Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Memorie russe pt. VI e ultima: il quaderno.

Lenin era raffigurato nella sua nota posa di turista che fa l’autostop. La sua mano destra indicava la via verso il futuro, la sinistra la teneva nella tasca del cappotto sbottonato”.

Il quaderno che avevo trovato diceva di raggiungere il giorno 7/7 alle 7 il 7imo ponte di San Pietroburgo da dove si vedono 7 ponti – “meraviglia dell’architettura!”, ed esprimere un desiderio. Io e Marta nonostante le nostre facce stanche decidiamo di affrontare la notte sveglie, tanto il sole albeggia presto, si tratta di due tre orette di buio, qualche the e alcohol in più per smaltire il freddo ed è fatta. Ma alle 5 siamo distrutte, ci rifugiamo in un Tokio city e ordiniamo io i bliny dolci e lei il sushi e il miso. La stanchezza ha raggiunto livelli così alti che comunichiamo con frasi semplici e non ci capiamo, non ci sentiamo, quasi sembriamo indispettite dalle nostre stesse presenze – ma non l’una dall’altra, proprio io da me lei da sé, siamo un di troppo per noi stesse: le membra cedono, fanno cilecca, ci troviamo delle braccia e delle gambe attaccate al corpo ma non vorremmo più controllarle, vorremmo essere liberate da tutta questa responsabilità motoria. Con la mano sinistra caccio l’ormai odiato quaderno dalla tasca del cappotto sbottonato e Marta comincia a sfogliarlo, di nuovo, controvoglia: scopre che è stato scritto nel 2010.
Claudia…”, mi fa, alza lo sguardo, ci prova, sta provando a buttare la spugna, la vedo alzare la mano stretta a pugno e aprire le dita.
Non dirlo”, la fermo immediatamente.
Dico che forse è scaduto, non è più valido”
Marta siamo anche nel 2017. 7/7/17, quando ci ricapita?”
Mi dice che ho ragione in effetti, chiude il quaderno, ma dopo un po’ il calore mi avvolge e fa tentare anche a me la ritirata: “Cosa può mai succedere? Andiamo a dormire”
Marta non raccoglie l’ordine, sorride, dice: “Ce l’abbiamo quasi fatta”.
Le dico che ha ragione in effetti, metto il quaderno nello zaino e ci incamminiamo.

Anche ora mi vesto piuttosto male. Ma un tempo mi vestivo anche peggio. In Unione Sovietica ero vestito così male che a volte persino mi redarguivano. Ricordo che il direttore del parco-museo di Puskin mi diceva:”

Не получится”, “non va bene”, aveva detto il bodyguard del locale peggiore della Dunskaja, scrutando le nostre mise da quindicenni scappate di casa. “Ne polucitsja a me?!”, Marta non ci poteva pensare, “non mi è mai successo da quando sono qui e mi sono vestita anche peggio”. Ma io in realtà non potevo dare torto all’uomo-armadio sulla soglia. Niente locale, niente bojarskij shot che il quaderno ci diceva di provare.
Il quaderno l’avevo trovato in un negozio di vestiti di seconda mano. Tra le varie cose vendevano cartoline e altri ricordi. In una valigia su di un tavolo, tra delle orribili bambole di pezza e dei taccuini vuoti, due esemplari del quaderno, scritti a mano e poi fotocopiati: “le avventure a San Pietroburgo”, ogni pagina un’avventura, 56 in tutto.
Su 56 avventure riusciamo a realizzarne soltanto 17. Non riusciamo, ad esempio, a pescare sulla Neva, a sfidarci a duello sul fiume Cjornyj, simulando l’ultimo duello di Puskin, non riusciamo a provare il Bojarskij shot. Però riusciamo a raccogliere i dieci rubli da una fontana, troviamo il sentiero di mattoni gialli e la faccia di uno sulle palle del cavallo della Naberznaja Fontanka – si dice che lo scultore avesse ritratto il volto dell’amante della moglie. Quello del ponte era d’obbligo, da solo valeva almeno 10 avventure. 13 ore appena con Marta eppure mi sembrava di conoscerla da una vita, o che ci fossimo già conosciute da qualche parte in qualche epoca remota, sempre nello stesso posto, sulla Ligovskij prospekt

Per essere più precisi non ci eravamo conosciuti, ma ce ne stavamo uno accanto all’altro sdraiati nelle carrozzine. Andrjusa aveva una carrozzina di marca estera, la mia era sovietica.
Tutti e due – penso – mangiavamo male. C’era la guerra.”

Parlavamo dell’acqua che ci faceva ammalare, dell’aria che ci faceva venire i brufoli, di quanto mangiavamo male e della pizza che ci mancava; poi della letteratura russa, dei russi, delle nostre vite così diverse eppure così simili.

A questo punto, come si suol dire, mi abbandonai ai ricordi che, nascosti tra le pieghe di questi miseri stracci, erano saltati fuori all’improvviso. Ricordi che potrei chiamare Da Marx a Brodskij. Oppure, ad esempio, Tutto qui. Oppure, semplicemente, La valigia
Ma, come sempre, la premessa è andata per le lunghe.”

Siamo arrivate sul ponte alle 7 meno 10. Dopo un po’ si sono aggiunte altre persone, una di queste aveva il mio stesso quaderno in mano, l’altro esemplare che avevo trovato nella valigia, ci siamo sorrise e l’abbiamo sventolato in aria trionfanti – non sapeva che io e Marta dopo tutto quel camminare avremmo voluto distruggerlo come il quaderno di Death Note, o seppellirlo come un fardello. Gli occhi semichiusi, i cappucci alzati, le mani nella tasca ma con le braccia incatenate – io incatenata a lei lei a me, alle 7 sentiamo qualcuno dire: “che bello, mancano 7 minuti”.
L’evento era: il 7/7 alle 7:07 sul 7imo ponte.
Io e Marta ci guardiamo affrante, ma felici. Quel settimo ponte che dovevamo raggiungere, che ci eravamo date come fine del nostro viaggio, era diventato il mezzo per qualcos’altro.

“Vabbè, a noi c’è scritto alle 7”.

E torniamo a casa.

valigiaLa valigia è quella che Dovlatov si porta in America come esule. A ogni oggetto corrisponde un episodio di questo gioiellino letterario, divertente, spietato, pungente. L’Unione Sovietica di cui racconta è quella che va dagli anni della sua nascita (1941a quelli del suo esilio (1978), da Stalin a Breznev. Mi sono avvicinata a lui perché la strada dove è nato ed è vissuto è la strada dove ho vissuto io in questi due mesi e mezzo a San Pietroburgo, ulica Rubinsteina. L’ho conosciuto sottoforma di statua, un omone di due metri con le mani in tasca e la schiena poggiata sullo stipite di una porta, adesso è mio amico per sempre.

TITOLO: La valigia
AUTORE: Sergej Dovlatov
TRADUZIONE: L. Salmon
EAN 9788838914652

 

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Informazioni su claudiarabij

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo e analizzo, mi emoziono, scrivo.

2 commenti su “Memorie russe pt. VI e ultima: il quaderno.

  1. Agata (e la tempesta)
    22/07/2017

    Come sempre, bellissimo.

    Liked by 2 people

  2. ariafelice
    24/07/2017

    Grazie Claudia,come sempre mi fai rivivere i miei lontani 20 giorni russi

    Liked by 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 22/07/2017 da in #RussiVolanti.

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