro dei ricordi è un vero protagonista del romanzo, accompagna la storia delle generazioni che piano piano prendono vita dai ricordi che un’ospite arrivata dalla Cina, Ai-ming, racconterà a Marie. Marie è affascinata da Ai-ming, la tratta come fosse una sorella. Sarà attraverso il racconto di Ai-ming che Marie scoprirà il perché di quel legame, il passato dei loro padri e la loro storia. Un legame che continuerà a rafforzarsi, anche quando perderà le tracce di Ai-ming.

Il libro dei ricordi attraversa la Storia e le storie di coloro che hanno preceduto Marie, facendo rivivere il ricordo di suo padre, Jiang Kai, virtuoso pianista, di Passero, compositore e di Zhuli, talentuosa violinista.

Le persone che prendono vita dalla penna di Madeleine Thien potrebbero essere realmente vissute, le sentiamo vicine, ne comprendiamo il dolore, la forza, la resistenza, l’amore, la tenacia, la voglia di vivere. Li amiamo, temiamo per loro. Li vediamo seduti nei salotti polverosi, circondati da libri, nel tentativo di sopravvivere alla follia, circondati da ciò che più hanno di prezioso.

«Ah, lo so cosa stai pensando» disse la Vecchia Gatta. «Ma, bambina mia, quando hai visto tutto quello che ho visto io, ti rendi conto che il dado è tratto. I cosiddetti “nemici del Popolo” sono quelli a cui la fortuna ha voltato le spalle, niente di più. Un giorno il traditore è Shen Congwen, il giorno dopo è Guo Moruo. Se vogliono venire a prenderti, vengono, e non importa quello che hai letto o che non hai letto. I libri che hai sugli scaffali, la musica che ami, le vite passate che hai vissuto, tutti questi dettagli non sono che un pretesto.

E possiamo solo immaginare la confusione che produsse un regime totalitario come quello di Mao nelle menti delle generazioni che nacquero in quel periodo. Amare i propri genitori, la propria famiglia, o amare la Nazione?

Il Popolo doveva venire prima di tutto, prima della famiglia e di sé stessi, prima di preoccupazioni meschine come l’affetto e la musica e l’amore. Basta con Prokof’ev, basta con Ravel, basta con il mondo che era stato instillato in lei da Bach, basta con quella musica occidentale da accogliere passivamente. Com’erano, le parole messe in musica da Prokof’ev? «Abbiate fede, Compagni, e tutto passerà». Dobbiamo combattere, ha detto il presidente Mao. Siamo gli eredi di un mondo migliore. L’uguaglianza ci proteggerà. L’uguaglianza ci renderà potenti.

Si arriva ai fatti accaduti in Piazza Tien’anmen nel 1989, dove gli studenti “cominciarono a cantare L’Internazionale. Insorgete, schiavi, insorgete! Non dite che non abbiamo niente. Noi saremo i padroni del mondo”.

Un libro emozionante, coinvolgente, appassionato, assolutamente da leggere.

[…] è follia pensare che una storia finisca. Ci sono tante possibili fini quanti sono gli inizi».

Titolo: Non dite che non abbiamo niente
Autrice: Madeleine Thien
Editore: 66thandsecond
Traduzione: Maria Baiocchi, Anna Tagliavini
Pag.: 484
isbn: 9788898970896
Prezzo: € 22,00 cartaceo, € 9,99 ebook

 

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7 risposte a "Non dite che non abbiamo niente"

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