Bagliori a San Pietroburgo

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«In questa città mi lascio ininterrottamente distrarre; a ogni passo mi viene in mente il titolo di un libro o mi risuona in testa una musica. È una scoperta continua, c’è quasi da impazzire, vorrei far cinque cose contemporaneamente».

Jan Brokken

«Solo da noi hanno rispetto per la poesia  visto che uccidono in suo nome. In nessun altro paese uccidono per motivi poetici».

Osip Mandel’štam

 

Ho finito da qualche giorno questo libro e non faccio che continuare a sfogliarlo, a rileggere ciò che ho sottolineato, a guardare le fotografie che lo illustrano. Un gesto d’amore infinito verso la Russia, questo libro di Jan Brokken. Su un’intervista rilasciata a La Stampa, Brokken racconta che da ragazzino era spesso malato e costretto a letto e sua madre, di origini russe, lo distraeva leggendogli Anna Karenina, Guerra e pace, Il dottor Zivago, e poi Cechov, Puskin. Un binomio di amore indissolubile quello verso la letteratura e l’arte russa e il ricordo della madre. Dice che rivede la madre nella forza di Nadezda Mandel’stam, moglie del poeta morto in un gulag nei pressi di Vladivostok, che per salvare l’opera del marito imparò a memoria tutte le sue poesie; nella figura della Berberova, che fu lì lì per incontrare e con la quale ebbe una corrispondenza; ma soprattutto nel film Lo specchio di Tarkovskij, del quale dice

per me lì dentro c’è riassunto tutto: il mio amore per la Russia, per la poesia, la musica, l’immagine in movimento, un’atmosfera opprimenti, affreschi caldi, un passato che rimane presente, un modo di raccontare associativo, enigmi che non verranno mai risolti del tutto e naturalmente, sopra ogni cosa, l’amore per mia madre.

Un film che vede innumerevoli volte. Solo, in una stanza d’albergo, cerca il film su Youtube. E alla scena finale, quando la madre torna alla dacia e cammina tra i campi verdi verso il figlio, con il sottofondo della Passione secondo Giovanni di Bach, seduto al bordo del letto in un albergo vuoto «piango come un bambino. A volte tutto si fonde in un’esplosione di bellezza».

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Jan Brokken a Leningrado nel 1975

Un viaggio che parte nel 1975, anno in cui per la prima volta Brokken arrivò a Leningrado, con una barba, lui dice, come quella di Solženicyn, una camicia a scacchi e l’aria da dissidente. L’Achmatova era morta solo nove anni prima, nel 1966. Una donna  che «da vera pietroburghese guardava a Occidente come a Oriente, apparteneva in modo assoluto alla Russia e a quanto di più raffinato la Russia aveva da offrire; pur rimanendo in parte un’estranea, una donna troppo sofisticata ed elegante per la Russia comunista, che fumava sigarette con un bocchino d’avorio, si vestiva e si comportava come una granduchessa, che non era mai rude, sfrenata e scabrosa, come Marina Cvetaeva, una vera moscovita».

Il primo marito fucilato, il secondo morto in un campo di lavoro, il figlio Lev imprigionato più volte, sembra che la Achmatova incutesse timore ai potenti, che la colpivano in modo indiretto. Fecero in modo che non comparisse in pubblico, che la adorava.

Come praticamente chiunque – uomo, donna, giovane, vecchio – ero innamorato di Anna. Ero innamorato della sua raffinatezza. Della sua immagine, del suo mito e della forza con cui con poche parole sapeva aprire le porte della testa come del cuore. Nel 1975 avevo letto solo due o tre raccolte di poesie dell’Achmatova eppure già amavo la sua impetuosità, formulata in modo così limpido. E ancor più amavo la maestosa sicurezza di sé con cui si presentava.

Si legge come un romanzo, questo bellissimo libro. Ti lascia la sensazione di aver percorso strade, di essere entrato in alberghi, palazzi, ristoranti insieme allo scrittore, di aver respirato l’aria delle persone che hanno tracciato la storia della letteratura e dell’arte russa del secolo scorso. Brodskij, Mandel’štam, Majakovskij, Eisenin, Nabokov, Berberova, Dostoevskij, Turgenev, Šostakovič, Jusupov, Puškin, Nabokov, Belyj alcuni dei nomi che incontriamo in questo viaggio pietroburghese. Un libro che può essere utilizzato come una guida letteraria a questa leggendaria città.

Ricomincia a nevicare, stiamo per fare dietrofront e tornare alla macchina. In quel preciso istante sentiamo un leggero scricchiolio.
Ci viene incontro un vecchietto. Colbacco di pelliccia, stivali, cappotto chiuso con lo spago. Nella mano destra un grosso ramo per bastone. Un passetto dopo l’altro si trascina verso di noi. Il cane che gli cammina accanto è così decrepito che solo con grande sforzo riesce ad abbaiare roco un’unica volta. In lontananza altri due cani lo imitano. Dei corvi si alzano in volo gracchiando in modo straziante.
Aleksej ferma l’uomo per chiedergli informazioni, quello annuisce un paio di volte. «La villa di legno era del barone». Suo padre, da ragazzino, l’aveva conosciuto. «Il barone era un uomo alto che camminava a lunghi passi». Annuisce di nuovo e riprende il cammino. Quando arriva alla buca delle lettere sul bordo della strada, torna il silenzio assoluto.
Conserverò a lungo l’immagine dell’uomo curvo nella neve, il cane intorpidito accanto a lui e il filo di fumo sopra il tetto mezzo imbarcato della casa di legno. Non devo ripeterlo troppo spesso, ma è questa per me la vera Russia. Nella mente mi risuonano i versi di Sergej Esenin:

O campi, campi, campi,
Rimpianto di Kolovina,
Solo la Russia sento dentro di me,
E dentro di me si infiamma il momento passato.

Titolo: Bagliori a San Pietroburgo
Autore: Jan Brokken
Editore: Iperborea
Pag.: 252
Prezzo: € 17,00 cartaceo, € 9,99 ebook
ISBN: 9788870914849

14 risposte a "Bagliori a San Pietroburgo"

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  1. Che libro meraviglioso mi avete consigliato. Struggente e veritiero. L’ho dovuto leggere due volte e mi riporta nella giovinezza, nel rimpianto di non aver studiato abbastanza, nel sollievo di aver combinato qualcosa e di aver conosciuto luoghi e persone (sui libri, sui libri). E la prima volta pulivo gi occhiali da qualche lacrima. E poi non trovavo Blok. E ce n’è un po’ poco, in verità. Grazie Recerusse!

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    1. Grazie a te per il tuo bellissimo commento. I libri aironi la mente e stimolano continue curiosità. Se ti interessaa Bologna, al Mambo, è esposto fino a giugno il ritratto dell’Achmatova della copertina. Buone letture!

      Piace a 1 persona

  2. L’ha ribloggato su Vita da Museoe ha commentato:
    Se San Pietroburgo non fosse esistita, avrei inventato io questa città che sonnecchia sul fiume, come uno stato d’animo che mi corrisponde per sempre.

    Un libro bellissimo questo di Jan Brokken che ho letto grazie a questa recensione di Agata sul blog Parla della Russia. Buona lettura!

    Piace a 1 persona

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