Le vedove di Malabar Hill, Sujata Massey

Una ragazza di buona famiglia nella Bombay degli anni venti ha un solo obiettivo: sposarsi con l’uomo che sceglierà la sua famiglia e farlo nel migliore dei modi, vivendo nella ricchezza e prendendosi cura della numerose prole che verrà.
Perveen Mistry, la protagonista del libro di Sujata Massey, Le vedove di Malabar Hill, non conduce  una vita simile alla maggior parte delle sue coetanee indiane. Figlia di un noto avvocato e prima donna avvocato di Bombay, studi all’università di Oxford come il padre e un matrimonio d’amore fallito allo spalle, a poco più di venti anni ha vissuto esperienze forti e provanti. Essere donna da un lato non le consente di esercitare nel tribunale di Bombay, che ancora non riconosce questa possibilità alle donne, dall’altro le permette di avere accesso a luoghi rigidamente vietati agli uomini. Quando al padre capita fra le mani il caso delle le tre vedove del defunto imprenditore Omar Farid, Perveen sembra essere l’unica persona adatta ad occuparsene. Le tre donne infatti vivono con i loro figli secondo purdanashin, cioè nella più completa reclusione senza poter aver contatti con altri uomini che non siano il marito o gli stretti parenti.

L’ingresso di Perveen nella zenana, la parte della grande villa destinata alle mogli, dà il via a un crescendo di fratture, bugie e sotterfugi in quello che a prima vista sembra un mondo tranquillo e sereno.

Se la vita che conduce Perveen sembra lontana anni luce dalle scelte della vedove che sono volontariamente chiuse nella grande casa, nel suo recente passato la giovane donna ha vissuto esperienze per qualche verso simili, come scopriamo leggendo il libro. Nel romanzo infatti le due storie – quella personale di Perveen, sposata per amore a diciannove anni a un uomo di Calcutta, e quella delle tre mogli di Farid e dei rispettivi figli – si alternano fino ad intrecciarsi.

Non perdetevi d’animo se nei primi capitoli vi troverete confusi fra parole in parsi, piatti tipici dai nomi sconosciuti e usanze poco note.  In breve ci si appassiona alla vicenda e si prende confidenza con l’ambiente e le consuetudini della Bombay anni venti.

Oltre alla storia gialla, quello che rende avvincente e interessante questo libro è lo sguardo sulla società indiana dell’epoca, in bilico fra modernità e i retaggi di antiquate tradizioni. Vero è che nei primi del novecento anche le aristocratiche donne inglesi rispettavano una serie di convenzioni che ora ci sembrano assurde ma il mondo misterioso e recluso delle vedove, i rituali, i matrimoni combinati e l’allontanamento delle donne durante il periodo mestruale, gettano una luce ulteriore sulla figura di Perveen che tenta, attraverso l’istruzione e il supporto della famiglia e pur nel solco della tradizione, di emanciparsi come donna. Una figura affascinante e insolita, che mi ha incuriosito. Aspetto la prossima avventura di Perveen!

Il libro: Le vedove di Malabar Hill – Le inchieste di Perveen Mistry
L’autrice: Sjuata Massey
Traduttore: Laura Prandino
Editore: Neri Pozza
Prezzo: 15,30 cartaceo – 9,99 ebook

Più vicina alla narrativa di genere inglese, anche per l’ambientazione in una ex colonia britannica, questo è un libro che piacerà a chi ama Agatha Christie o i gialli di Agata Raisin e di Alan Bradley con protagonista la giovane Flavia de Luce. Poco sangue e molta logica deduttiva.

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5 risposte a "Le vedove di Malabar Hill, Sujata Massey"

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  1. Ah… questo mi chiama da qualche mese! Ora mi sa che non ho più scelta, dovrò leggerlo 😀
    Mannaggina… è che per “colpa” di zaidenoll mi sono tardivamente intrippata con Rocco Schiavone che avevo colpevolmente ignorato per anni e sto recuperando tutto in una volta

    Mi piace

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