#5libri .. e qualcosa in più sulla Grande Guerra

4 novembre 1918. Come si fa a festeggiare una vittoria come quella dell’Italia nella Grande Guerra? Si può festeggiare la fine della guerra, la rottura di un fronte che ha dilaniato il continente e il mondo, il tentativo di ritorno ad una normalità, ma no, la vittoria proprio no.

Una vittoria che proprio all’Italia costò una delle più sanguinose disfatte della nostra storia, Caporetto, e che per tutti i paesi coinvolti ha significato un bagno di sangue mai visto prima, la sperimentazione di armi di distruzione di massa (le armi chimiche), il coinvolgimento di milioni di civili, la devastazione di intere nazioni.

E poi cosa c’è da festeggiare in una guerra che ha gettato i semi di una follia ancora duratura per l’Europa e per il mondo? Come suonano strani i nome di Rommel e Badoglio qui… eppure a Caporetto c’erano loro.

Gli scrittori che il quel periodo hanno vissuto rappresentano un baluardo contro la stupidità della guerra.

Vi racconto cinque di questi libri (… anzi qualcuno in più), usciti dalla penna di maestri del romanzo, uomini che hanno vissuto il periodo, protagonisti o spettatori degli eventi della Grande Guerra.

La Marcia di Radetskj – Joseph Roth – Austria

(Adelphi)

Il crollo degli imperi centrali è una delle maggiori conseguenze del conflitto. La fine di quello austro-ungarico ha caratteristiche di tragedia storica. Un popolo educato ad una dimensione transnazionale e multietnica si ritrova improvvisamente relegato un una piccola realtà nazionale. Si tratta di un processo di elaborazione del lutto che esercita molto fascino su di me e questo libro di Joseph Roth è una delle migliori rappresentazioni di questa dimensione. Il giovane Trotta si ritrova ad affrontare la fine di un mondo. Le sue origini slovene si perdono nella memoria della famiglia, emigrata per meriti militari a Vienna. Costretto alle armi, preferirà condividere il destino di lontani parenti sloveni contadini e di umili origini piuttosto che la sorte degli ufficiali.

La fine della guerra, la spartizione dell’impero, la mancanza di radici in una Slovenia divisa dall’Austria, la fine dello status sociale dell’aristocrazia asburgica segnano il passaggio di Trotta all’età adulta e all’elaborazione di un mondo scomparso che non esiste più e che aspetta di trovare un’identità, identità che arriverà con il nazismo.


Viaggio al termine della notte – Louis-Ferdinand Céline – Francia

(Corbaccio)

Raccontare Céline e questo libro è impossibile. Céline ha vissuto la guerra e la racconta da soldato, ne racconta gli orrori, i corpi dilaniati, il freddo della trincea, ma racconta soprattutto il cinismo, l’imperialismo, il sovranismo dei quali quella guerra è stata il frutto. Céline non ha scelto il romanzo storico, non ci sono le grandi vicende a sfondo del libro, ma decide di raccontare le tragedie e il vissuto individuale. Céline è bravo nel restituire la crudeltà della trincea, l’ipocrisia della fine della guerra e la costruzione di quel mondo che esploderà solo venti anni dopo nel nazismo, nazismo che lui appoggerà.

Céline è terribile. Accompagna, anzi scaraventa il lettore nell’abiezione dell’animo umano, eppure il lettore non riesce a staccarsi perché sa che il male è in agguato in ognuno, sempre. E che la guerra è solo un pretesto per portarlo alla luce.


Addio alle Armi – Ernst Hemingway – Stati Uniti

Io adoro Hemingway, lo trovo uno dei grandi pilastri della letteratura del XX secolo. Sebbene questo non sia il romanzo che preferisco è innegabile come in queste pagine H. abbia raccontato il tentativo di un ritorno alla normalità da parte di due persone, due anime che si cercano e cercano nel contatto reciproco la salvezza dalla tragedia della guerra. Un soldato in fuga e una infermiera… la trama è inutile raccontarla, se non si è letto il libro si è visto l’adattamento holliwoodiano, l’epilogo drammatico sembra suggerire che dall’orrore della guerra non si può scampare, che la fine della guerra non può salvare dalle sofferenze, dal dolore e dalle perdite, ma che la vita, la vita va sempre vissuta fino in fondo.


