Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Tempo di seconda mano

9788845282010_0_0_300_75“Tempo di seconda mano” di Svetlana Aleksevich è un libro prezioso per comprendere cos’è successo in Russia all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. Una cacofonia di voci che avvolgono e talvolta soffocano e turbano il lettore. Molteplici punti di vista della “piccola gente”, quella che non fa la Storia con la S maiuscola, di fronte alla disintegrazione di quello che aveva rappresentato il sogno politico di molti.

Attraverso questo racconto corale l’obiettivo della scrittrice bielorussa, premio Nobel per la letteratura nel 2015 – premiata per “la sua opera polifonica, un tributo al coraggio e al dolore della contemporaneità” è quello di dare voce a donne (protagoniste di molte delle storie raccontate) e uomini, vittime e carnefici tutti protagonisti del dramma collettivo del crollo dell’Unione Sovietica.

È una letteratura – reportage, quella della Aleksevich, che non può avere l’oggettività dell’analisi storica ma ha invece una profondità nell’indagare gli spazi dell’animo umano spesso inaccessibili allo storico.

A volte difficile da seguire, la scrittrice riprende – spesso senza un filo conduttore – direttamente le voci della strada di persone reali che attraverso la loro storia personale ci danno uno spaccato inedito e profondissimo della storia del paese tra gli anni 80’ e ’90.

Sono gli anni della perestroika di Gorbachev, delle speranze che ben presto si trasformano in disillusione; gli anni in cui i russi intravedono per la prima volta squarci di democrazia ben presto soffocati da una gestione politica ed economica disastrosa.

Negli anni Novanta si viveva in modo allegro, favoloso..Guardavi dalla finestra e a ogni angolo c’era una manifestazione”.  Sono gli anni in cui le discussioni segrete che hanno animato per 70 anni le cucine russe – sì le cucine sono state il luogo per eccellenza di nascosti e protetti dibattiti politici e culturali in epoca sovietica – si spostano all’aria aperta, tra la gente.

Ecco dunque la libertà! Potevamo immaginare che avesse quest’aspetto? Certo, eravamo pronti a dare la vita per i nostri ideali. A lottare strenuamente. E invece era cominciata un’esistenza checoviana. Senza storia. Nella quale sono crollati tutti i valori, tranne quelli della vita in se’”.

C’è chi ricorda con rimpianto i tempi sovietici, chi, invece, ha solo parole di disprezzo per un’epoca che ha annullato l’identità individuale. L’esperienza degli anni ’90, anni vissuti come una vera e propria roulette russa, sono però riconosciuti da tutte le voci narranti come “anni tumultuosi, ma schietti”. Sono gli anni in cui il mezzo di misura per la libertà raggiunta sono l’apparizione nei negozi di molteplici varietà di salami (i famosi kolbasa’): “pensavamo che salame fosse sinonimo di libertà”.

Le voci che si intrecciano nel libro della Aleksevich esprimono storie individuali che hanno la forza di una storia collettiva attraverso il percorrere delle vite umane nei fatti epocali che hanno segnato la storia russa di quel periodo: l’avvento di Gorbachev – il leader del “così non si può vivere” prima amato poi odiato dalla maggioranza della popolazione; il putsch dell’agosto del ’91 – ricordato da tutti come  il giorno in cui tutti i tre ed unici canali della televisione sovietica trasmisero per ore ed ore il Lago dei cigni di Ciajkovskij; l’avvio dell’economia di mercato, o meglio del “bolscevismo di mercato” con l’implementazione della “terapia di shock” e la diffusione dell’ azionariato popolare, grazie alla distribuzione gratuita di voucher a tutti i cittadini della neonata Federazione russa. Gli odiati voucher che ben presto faranno la fortuna di profittatori senza scrupoli – i “novie russkie” –  spesso ex membri della nomenklatura che costruiranno la propria immensa ricchezza accaparrandosi l’enorme torta collettiva, manovrando a proprio vantaggio la svendita a prezzi stracciati delle infrastrutture e industrie di Stato sovietiche – e provocando, d’altra parte, il collasso economico e sociale del paese.

Sono i giorni amari del disincanto, quelli della devastazione in cui stipendi, pensioni e risparmi di una vita sono ridotti in polvere; giorni in cui i negozi si riempiono di ogni ben di dio, ma pochi possono comprarli. Tutto ora si paga. Gli intellettuali non servono più a niente e devono adattarsi ai lavori più umili per dar qualcosa da mangiare ai figli e sopravvivere.

Gli anni Novanta sono anche gli anni in cui prevale la corruzione la malavita, che taglieggia e ricatta la popolazione.

L’URSS non c’è più e con essa non c’è più l’identità collettiva sovietica. Ora si è russi, georgiani, armeni, azeri ecc. La perdita di una comune identità viene sostituita (spesso artificialmente come anche avvenuto nella ex Jugoslavia) dall’appartenenza etnica a cui ci si aggrappa per continuare ad esistere. Il vicino di ieri, se di altra etnia, si trasforma in nemico e solo con la sua eliminazione si può continuare a sopravvivere.

I racconti riportati dalla Aleksevich sono, quindi, spesso storie di grande sofferenza, dolore, trauma, soprattutto quelli che ci riportano le storie di “sopravvissuti” alle guerre in Afghanistan, in Cecenia, nel Nagorno-Karaback. Spesso sono storie di violenza in cui principalmente le donne sono le vittime. Fatalismo e sofferenza pervadono la storia e la cultura russa: I russi amano soffrire e sta in questo l’essenza dello spirito russo. Per noi la sofferenza è una battaglia personale, una via che porta alla salvezza.

