Vernon Subutex 1, 2 e 3

L’ultima volta che mi son trovato di fronte ad un ufo letterario come questo è stato quando ho letto Point Lenana: in questo caso quello che abbiamo in mano è un romanzo completamente a-generico, nel senso che si fa fatica ad attribuirlo ad un genere letterario preciso. Si tratta di un romanzo che non evoca personaggi storicamente esistiti né epoche passate, ma tende invece a toccare certi temi nevralgici del nostro tempo, del nostro presente e dei suoi fantasmi.

Il romanzo è suddiviso in tre tomi, pubblicati nell’arco di quattro anni in Francia – non so se sia stato già tradotto in italiano, è una ricerca che ancora non ho fatto.

Sapendo che Virginie Despentes è una scrittrice non abituale al nostro blog, mi permetto di delineare il suo percorso e la sua estetica prima di riprendere il libro ed il suo soggetto.

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Virginie Despentes, “entrare in resistenza, non lasciar dettare la violenza degli uomini”.

Siamo nel 1991, una giovane donna fa ritorno verso Nancy, la città natale, dopo un periplo durato qualche anno, fatto di squat, di capelli rosa, di cultura punk. Nata nel 1969, Virginie Despentes aveva lasciato la casa materna e paterna a diciassette anni, guidata da un rifiuto dei codici della vita borghese, partendo a farsi un bagaglio per le strade, secondo le linee tracciate da Dostojevski, Bukowsky, James Ellroy, gli squat, la vita comunitaria, ma anche la solitudine, la mancanza di soldi, la prostituzione sul minitel o nei peep show, una vita da punk contraria alla società dei consumi, contraria a tutto e tutti. Si ritrova nell’esperienza di quegli anni la radice di uno stile letterario che oscilla tra oralità butale e realismo sordido. Nei primi anni novanta Virginie è di ritorno alla casa paterna e, disoccupata, per riempire gli spazi vuoti del tempo e raccontare una generazione che rifiuta il “politicamente corretto” ma non è immune dal dramma della violenza sociale quotidiana, dell’esclusione, dell’impotenza, si dedica alla scrittura. In pochi mesi un manoscritto prende forma, l’abbozzo di un romanzo che si intitolerà “Baise-moi”, (in italiano, “scopami!”) il racconto della vicenda di due ragazze che dopo una violenza carnale reagiscono tagliandosi fuori dalle proprie emozioni ed entrando in guerra col mondo, passano per il furto, la fuga, l’omicidio, fino all’infanticidio e disegnano un “road trip ” allucinante da cui non usciranno né vive né insieme…

Il manoscritto viene rifiutato da sette editori prima di attrarre l’attenzione di Florent Massart, capace per primo di intuire l’intelligenza ed il “suono nuovo” di questa scrittura cruda; Massart riesce nel compito non facile di introdurre il romanzo lungo i circuiti alternativi, a farne parlare le fanzines, ad attivare il fenomeno della trasmissione da bocca ad orecchio ed ad attirare l’attenzione verso il romanzo. Dopo qualche mese in sordina, l’autrice si ritrova invitata della trasmissione televisiva “nulle part ailleurs”, poi nel salotto di Thierry Ardisson, poi Canal +, a cui segue l’esplosione delle vendite del libro, delle partecipazioni radiofoniche e dell’attenzione verso l’opera, il suo stile ed il suo contenuto: è il momento in cui tutti si rendono conto che una scrittrice è nata.

Seguirà un film, nel 1994, prodotto da Philippe Godot e diretto da Virginie stessa insieme a Catherine Trinh-ti, che saprà ancora una volta rimettere in questione i codici della rappresentazione e che avrà una profonda influenza sulla società francese, spingendo a riformare la legge sulla censura, all’epoca cristallizzata in una formula del 1975, gli anni di Giscard d’Estaing, portando alla formulazione della nuova legge francese sul “classement x” del 2001.

Tutti i buoni ingredienti di un caso letterario sono riuniti: una scrittura innovativa, una forma di rottura con l’establishment, una visione dell’attualità che porta impulso verso un cambiamento concreto.

Da allora Virginie Despentes ha scritto una decina di altri romanzi, vari saggi e sceneggiature per cinema e teatro – citiamo fra gli altri “King Kong theorie” (2006) e “Apocalipse bébé” (2009) o la direzione di un secondo lungometraggio, “Bye bye Blondie” con Beatrice Dalle e Anne Parillaud – senza perdere la forza di una prosa fatta di collera immane, di lucidità dolorosa, di una freschezza sorprendente e di un feroce e godurioso senso dell’umorismo.