Il Mondo di Ieri – Stephen Zweig – Austria

(Garzanti)

A mio parere questo è il miglior libro scritto sul periodo abbraccia le due grandi guerre. Zweig era ebreo, ovvero faceva parte di uno di quei gruppi che con il nazismo avrebbero visto la minaccia di estinzione e lui, nonostante il sentore di quello che sarà, decide non aderendo al Sionismo, di restare “europeo” fino alla fine dei suoi giorni.

Colpisce la descrizione dell’euforia della Belle époque che precede lo scoppio del conflitto, euforia che si sarebbe trasformata in frenesia negli anni 20 e in schizofrenia vera e propria. Zweig restituisce l’immagine un’Europa che rotola inevitabilmente verso la fine di tutto ciò che era conosciuto, il mondo di ieri.

Da queste memorie è possibile ricostruire in maniera chiara come le correnti artistiche si siano formate in quegli anni, dalla nascita della Secessione viennese allo scatenarsi delle avanguardie artistiche.

Di questo libro colpisce la terribile lucidità . Il modo in cui riesce ad interpretare il tempo che ha vissuto e questo è davvero da pochi. Essere un storico è decisamente più facile che essere un vate, Zweig riesce ad essere l’uno e l’altro.


Il ritorno del soldato – Rebecca West (Neri Pozza) – Gran Bretagna

E le donne? dove erano le donne che vedevano uomini, figli, padri, mariti partire per il fronte per non fare ritorno o vederli tornare mutilati nel corpo e nell’anima? quelle donne si sono ritrovate a lottare da sole per la sopravvivenza per poi accogliere al ritorno uomini che non erano nient’affatto simili a quelli che avevano scongiurato di fare ritorno.

Rebecca West descrive in maniera superba questo straniamento, in questo breve romanzo che racchiude l’angoscia della vita perduta.

La trama è semplice. Il soldato ritorna dal fronte con un’amnesia. Non ricorda nulla di sua moglie, di suo figlio, della sua famiglia. Ricorda solo l’amore finito male che ha preceduto il matrimonio. L’amore per una donna “ordinaria”, una sconosciuta. La moglie vive in un conflitto lacerante tra l’affermazione al diritto di riavere il suo uomo per sé e la voglia di lasciarsi andare e rinunciare a chi non la amata al punto di aggrapparsi a quell’amore per sopravvivere.

Non è importante cosa deciderà la moglie, è importante il suo processo di elaborazione del lutto per la scomparsa di un mondo che non esiste più.


Il dottor Zivago – Boris Pasternak – Russia/Unione Sovietica

(Feltrinelli editore)

Come potevo dimenticare uno dei capolavori del romanzo russo? Pasternak con il suo romanzo epocale restituisce una lettura su diversi livelli della costruzione dell’Homo sovieticus. Questo è anche il romanzo che più di qualunque altro racconta come la Russia abbia reagito alla Grande Guerra e come l’estrema conseguenza sia la Rivoluzione del 1917, la goccia che ha fatto traboccare la brocca dell’insofferenza del popolo russo.

L’avventura di Zivago inizia sul fronte orientale della Grande Guerra, dove viene inviato come medico. Allo scoppio della rivoluzione Zivago abbandona l’esercito e inizia, per motivi politici e personali, la sua peregrinazione per l’infinita, fredda Russia dilaniata dalla guerra (tra rossi e bianchi) cui aveva cercato di sfuggire proprio con la rivoluzione. Quella di Zivago equivale alla ricerca di se stessi, ricerca cui la Rivoluzione non può dare una risposta; risposta che sembra concretizzarsi nell’amore (nessun riferimento a quella cosa melensa che è stato il film hollywoodiano) ma che Zivago non sarà capace di mantenere. Zivago resterà irrisolto, girovago, profondamente solo. Il paradosso nella società del collettivismo. Zivago resterà anche l’emblema della creazione letteraria ed artistica nella società sovietica che clandestinamente trova la propria libertà. È la realtà di Zivago medico e scrittore, è la realtà della cultura in URSS ed è il destino del manoscritto stesso, clandestino e arrivato in Italia attraverso “vie traverse”.

