Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

#5libri lavorare per esistere, esistere per lavorare, resistere e lavorare

1 maggio. E celebriamola questa festa del lavoro, in un momento in cui le incertezze e la precarietà mirano le fondamenta civili dell’essere sociale: lavorare per avere non solo un posto nella società, ma un ruolo, identificazione e riconoscimento delle proprie competenze, del proprio talento, delle proprie attitudini. Se poi si considera che oggi molte fasce della popolazione lavorativa vedono sempre più restringersi la sfera dei propri diritti, pare d’obbligo fermarci a considerare cosa sia il lavoro e perché sia giusto festeggiarlo come valore (oltre che per i concerti gratis). Lo so, sto idealizzando, ma così dovrebbe essere una società equa, giusta. Se non è così, l’errore è nella società, non nei lavoratori.

Idealizzo forse anche perché ho letto troppi maestri del romanzo contemporaneo sull’argomento. Il problema del lavoro, della sua mancanza e dello sfruttamento dei lavoratori è stato al centro di decine di romanzi, novelle, racconti. Come l’amore. Come potrebbe essere altrimenti se passiamo la maggior parte della nostra vita a lavorare e prima ancora a prepararci per il lavoro? Io provo a raccontarvi i miei #5libri sul lavoro e sul rovescio della medaglia: lo sfruttamento e la mancanza di lavoro. La disperazione di chi un lavoro non lo ha e fa di tutto per sopravvivere. Perché l’attualità è questo che ci racconta: cosa non si fa per sopravvivere? di tutto… forse.

Germinal Emile Zola (1885 circa)

Germinal è il tredicesimo libro del Ciclo Rougon-Macquart di Zola, ognuno dei quali meriterebbe una recensione approfondita per la bellezza e la critica alla società capitalistica del XIX sec. Tra i 20 romanzi, Germinal  è sicuramente uno dei più importanti per forma e contenuto. Lo sfondo è quello della crisi lavorativa, dello sfruttamento della mano d’opera nelle miniere. Il realismo con cui Zola racconta i fatti e i personaggi ne fa uno dei maestri assoluti della letteratura mondiale. Nulla è risparmiato al lettore. Zola da realista racconta la realtà con pacatezza, non si schiera, non dà giudizi morali, ma il lettore è trascinato in un abisso di sofferenza, degrado, dolore, pari alla vita dei minatori nella Francia dell’800. La bellezza di alcune pagine resta impressa, il dolore della mancanza di prospettive pervade tutto. Il libro è però pervaso dai germogli della lotta operaia, dai movimenti che negli scioperi esprimeranno la ribellione allo sfruttamento. Proprio dal germogliare della speranza per una vita migliore prende nome il romanzo.

Sulla vita nelle miniere e il lavoro minorile, ovviamente parla in quello stesso periodo Verga con il suo Rosso Malpelo, mentre un’analisi della nascita dei movimenti operai in Italia è magistralmente raccontata da Vasco Pratolini in Metello.

Messe di Sangue Jorge Amado (1933)

Storia di una famiglia allo stremo scacciata dalla terra che ha lavorato per anni in nome del profitto. I tredici membri della famiglia attraversano la caatinga, un semi-deserto segnato da una carestia senza fine, malaria, siccità, mancanza di ogni conforto. La famiglia intraprende un viaggio della speranza verso le città della costa brasiliana, in cerca di lavoro come braccianti.  Il viaggio sarà seminato di morte e dolore, ma anche dalla solidarietà di quella massa di diseredati che con la famiglia protagonista si muove. L’arrivo nella terra promessa, si rivelerà solo l’ennesima delusione, l’ennesima umiliazione. La famiglia già decimata sarà disgregata, comprata “a pezzi” da colonnelli e fazenderos. Dell’umanità non resta più nulla.  Il libro è struggente, uno dei più toccanti di Amado. Amado non è Zola, Amado prende posizione, si schiera con i suoi personaggi reietti, affamati, umili. Li ama, li eleva. Amado dà una voce ai disperati e lo fa senza mezze misure. Questo libro è la dimostrazione più grande delle sue convinzioni. Il libro racconta la realtà del latifondismo brasiliano, del potere di vita e di morte dei padroni della terra sulla “loro” gente. In Russia la ricchezza fino alla rivoluzione del 1917 si contava in anime, nel Brasile del XX sec le cose non sono molto diverse.

Libro forte, se ci si appassiona alla scrittura di Amado, innumerevoli sono i suoi libri sociali e di lotta: Cacao,  il dittico Terre del Finimondo e I padroni della Terra, Jubiabà, Tocaia Grande, I Capitani della Spiaggia sui bambini di strada brasiliani.

