Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

#5libri su Riforma e Controriforma

Il 17 porta male, forse… sicuramente è anno di rivolgimenti. Di ricorrenze ce ne sono davvero diverse. Il 31 ottobre, ad esempio ricorrono i 500 anni (!) della Pubblicazioni delle 95 tesi di Lutero… e chi dimentica il papiro affisso alla porta della Cattedrale di Wittenber Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum? Impossibile! pagine e pagine di storia a raccontare uno degli eventi più significativi della storia dell’Occidente Europeo. E non solo per la religione, ma per la presa di coscienza individuale, per la diffusione della cultura verso il basso, per la costruzione della consapevolezza nazionale. Le guerre di religione che ne sarebbero derivate hanno costituito lo scardimento del sistema imperiale derivato dal mondo latino e l’identificazione locale e nazionale. Il Cuius regio, eius religio, per intenderci, era molto più che una mera confessione di fede. E mentre Roma fioriva più sfarzosa e bella che mai costruendo il suo simbolo sotto la direzione di Michelangelo, la Germania, vessata (anche) da un clero corrotto, sceglieva la sua via alla rivolta della fede.

Su quel pezzo di storia la letteratura specializzata e scientifica e davvero illimitata. Studiata sotto tutti i punti di vista come momento di passagio determinante, la Riforma ha incuriosito e attirato l’attenzione anche di scrittori di levatura, con il risultato di avere più di un capolavoro ambientato in quell’epoca. Proviamoci, allora, a mettere giù una mini lista di capolavori ambientati in quel stravolgente e coinvolgente ‘500.

La Regina Margot di Alexandre Dumas (Padre) (1845)

Un classico della letteratura francese, di quel Dumas padre considerato per molto tempo letteratura minore. Scenario: Francia delle lotte cattolici-ugonotti. La protagonista è Margerita di Valois, figlia di Enrico II di Valois e di Caterina de’ Medici, sorella del Re Carlo IX e Enrico III. Il romanzo si apre con il matrimonio di Margerita con Enrico di Navarra, ugonotto; un’unione che avrebbe dovuto garantire la pacificazione di una Francia logorata dalle lotte religiose e che si trasformò nel pretesto di un eccidio: per volere dei sovrani, Parigi si sarebbe tinta di rosso sangue per la Notte di San Bartolomeo, quando i cattolici sterminarono gli ugonotti arrivati nella capitale per i festeggiamenti. Si salverà alla strage l’amante di Margherita, ugonotto anche lui, ma il finale è di sicuro molto triste. Questo è il romanzo. La storia è diversa. La Notte di San Bartolomeo e l’eccidio degli ugonotti non coincisero con le nozze di Margherita. L’ambiente era comunque torbido: è molto probabile che Margherita avesse una relazione con un capo ugonotto, Joseph Boniface de La Môle e che questi morì nelle lotte che si scatenarono. È probabile che Enrico di Navarra scampasse all’eccidio accordandosi con la moglie, in cambio della corona, in caso fosse diventato re. È vero che la corte del Valois all’epoca era un covo di intrighi e tradimenti. Il libro, anche in originale, non presenta grossi ostacoli. Rientra nel genere narrativo romantico e contribuisce alla creazione di alcuni miti, diventati quasi stereotipi come quella del profittatore e voltagabbana Enrico di Navarra (sarebbe sua la frase “Parigi vale bene una messa” pronunciata, pare, quando accettò di abiurare il protestantismo e abbracciare la fede cattolica per il trono di Francia), dell’avvelenatrice Caterina de’ Medici, della “facile” Margherita, dei folli figli di Caterica ed Enrico, fratelli di Margherita. Però è un gran libro, un romanzo storico di quelli belli, scritti con cognizione, in cui ci si affeziona ai personaggi e che vanno bene ad ogni età. Non è da leggersi con il rigore scientifico dello storico, ma restituisce l’immagine del clima torbido e sanguinario delle guerre di religione in Francia e di quello  (la notte di San Bartolomeo – 1574) che è considerato uno degli eventi cardine delle guerre religiose in Europa. Per chi amasse il genere, c’è il film per la regia di Patrice Chéreau, con Isabelle Adjani nel ruolo di Margot, Vincent Perez nel ruolo di La Mole, Virna Lisi nel ruolo di Caterina e Daniel Auteil nel ruolo di Enrico di Navarra. Bello, davvero!

