Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Proust sotto l’ombrellone?

Esistono i libri della vita, anzi, il libro della vita. Quello che leggi e accompagna tutti i tuoi IO che si susseguono nel corso della tua esistenza. Per me è sicuramente La Recherche (vi prego non prendetemi per un’intellettuale: ho una passione smodata per Bill Bryson, i gialli svedesi e Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve).

Però, Marcel…

Tappa numero 1: A 15 anni, per una serie di fortunati eventi imparo molto bene il francese. Presa da un attacco di insaziabile libromania alla FNAC di Parigi compro una valigia di libri tascabili. Tutto Balzac (sublime) Camus ( L’homme en revolte negli anni ’70 muoveva grandi cose), Sartre (una noia mortale, ma non si poteva dire) e l’infinita Recherche. Letta con avidità: fresca della scorpacciata balzacchiana, lessi Proust come un più raffinato Balzac, gli stessi salotti (le due feste a casa Guermantes), gli stessi sfrontati cattivi (la malvagia stupidità di Madame Verdurin ), gli stessi luoghi (il Bois de Boulogne con l’indimenticabile passeggiata di Odette Swann) E poi… a 15 anni, ammettiamolo, la descrizione degli amori sodomiti tra il Barone Charlus e il portinaio aggiungeva quel tanto di piccante che i futuri Porci con le ali non avrebbero nemmeno sfiorato. E le fanciulle in fiore? Come non desiderare a quell’età di farne parte, seppure idealmente?

Tappa numero 2, dieci anni dopo, tesi sul romanzo del ‘900. Impossibile non rileggere La Recherche dopo avere passato giornate a studiare Genette e le sue Figure. Come immergersi in un altro libro: si, c’erano sempre Swann, Odette, Albertine, eccetera, ma della prima rilettura ricordo soprattutto lo strazio della morte della nonna, la complessità della gelosia, il trionfo della mediocrità del salotto Verdurin, Bergotte e il suo smarrimento davanti al quadro di Vermeer (che mi portò, pochi anni dopo a voler vedere a tutti i costi la veduta di Delft al Museo dell’Aja). E poi riuscire a cogliere la grandezza di quella straordinaria cattedrale narrativa, che dieci anni prima, incantata dal racconto, avevo completamente perduto.

Tappa numero 3. Ho cinquant’anni, e riprendo in mano i vecchi, ingialliti Gallimard. Ancora il miracolo: scoprire qualcosa di nuovo ad ogni pagina. L’impossibilità di conoscere la persona che si ama, e contemporaneamente la straordinaria abilità che abbiamo di autoingannarci, il rimpianto di aver lasciato scorrere inavvertiti momenti preziosi, il senso del tempo che passa, in poche parole, il che è una banalità, ce lo diciamo tutti i giorni (già sabato? Mio Dio è volata questa settimana) ma la serata Guermantes nell’ultimo libro ha il potere di farci capire DAVVERO cosa significa perdere il tempo.

Aspetto che arrivi il momento giusto per la tappa numero 4. Arriverà , sono sicura, solo non sarà più sugli sempre più ingialliti e illeggibili Gallimard (non vedo più i caratteri piccolissimi dei vecchi tascabili).

Questa NON è una recensione sulla Ricerca del tempo perduto. Voleva essere un consiglio di lettura estiva, un’appendice ai #5libri sopra le mille pagine da leggere in vacanza, e ho un po’ divagato. Riprendo brevemente il compito iniziale.

Leggere Proust in estate? perché no? Innanzitutto richiede Tempo, e non è un gioco di parole. Non leggete Proust nel disastro delle frenetiche giornate lavorative, vi perdereste nella sintassi interminabile, nel ritmo – apparentemente – lentissimo delle descrizioni. Direste: troppi merletti e tisane, e chiudereste il libro.

Inoltre le pagine dedicate alle vacanze sono tra le più belle e fondamentali: a Balbec, al mare, il Narratore conosce Albertine; a Combray, in campagna dove da bambino passava l’estate, inizia il suo rapporto con Swann e sempre a Combray i due campanili di Martinville gli fanno provare per la prima volta la felicità della reazione letteraria, l’unico antidoto contro il fuggire del tempo.

Vale per tutte, la visione marina l’indomani del suo arrivo a Balbec: in All’ombra delle fanciulle in fiore il Narratore, dopo aver passato una notte angosciosa in una camera ostile e sconosciuta al Grand Hotel, è rapito dal miracolo della visione marina:

Ma la mattina dopo! […] vedere alla finestra, e in tutti i vetri delle librerie, come negli oblò di una cabina di piroscafo, il mare nudo, senz’ombre, eppure all’ombra per metà della sua distesa, delimitata da una linea sottile e mobile, e seguire con gli occhi le onde che si slanciavano una dopo l’altra come tuffatori da un trampolino tenendo in mano la salvietta rigida e inamidata dov’era scritto il nome dell’albergo e con la quale facevo inutili sforzi per asciugarmi, mi riavvicinavo di continuo alla finestra per gettare un’altra occhiata a quel vasto circo abbagliante e montagnoso alle sommità nevose dei suoi flutti di smeraldo qua e là levigato e translucido, che con placida violenza e leonina ruvidezza lasciavano maturare e crollare a precipizio i loro pendii cui il sole aggiungeva un sorriso senza volto […] E già in quel primo mattino, con il suo dito sorridente il sole mi indicava in lontananza le azzurre cime del mare di cui nessuna carta geografica riporta il nome, fino a quando, stordito dalla sublime passeggiata sulla superficie risonante e caotica delle loro creste e valanghe, non venne a ripararsi dal vento nella mia camera, adagiandosi sul letto disfatto, sgranando le sue ricchezze sul lavabo bagnato, nel baule aperto, e accrescendo ancora, così, con lo stesso splendore del suo fasto inopportuno, l’impressione di generale disordine.

 

Dalla parte di Swann o La strada di Swann (Du côté de chez Swann, 1913)
All’ombra delle fanciulle in fiore (À l’ombre des jeunes filles en fleurs, 1919, premio Goncourt)
I Guermantes (Le côté de Guermantes, 1920)
Sodoma e Gomorra (Sodome et Gomorrhe, 1921-1922)
La prigioniera (La prisonnière, 1923)
La fuggitiva (la prima edizione aveva il titolo Albertine scomparsa), (La fugitive ossia Albertine disparue, 1925)
Il tempo ritrovato (Le temps retrouvé, 1927)

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3 commenti su “Proust sotto l’ombrellone?

  1. Agataelatempesta
    24/07/2017

    Non ho mai avuto il coraggio di iniziarlo… verrà il momento.

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  2. Ho iniziato un paio di volte a leggere Alla ricerca del tempo perduto ma credo sia vero: è un libro da leggere in vacanza o, comunque, quando si ha un po’ più di tempo a disposizione, non quando si è sommersi di lavoro e si crolla sul divano subito dopo cena.
    Post bellissimo: verrebbe voglia di chiudere tutto e rifugiarsi a Combray (non penso di essere mai andata oltre pagina 80).

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  3. polimena
    24/07/2017

    Sei quasi convincente. Quasi 🙂

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