Vernon Subutex 1, 2 e 3

Nel 2014 esce il primo tomo di Vernon Subutex, il racconto sospeso ed allucinato della discesa agli inferi di un uomo normale appartenente alla generazione a cavallo degli anni ’60, bambini nel ’68; sorpresi dall’arrivismo dei fratelli minori negli anni ottanta, non hanno comprato casa, non sono proprietari di niente, non hanno sicurezza economica e la frantumazione sociale degli anni duemila e duemiladieci ne fa delle vittime designate; il nostro, l’eroe il cui nome fa da titolo per il romanzo, negoziante di dischi e beniamino di tutto un quartiere durante gli anni gloriosi dei concerti sopravvive appena all’avvento del cd e dei megastores specializzandosi nei vinili rari e da collezione, ma non resiste quindici anni dopo all’avvento di Amazon; si ritrova per strada. Chiuso il negozio e sfrattato dall’appartamento chiede ospitalità agli amici, poi ai conoscenti, poi ai vecchi amici, poi alle vecchie fiamme, ogni volta per pochi giorni, per non essere di peso, per non perdere la sua “indipendenza”, ma il sistema non può durare. Testimone privilegiata di questo declino annunciato è Parigi, con i suoi personaggi nevrotici e stereotipati, che diventa una magnifica fiera dei miracoli e fa pensare alla Roma o al Decameron di Pasolini; la scrittura è lucida e ci si sente presi per mano senza giudizi mentre alla drammaticità della situazione fanno da contrappeso il cambiamento di dimensione del tempo l’apparente indifferenza al suo destino del protagonista, che si lascia risucchiare dalla condizione di barbone, di vagabondo “senza fissa dimora”.

Vernon Subutex 2 esce alla fine de 2015 e rovescia totalmente il punto di vista prima ancora che il lettore possa farsene accorto: le vite dei disparati personaggi (la fiera dei miracoli) introdotti nel tomo 1 si intrecciano come in un film di Altman, si esce dall’impasse apparente dell’accattonaggio, come se il problema non fosse mai esistito veramente, e si accede ad un mondo che conosciamo tutti e che pur manca d’attenzione e di considerazione – il mondo dei rave party e della cultura dj, sotto la forma di un suono pazzo, lento e bizzarro, capace di sommmergere centinaia di persone in una “trance” collettiva ed individualista destinata ad attraversare il corpo e lo spirito ed aprire le porte di un mondo al contempo reale e liberato, esaltante a condizione di lasciarsi andare, di abbandonarsi; il mondo dei rave e della musica techno, che affascina e spaventa anche perché è evocatore di un vecchio fantasma della società borghese, quello dell'”Esperienza psichedelica” di cui parlava Timothy Leary, il “viaggio compiuto dentro a nuovi campi della coscienza”. Il dj diventa lo sciamano che apre la via verso una esperienza mistica collettiva e Vernon Subutex, aprendo questa porta, interroga la nostra società fin nel più profondo delle sue contraddizioni, delle nostre ipocrisie.

Vernon Subutex 3 esce all’inizio di quest’anno ed annuncia rapidamente la fine delle illusioni, introducendo il terzo tema fondamentale, quello dell’attualità storica e geopolitica; i protagonisti del racconto, ormai diventato storia collettiva, si scontrano con la realtà europea dell’immigrazione, della marginalizzazione, del terrorismo, la luce dolce ed irreale del secondo tomo si esaurisce e si accede all’insicurezza del presente come lo conosciamo tutti, preannunciando il futuro, senza dio, senza uomini.

Un ufo letterario, tra i più significativi degli anni recenti per l’ampiezza dei temi che tocca, la profondità della riflessione, la precisione nel disegno dei personaggi; è anche un romanzo che soffre di una terribile fragilità – legata a filo doppio alla sua più bella qualità: nel suo essere sganciato dai generi canonici del romanzo, nel suo attraversare parecchi dei generi canonici del romanzo, finisce per spaesare il lettore che si domanda alla fine con che cosa ha a che fare, privo di strumenti per sapere se il libro appena finito sia un romanzo di anticipazione, di realismo disincantato, lo schizzo di una società contemporanea o qualcosa d’altro ancora. Un’irresolutezza che costerebbe cara ai più grandi e che rappresenta, secondo me, il limite di quest’opera. Ma la qualità della scrittura, i molteplici livelli di lettura ed i continui rimandi e riferimenti ad un mondo letterario che ci appartiene ne fanno un libro che ci lascia affascinati e che ci obbliga ad interrogarci sul nostro posto al mondo.

 

Autrice:Virginie Despentes,
Titolo: Vernon Subutex 1 (2014)
Titolo: Vernon Subutex 2 (2015)
Titolo: Vernon Subutex 3 (2017)
Edizioni: Grasset, Francia

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4 risposte a "Vernon Subutex 1, 2 e 3"

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  1. Gran recensione. Sei riuscito a esprimere quel che ho pensato quando ho finito il terzo volume. Ho adorato questa trilogia e la consiglio a tutti i miei amici, però mi rimane un senso di sospensione, come se qualcosa alla fine mancasse o fosse di troppo (ultimo capitolo?).

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