Qui la recensione completa


Un anno sull’altipiano -Emilio Lussu – Italia

(Einaudi)

Ecco il romanzo italiano, il primo romanzo della nostra letteratura sull’insensatezza della guerra. Lussu è un ufficiale dell’esercito italiano, impiegato sull’Altopiano di Asiago, nel cuore delle operazioni belliche. L’Italia entra in guerra sulla spinta di un crescente spirito interventista, l’Italia non vuole essere esclusa da quella che pare una vittoria facile. L’Italia entra in guerra ancora mutilata di territori che ritiene propri e che crede di poter facilmente vincere. L’Italia si ritroverà per la prima volta di fronte ai suoi limiti di nazione giovane, impreparata ad un conflitto di quella portata nonostante il valore e l’eroismo dei suoi uomini (Lussu è nell’eroica e temuta Brigata Sassari).

Lussu tutto questo lo descrive prima che raccontarlo, perché lo ha vissuto in prima persona, mettendo a nudo limiti e debolezze di un apparato già vecchio, senza organizzazione se non quella dettata dagli ordini burocratici. Il libro è un vero capolavoro, sebbene trascurato se non dai cultori della letteratura dell’epoca.


Niente di nuovo sul Fronte Occidentale – Erich Maria Remarque – Germania

(Mondadori, Neri Pozza)

La voce del soldato tedesco in questo espressa da Remarque in questo capolavoro resta nella testa del lettore. Questo è il romanzo della grande illusione della guerra. Non c’è popolo che allo scoppio di un conflitto non veda solo la luce dell’eroismo ad illuminare i giorni e tutto il resto… sarà un sacrificio sopportabile per la gloria. Ma così non è, la guerra non luce, non è gloria non è nulla di positivo. La gioventù si sacrifica sull’altare di un interesse di cui neanche si riconosce il portatore, la vita si spegne con la speranza. Muoiono i giovani e resta un’Europa che non sa da dove ripartire.

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13 risposte a "#5libri .. e qualcosa in più sulla Grande Guerra"

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  1. Interessante lista, come sempre grande Tatiana. Molti li ho letti, Zweig mi manca.
    So che è stato scritti da pochi anni e non all’epoca ma l’ho finito da poco e mi è venuto in mente subito Ci vediamo lassù di Lemaitre. Quello che resta agli uomini dopo la guerra, un volto deforme e un debito di riconoscenza sono alla base di una bellissima storia.

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    1. Un’altra bella lettura potrebbe essere Una lunga domenica di passione, da cui hanno tratto poi un film. Meno di spessore rispetto a quello citati da Tatiana, ma comunque ne ho un bel ricordo.

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  2. Inorridisco davanti alle parole di “vittoria” di cui si riempiono la bocca, in questi giorni, politici di bassa statura. Un’ignoranza dilagante che mi fa paura. Grazie Tatiana, gran bella carrellata. Mi manca Zweig, terrò presente.

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  3. Altri libri [per la mia eterna lista! 🙂 Ho letto Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale di Remarque, e aggiungerei anche Arco di Trionfo dello stesso autore. Per la Prima Guerra Mondiale in Inghilterra suggerisco Il canto del cielo di Sebastian Faulks.

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    1. Faulks non lo conosco… potrei rimediare per il post sui libri sulla #GrandeGuerra di scrittori postumi. Grazie del suggerimento

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  4. L’ha ribloggato su Vita da Museoe ha commentato:
    Oggi in Italia si celebra il Centenario dell’armistizio che pose fine alla Prima Guerra Mondiale. E allora vi segnalo questo post di Tatiana Larina con una cascata di romanzi tutti da leggere sull’argomento del primo conflitto mondiale. Buona lettura! 🙂

    Piace a 2 people

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