L’opera al Nero di Marguerite Yourcenar (1968)

Capolavoro, come ogni libro di Yourcenar, L’Opera al Nero racconta le gesta dell’immaginario Zenone nato a Bruges agli inizi del ‘500 e che attraversa gli sconvolgimenti religiosi del secolo. Il riferimento maggiore è all’aventura di Thomas Muntzer e del suo movimento di contadini in lotta per la libertà di fede e non solo. Oltre la storia dei fatti, Yourcenar ci conduce attraverso i labirinti dell’animo umano, nella ricerca spirituale che conduce l’uomo verso il divino. Zenone si dedicherà alla professione di medico alla luce del sole, esplorando il corpo e i suoi misteri, e all’alchimia, nell’ombra del suo laboratori. La descrizione intimista di Yourcenar, il percorso di Zenone alla scoperta di sé e della propria natura è da incorniciare ed è strettamente legata all’aventura iniziata nel 1517 da Lutero: la liberazione dalla ferrea interpretazione delle Sacre Scritture ad opera esclusiva del clero, la truduzione dei Testi Sacri nelle lingue nazionali, l’aobolizione di sacramenti quali la confessione avrebbero rappresentato la determinazione dell’uomo moderno di costruire il proprio pensiero senza condizionamenti esterni. La complessità della prosa in originale è a tratti faticosa, quasi che la struttura narativa rispecchiasse la complessità del personaggio e delle vicende storiche. La maturazione di Zenone sembra infatti essere possibile solo in un contesto storico di liberazione del concetto di divino e di ricerca di nuovi contenuti e contenitori. Anche in questo caso c’è un film meritevole (1988) di André Delvaux, dove Zenone è interpretato da Gian Maria Volonté.

Rinascimento Privato di Maria Bellonci (1986)

Questo è un libro che ho adorato. Scritto in prima persona, riesce a conservare una certa obiettività rispetto alla voce narrante almeno per i fatti non direttamente legati alla sua storia personale. La protagonista, Isabella d’Este in Gonzaga, narra i fatti principali della sua epoca da un punto di vista femminile e umanista. Educata alla corte di Ferrara, va in sposa al Duca di Mantova, diventando il simbolo di quelle Signorìe colte, raffinate, illuminate che avrebbero fatto dell’Italia uno scrigno di arte e che avrebbero protetto i retaggi culturali cattolici dalle nascenti orde protestanti; le stesse Signorìe che avrebbero garantito per altri tre secoli la divisione della nazione e la protezione di interessi locali e particolarismi. Attraverso gli occhi di Isabella, Bellonci ci racconta uno dei momenti più drammatici del periodo, il Sacco di Roma, la calata dei Lanzichenecchi di Carlo V sulla città eterna e il saccheggio che devastò, bruciò, uccise. Resta negli occhi la fuga del Papa Clemente VII sul camminamento dal Palazzo Apostolico in San Pietro a Castel Sant’Angelo. La drammaticità del momento è raccontato da una Isabella tanto spaventata dalla violenza dei soldati tedeschi quanto interdetta dalla codardia di un Papa che non riesce a reagire se non salvando la pelle. Le responsabilità di Roma di fronte a quanto sta accadendo in Europa emergono in modo evidente e consapevole, senza giustificare l’efferatezza di un evento che di quegli anni di confusione è diventato il simbolo. Oltre l’episodio, questo libro è davvero significativo dato che Bellonci ci restituisce tutta la complessità dell’epoca attraverso gli occhi di una donna. Sebbene nel solco di Santa Madre Chiesa, Isabella è una donna moderna, una donna consapevole del proprio potere (come moglie del Duca) e come madre reggente. Soprattutto, l’impronta della Riforma si manifesta in quella libertà di pensiero che sebbene in Italia fosse segno del Rinascimento, trova giustificazione anche nella liberazione dai dogmi cattolici. La Controriforma non potrà a lungo far tacere questo anelito individuale.

Q di Luther Blisset (1999)

Il primo libro del collettivo che poi sarebbe diventato in Italia Wu Ming, Q è stato un vero e proprio fenomeno editoriale di fine millenio e diventato il manifesto del genere New Italian Epic. La trama è complessa: due nemici si sfidano a distanza nell’ondata di trasformazioni,  violenze, insurrezioni, faide, tradimenti nel periodo delle guerre di religione riconcorrendosi per tutta Europa. Da una parte l’Eroe che ha sposato la riforma, non quella di Lutero però, ma quella profondamente sociale dei contadini, quella delle insurrezioni contro il potere costituito, del popolo che cerca di sfuggire alle gerarchie e di riscattare la terra che lavora e che di diritto le appartiene. Dall’altra il cospiratore di Roma, la spia che prova a sabotare dall’interno il movimento eretico. L’eclettico protagonista partecipa alle rivolte di Thomas Muntzer, conosce Lutero, si spaccia per Calvinista, partecipa all’Anabattismo, contribuisce alla resistenza della stremata Munster, fa affari nella Venezia levantina ed ebraica. La sua controparte, che firmerà le sue missive come Q., appunto, che agisce nell’ombra per la curia papale, sotto gli ordini di Pietro Carafa, cardinale passato alla storia come  Paolo IV. Q sarà il Deus ex machina del fallimento della Riforma, delle rivolte dal basso, l’infiltrato che minerà dall’interno la fiducia dei rivoltosi, il traditore degli amici, fedele solo alla causa del Suo Dio. I due si incontreranno e riconosceranno alla chiusura del libro, in una Venezia che evoca tutto il fascino della storia multi culturale che conserva tra le sue calli. Di entrambi, non conosceremo mai i veri nomi: eroe ed antieroe non hanno una identità, ma ne assumono una a seconda del ruolo che dovranno inepretare per la riuscita della loro causa. Q è un libro a più livelli di lettura. Il primo livello è quello del giallo storico (alla Umberto Eco, per intenderci) che incatena il lettore e non gli dà tregua. Il secondo è il livello storico, il romanzo si basa su eventi storici veri, con un rigore di ricostruzione delle fonti quasi filologico. Il terzo livello è strettamente politico, il collettivo Luther Blisset identifica in alcune parti delle guerre di religione del ‘500 la nascita di una consapevolezza popolare per scrollarsi il gioco dei potenti (la Germania dell’epoca era sotto il dominio di Carlo V sul cui impero “il sole non tramonta mai”). Il personaggio principale, l’eroe è uno dei più belli della nostra letteratura: non ha un nome perché nel corso della storia ne cambierà tanti, ma mi piace ricordarlo come il valoroso capitano Gert Dal Pozzo.