Furore John Steinbeck (1939)

Altro Capolavoro della letteratura mondiale, Furore racconta come pochi altri libri la grande depressione americane degli anni ’30 del ‘900. Anche in questo caso una famiglia si muove attraverso gli Stati Uniti inseguendo un possibile impiego nelle terre.  A seguire la famiglia, un carro con su tutti i loro averi, simbolo di una vita precaria fatta di spostamenti, bambini senza scuola, nessun diritto e la disperazione insita nell’incognito del futuro. Milioni di lavoratori in quel periodo  hanno generato un fenomeno di vero e proprio nomadismo lavorativo: i braccianti, impiegati principalmente nella raccolta di frutta, si spostavano sulla cosa ovest in cerca di un’impiego ovviamente temporaneo. Questo libro è più che mai attuale, vista la quantità di lavoratori irregolari presenti nel nostro paese che si spostano seguendo la raccolta stagionale, nel Mezzogiorno come nel Nord. Poco sembra essere cambiato nello sfruttamento dei lavoratori. A fronte delle categorie che hanno conquistato diritti estesi, persistono categorie che devono rinunciare ad ogni diritto, persino alla propria dignità. Non so se vi è mai capitato di visitare un insediamento di giovani migranti irregolari impiegati nell’agricoltura. Bè, davanti agli occhi avete la percezione di vedere semplicemente le immagini delle pagine di Furore o di Messe di Sangue: totale mancanza di servizi igienici e di acqua potabile, come letto la terra nuda, l’abbrutimento completo evitato solo dalla compassione reciproca di questi uomini e donne che sopravvivono sostenendosi. Così era nel 1930, così è ancora oggi.

La tigre Bianca Aravind Adiga (2008)

Cambiamo scenario. India di inizio millennio. Il gigante della democrazia mondiale si fa spazio anche nell’economia globale con una forza sempre più aggressiva. Il punto è come viva la sua popolazione da 1miliardo e 300milioni di abitanti questo cambiamento. La tigre bianca è una storia tra le storie. La storia di uno che ce l’ha fatta. Il protagonista è un uomo d’affari che si fa spazio nella giungla dei call-center indiani, quella categoria di lavoratori delocalizzati che rappresentano uno dei simboli dell’attuale sfruttamento lavorativo. Anche in questo caso, il protagonista da un oscuro villaggio, si reca a cercar fortuna nella capitale. Diventa tuttofare, autista, uomo di fiducia di un grande uomo d’affari. Ne spia i modi, le manie, i difetti, i vizi. Lo studia per imparare come si fa ad essere ricchi e come si fa a diventare ricchi e come “fregarlo”. Il prezzo del successo è alto, ma il protagonista è in pace con se stesso. Ha raggiunto il suo obiettivo, non sgobba per altri, ma fa in modo che siano altri a sgobbare per lui. Sono i disgraziati che non ce la faranno a procurargli il capitale, lui è il vincente. Perché dietro a chi ce la fa ce ne sono milioni che non ce la fanno. Dietro ad un successo dal nulla sembra celarsi un lato oscuro. Il protagonista non ha una coscienza di classe. Adiga sembra dirci che nell’India moderna, questa coscienza non esiste, non ha ragion d’essere. Solo il capitale attira, ma si sa che la ricchezza divide, non unisce.

Dissacrante specchio della globalizzazione e della disgregazione sociale, La Tigre Bianca ha vinto il Man Booker Prize, nonostante fosse l’opera prima dell’autore. Consigliato per guardare una realtà che riguarda tutti.

Il Mondo deve sapere Michela Murgia (2010)

Eccoci ancora nel mondo dei call center, italiani questa volta. Michela Murgia scrive un perfetto libro con un’ironia e un’intelligenza più uniche che rare. Basato su un’esperienza autobiografica, il libro parla in prima persona della vita di una telefonista, una di quelle che ci tempestano di chiamate tutto il giorno tutti i giorni per convincerci a cambiare operatore di servizi, acquistare oggetti inutili, propinarci la soluzione ad ogni male venduta a rate. Nella fattispecie, qui si vende un robot per la casa, un aggeggio multifunzione in grado solo di rendere sordo chi lo utilizza. Murgia ricostruisce lo zoo, il micro-contesto sociale del mondo dei call-center: la tigre arrivista, il capo irraggiungibile, le sciocche ragazze che credono nei venditori di sogni, il sogno di un avanzamento di grado nella ristretta società del call center, l’acquisizione di privilegi a cottimo come a cottimo è il lavoro, senza diritti, senza garanzie, senza dignità. Il libro è forte, è rabbioso, è autentico senza essere lacrimoso. Vi garantisco che dopo la lettura di questo libro sarete un pochino più gentili nei confronti di quei lavoratori che vi tempestano di telefonate.

Da questo libro è stato tratto il film di Virzì Tutta la Vita davanti, una versione più romanzata e speranzosa del libro.

 

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Informazioni su Tatiana Larina

russa per vocazione, dedica ogni minuto libero a leggere qualsiasi cosa le passi a vista da arabi, persiani e indiani a scandinavi e russi, dai diari di viaggio alle saghe familiari e fantasy con un debole dichiarato per l‘italiano puro. Non che disprezzi chick-lit, fantasy e gialli da strapazzo, ma per carità non propinatele spazzatura spacciata per capolavori. Mamma e ricercatrice, dopo un decennio o più a girare per trovar chi sa cosa, è arrivata alla conclusione che un libro come si deve ti porta più lontano del ‘Millennium Falcon’.

4 commenti su “#5libri lavorare per esistere, esistere per lavorare, resistere e lavorare

  1. polimena
    01/05/2017

    Viva la Tatiana Latina. Bei suggerimenti, grazie

    Liked by 3 people

  2. maria san
    01/05/2017

    Mitica Tatiana! grazie!

    Liked by 2 people

  3. vhreccia
    02/05/2017

    Dico Tatiana Larina, e tanto basta. Scelta meravigliosa dei libri , pensieri e parole che paiono musica. Chapeau

    Liked by 1 persona

  4. speranza
    04/05/2017

    tatiana for president!

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Questa voce è stata pubblicata il 01/05/2017 da in #5blog, Indiacomerussia, Un classico è per sempre.

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