Ma ci sono storie anche d’amore, spesso folle. Come quella della donna contornata dall’amore dei suoi cari e che abbandona tutto e tutti per amare un pericoloso recluso omicida in un carcere nell’estrema periferia del paese.

È una “letteratura delle persone semplici” quella della Aleksevich che rientra nel filone che da Gogol in poi ci ha dato capolavori indimenticabili.

È un tempo di seconda mano quello vissuto dai tanti protagonisti delle storie raccontate. Tempo sfilacciato e convulso. Un tempo che fa affermare che “il passato per alcuni è una valigia piena di carne umana e una botte piena di sangue, per altri è una grande epoca”.

Leggendo queste storie ho ripensato ai volti e le storie che anche io, nel periodo vissuto in Russia, a San Pietroburgo, negli anni ’90 ho scrutato e ascoltato. Ho ripensato allo shock che mi provocarono le grigie e tristi krushovki* alla periferia pietroburghese, gli sguardi cupi delle persone in strada, le file infinite di donne e uomini ai chioschi che vendevano vodka e alcool di pessima qualità per due spiccioli, alla violenza con cui mi guardavano i numerosi bambini che vivevano in strada – vittime delle allora frequentissime disgregazioni familiari; o l’infinito dolore negli occhi dei reduci delle diverse guerre vecchie e nuove combattute dal e nel paese. Ma queste sono solo una parte delle impressioni da me provate in quegli anni: ricordo anche l’entusiasmo e la vivacità della vita culturale e musicale, l’apertura di tanti locali di musica e teatro underground dove si potevano ascoltare artisti che rivisitavano in chiave contemporanea e originale testi classici della letteratura e del teatro russo; ricordi i primi rave parties in ex fabbriche sovietiche abbandonate; le riviste o i programmi politici in tv dove si sperimentò per solo pochi anni una libertà di opinione mai più vista nel paese. Allora si potevano sbeffeggiare i politici del momento con sarcasmo ed ironia. Un tempo di libertà e sofferenze perduto.

Svetlana Aleksevich, sottraendo il proprio giudizio e facendosi puro portavoce di quanto da lei ascoltato nelle numerose interviste realizzate nell’arco di venti anni, riesce a trasmetterci le migliaia di diverse sfaccettature, idee e opinioni di chi ha vissuto sulla sua pelle questo periodo storico incredibile. Questo libro rappresenta quindi un testo fondamentale per comprendere la Russia di allora ma anche e soprattutto la Russia di oggi.

*Le krushovky sono gli appartamenti costruiti negli anni ‘50 sotto Krushev per far fronte alla rapida urbanizzazione delle città. Appartamenti tutti uguali situati in grandi casermoni grigi alle periferie.

 

Titolo: Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo
Autore: Svetlana Aleksievic
Traduzione:  a cura di Nadia Cicognini e Sergio Rapetti.
Casa Editrice: Bompiani
Anno di edizione: 2014
Prezzo di copertina: 24,00€

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Informazioni su maria san

Da bambina il mio sogno era leggere tutti i libri del mondo. Poi con l eta' ho capito che la mia era una mission impossible anche perche' alcuni libri li evito come la peste (Volo, Coelho &co. ci siamo capit@). Sono un po' fissata con la letteratura russa (i miei libri preferiti sono Maestro e Margherita di Bulgakov, Guerra e Pace di Tolstoy e Delitto e Castigo di Dostoyevskii) che se posso leggo in lingua originale (ecco poi sono una fissata della lingua russa) e anche libri di geopolitica sull'area ex sovietica. Ma amo anche leggere biografie di musicisti jazz, artisti e scrittori, romanzi di scrittrici dal continente africano, e libri sul cinema.

4 commenti su “Tempo di seconda mano

  1. Davvero un libro da leggere; magari li conosci già, se no, ti consiglio anche i reportage di Jacek Hugo-Bader sulla Russia degli anni Duemila, sul cosa sia diventata. I suoi reportage sono il seguito dei libri di Svetlana Aleksievic. Ciao, Pina

    Piace a 1 persona

  2. Paola C.
    29/12/2018

    lo sto leggendo grazie alla tua recensione. Bellissimo e straziante.

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  3. Paola C.
    05/01/2019

    L’ha ribloggato su Vita da Museoe ha commentato:
    Tecnicamente questo libro appartiene ancora al 2018, che sono trascorsi solo 5 gg dall’inizio del nuovo anno e non ho ancora completato nessuna nuova lettura che si possa definire appartenete solo al 2019. Ma questo di Svetlana Aleksievic, trovato ancora una volta grazie ai preziosi consigli del blog Parla della Russia l’ho terminato alle 8pm del 31 dicembre del 2018 e mi e’ rimasto dentro come pochi altri. E’ un libro bellissimo, onesto e sincero, prezioso per chi come me e’ crsciuto in quel periodo ma non ci ha mai prestato attenzione e ora vuole recuperare il tenpo perduto. Buona fine e buon inizio. E naturalmente, buona lettura! 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 28/03/2018 da in I saggi russi & Co., Russi senza frontiere.

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