Wolf Hall di Hilary Mantel (2009)

Forse il più bello di questo #5libri, Wolf Hall ha vinto il prestigioso Man Booker Prize nel 2010, e Hilary Mantel ha bissato il riconoscimento con il seguito Anna Bolena. Ci spostiamo nell’Inghilterra di Enrico VIII, il sovrano che diede il colpo di grazia all’unità della Chiesa Cattolica in Europa. Il protagonista è Thomas Cromwell, considerato uno dei maggiori statisti di tutti i tempi. Cromwell approfittando (e favorendo) della caduta di Thomas More, diventa il principale fautore della riforma anglicana, appoggiando il divorzio di Enrico VIII da Caterina di Aragona e l’unione con Anna Bolena, che diventerà con il tempo sua acerrima nemica e di cui favorirà la caduta. Hilary Mantel ripercorre quegli anni seguendo il protagonista, ricostruendo la sua psicologia, le scelte di potere e personali, i turbamenti e i dubbi. Romanzo storico con una forte sfera intimista, l’autrice nonostante la centralità del protagonista riesce a mostrare un punto di vista che sembra sempre obiettivo. Alla fine del romanzo il dubbio del lettore sta nel decidere se sia la storia che ha forgiato la figura di Cromwell (ma anche di Enrico, Anna, Caterina, Moro, ecc.) o se sia stato Cromwell, la sua audacia, la sua astuzia, la sua intelligenza polica a forgiare i destini di una nazione e non solo. La luce in cui Mantel mette la riforma englicana è spietata: non ci aspettiamo nessuna elevazione dello spirito nè da parte di Enrico nè da parte della Chiesa. Il potere e il denaro sono al centro di tutto, la supremazia sull’Europa, l’autonomia dal giogo della Chiesa, la conquista di immensi patrimoni derivati dalla conquista ecclesiastica, la diatiba tra Spagna e Inghilterra per la supremazia sui mari, valgono più di mille slanci sacri. Tutte le figure storiche del libro sono rese come personaggi reali, in carne ed ossa, seguendo in maniera precisa il corso degli eventi. Anna Bolena è ambiziosa più come donna che come sovrana, lo stesso si può affermare di Caterina di Aragona. La potenza del romanzo, la bravura di Mantel, sta proprio in questo: rendere fedeli a se stessi personaggi storici, rrendere umani personaggi che ormai assorgono a simboli storici e lei ci è riuscita in pieno.

Volete una dimostrazione della bellezza del libro? Zaide Noll lo ha nominato migliore lettura del 2015

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Informazioni su Tatiana Larina

russa per vocazione, dedica ogni minuto libero a leggere qualsiasi cosa le passi a vista da arabi, persiani e indiani a scandinavi e russi, dai diari di viaggio alle saghe familiari e fantasy con un debole dichiarato per l‘italiano puro. Non che disprezzi chick-lit, fantasy e gialli da strapazzo, ma per carità non propinatele spazzatura spacciata per capolavori. Mamma e ricercatrice, dopo un decennio o più a girare per trovar chi sa cosa, è arrivata alla conclusione che un libro come si deve ti porta più lontano del ‘Millennium Falcon’.

4 commenti su “#5libri su Riforma e Controriforma

  1. bellissimi tutti; ottima scelta!

    Liked by 1 persona

  2. speranza
    15/05/2017

    applausi. brava come sempre Tatiana

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  3. Santamaria
    17/05/2017

    A questa lista di romanzi storici aggiungerei un saggio fondamentale ovvero “La fabbrica dell’obbedienza” di Ermanno Rea sugli effetti della controriforma sul carattere degli italiani

    Liked by 2 people

    • Tatiana Larina
      18/05/2017

      ce ne sono un’infinità di saggi e libri scientifici sull’argomento, uno su tutti Die protestantische Ethik und der ‘Geist’ des Kapitalismus veröffentlichten (L’etica protestante e lo spirito del capitalismo) di Max Weber, ma anche Hirschmann, Rokkan, Matteucci… insomma discipline quali sociologia, storia moderna, scienza politica hanno scandagliato l’argomento in profondità. Io mi sono molto concentrata sui romanzi nel post

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Questa voce è stata pubblicata il 15/05/2017 da in #5libri, Un classico è per sempre.

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