Leningrado

Sicuro che vinceremo. Ma non saremo mai capaci di dimenticare…E siccome nessuno crederà che sia accaduto davvero, rimarremo sempre assiedati…”.

8626-3

Le parole pronunciate da Vera, la protagonista della storia alla base della sceneggiatura scritta dal regista Giuseppe Tornatore per il mai realizzato film “Leningrado”, riassumono bene la difficoltà di trattare con distacco un tema così doloroso e tormentato come l’assedio della città di Leningrado durante la seconda guerra mondiale.

Ancora oggi la “Blokada” viene confusa con la difesa di Stalingrado, episodio storico narrato con fierezza dalla propaganda sovietica. A differenza dell’assedio di Leningrado, con cui l’esercito nazista asserragliò per 900 giorni – dall’8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944 – la città di Lenin, le cui gesta e il cui eroismo furono taciute per decenni in Unione Sovietica. Parlare di ciò che accadde durante quei 900 giorni rappresentava per il regime sovietico una macchia da offuscare. Stalin, in particolare, non aveva mai amato Leningrado: una città troppo intellettuale, troppo europea e irrequieta. Una città che eroicamente resistette in quei 29 maledetti mesi, malgrado il freddo, la fame, i diffusi casi di cannibalismo, le numerose vittime (alla fine dell’assedio si contarono circa 1,5 milioni di vittime sia civili che militari. Solo 700 mila cittadini sopravvissero ad una popolazione di 3,5 milioni di abitanti prima dell’assedio).

Una città che sopravvisse anche grazie alla vita culturale che mai venne meno in quei giorni e il cui massimo emblema è la sinfonia n.7 di Dmitrii Shostakovich. Composta la prima parte proprio nella città assediata, poi terminata a Mosca a seguito dell’evacuazione della famiglia del compositore, la sinfonia dedicata al martirio e la resistenza del popolo leningradese fu rappresentata sotto le bombe naziste nell’estate del ‘42 nella sala della Filarmonica di Leningrado.

La storia dell’assedio è quindi una storia di dolore e di orgoglio. Chi si avvicina ai fatti di quei 900 giorni ne rimane inesorabilmente segnato. Di tormento parla Tornatore nella bella prima parte del libro in cui racconta le vicende intricate che hanno portato prima alla decisione di scrivere una sceneggiatura che narrasse quei fatti e poi ad una battaglia accanita ma alla fine persa da parte del regista per realizzare il film.

Conosco personalmente questo tormento, essendo stata parte di quella “squadra fluttuante di traduttori” messa in piedi per aiutare Giuseppe Tornatore nella preparazione alla scrittura della sceneggiatura, attraverso, alla fine, “la traduzione di 107 tra saggi, pubblicazioni, libri e diari”. Sono stata la prima traduttrice ad essere ingaggiata dalla mitica produttrice Laura Fattori e l’ultima a concludere il lavoro di traduzione. Anni in cui passavo giorni e notti a tradurre storie incredibili, dolorosissime che mai potrò dimenticare.

Il libro è diviso in due parti: la prima parte è, appunto, la testimonianza raccontata in prima persona dal regista di cinque anni di indagini, viaggi, ricerche, interviste, per predisporre la sceneggiatura del film e le peripezie per riuscire a realizzare il film. E’ un viaggio nell’industria del cinema e le sue, spesso, discutibili e contorte regole.

La seconda parte è la pubblicazione proprio di quella sceneggiatura di un film mai realizzato. Leggendola possiamo solo immaginare le scene di resistenza, di povertà, di sofferenze vissute dai protagonisti: una madre, Vera, violoncellista, il padre fotografo per la Tass, un figlio e una figlia. Attraverso la loro storia possiamo rivivere i fatti più salienti dell’assedio di Leningrado: l’epopea del lago Ladoga, chiamata “la strada della vita”, unico percorso tra la città e il resto della Russia dove potevano passare viveri, armi e persone; la voce della poetessa Olga Bergholtz,  che alla radio incitava alla resistenza la popolazione di Leningrado ed incoraggiava con i suoi versi i concittadini affamati e annichiliti dalla guerra; gli episodi di cannibalismo; il razionamento sempre più ridotto del pane e dei beni di prima necessità; gli escamotage per sfuggire alla fame (si bollivano borse, cinture, scarpe; la colla delle carte da parati era utilizzata come farina, ecc.); le storie delle evacuazioni dei bambini lontano dalla città assediata o le storie dei trasferimenti e il nascondiglio delle opere d’arte dell’Ermitage.

Indubbiamente, concentrare tutto ciò in un film è un’impresa difficile da realizzare. Nella sceneggiatura l’obiettivo è in parte riuscito anche se le regole del cinema hanno portato a volte il regista ad “alleggerire” il dolore della storia attraverso una serie di effetti-sorpresa non sempre credibili.

Leggere questo libro ci aiuta comunque a conoscere la tragedia che sta dietro ad uno degli eventi fondamentali della storia del ‘900. Forse la reale drammaticità di questa tragedia si sarebbe persa in una realizzazione cinematografica e va riconosciuto a Tornatore di non essersi piegato ad alcune assurde richieste che gli sono state fatte dall’industria del cinema per raccogliere i finanziamenti. Probabilmente se avesse ceduto a queste richieste oggi avremmo il film ma sarebbe stato un film distante e poco credibile rispetto a quanto accaduto. Significativa è la spiegazione che Goffredo Lombardo, grande produttore della casa cinematografica Titanus dà all’impossibilità di realizzare un film di simile portata e valore: “il film non si può fare senza i soldi americani e gli americani non daranno un dollaro per fare un film in cui i salvatori della patria non sono loro, bensì i comunisti».

Autori: Giuseppe Tornatore, Massimo De Rita
Titolo: Leningrado
Editore: Sellerio
Pagine: 368 pagine
EAN 9788838937491

8 risposte a "Leningrado"

Add yours

  1. Wow! Che incredibile emozione sarà stata per te aver fatto parte di questo meraviglioso progetto. Ho scoperto Leningrado seguendo la conferenza avvenuta nei giorni scorsi al Salone del Libro di Torino. E’ stato davvero toccante sentire i racconti di Tornatore riguardo sia l’vento storico sia le varie vicissitudini che hanno poi impedito la realizzazione del film. Ho ovviamente comprato il libro e l’ho divorato in breve.
    Un progetto grandioso, di grande valore storico e cinematografico. Non vederlo realizzato mi fa davvero stare male, me ne sono innamorata solo immaginandolo!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: