Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Il battello bianco

urlIl 4 marzo scorso la Libreria Arcadia di Rovereto ha festeggiato il suo primo anno di attività. E l’ha fatto proponendo l’appuntamento al buio con un libro. I lettori che volevano partecipare potevano comprare un libro che sarebbe stato regalato, rigorosamente impacchettato, ad un altro lettore che avesse deciso di partecipare al gioco e alla serata.

È stata l’occasione per scoprire autori amati da altre persone dei quali non conoscevo nulla. Uno di questi ha particolarmente colpito la mia attenzione perché proposto da una persona con gusti letterari vicini ai miei.

Il battello bianco è un libro dello scrittore kirghizo Čyngyz Ajtmatov (1928 – 2008), nato a Chon Tash, il cui padre fu vittima delle purghe staliniane, fu ministro del governo Gorbachov e ambasciatore del Kirghizistan in Lussemburgo e in Belgio. Del Kirghizistan o Kirghizia ne abbiamo sentito parlare pochi giorni fa, per il tragico attentato alla metro di San Pietroburgo. Stato indipendente dell’Asia centrale dal 1991, si estende per circa 200.000 km² e vi abitano circa 5 milioni e mezzo di persone.

centroasiaMa nel romanzo di Ajtmatov il Kirghizistan non è un nome sconosciuto, né un punto sulla mappa dell’Asia di cui pochi conoscono l’esistenza. È un mondo dove la natura detta i ritmi degli uomini che vi vivono, dove possenti montagne, tra le più belle dell’Asia, sono coperte d’inverno di neve che a primavera ingrossa torrenti impetuosi che scendono a valle.

Protagonista della storia è un bambino di sette anni. Vive con il nonno Momun, uomo buono e mite, e con la seconda moglie. La madre del bambino, figlia di Momun, è andata a lavorare in città ed il padre si è ricostruito una famiglia lontano dal villaggio. Il romanzo inizia così.

Aveva due favole. Una sua, di cui nessuno era a conoscenza. E l’altra, quella che raccontava il nonno. Poi, non ne rimase niente. E’ questa la storia.

La favola del bambino altro non è se non il sogno segreto di trasformarsi in un pesce. Quella del nonno è il racconto di MadreCerva RamoseCorna, che ha dato inizio alla stirpe del popolo dei Bugu, da cui anche loro discendono. I cervi sono spariti dalla grande riserva. Sembra rimanerne solo la fiaba.

La vicenda si svolge all’interno del nucleo familiare, nel vallone di San Tas. È il posto di guardia della riserva forestale dove vivono, in tre semplici case, Momun con la moglie e il bambino, la figlia Bekei, sposata a Orozkul, guardiaboschi violento e ubriacone e Seidachmat, guardia ausiliare con Gulgiamal, sua sposa.

Il bambino possiede poche cose. La prima che appare nel romanzo è

una cartella nera di fibra, dalla luccicante chiusura metallica a scatto. E una bella tasca laterale per le cose più piccole. Insomma, la più straordinaria delle più ordinarie cartelle da scuola. A pensarci, tutto cominciò da lì.

che Momun compra al bambino per andare a scuola. E possiede un binocolo, con il quale, in cima al monte Sentinella, corre a vedere il battello bianco che vede passare ogni giorno e sul quale immagina ci sia suo padre.

Amava, il bambino, parlare da solo. Stavolta però non si rivolse a se stesso, ma alla cartella:

“Non stare a credergli, mio nonno non è per niente così. E’ senza malizia, per questo ridono di lui. Sì sì, non è niente malizioso, neanche un poco. Vedrai che ci porterà a scuola, tutti e due. Tu non sai ancora dov’è la scuola? Mica poi tanto lontano. Te la mostrerò.

La guarderemo col binocolo dal monte Sentinella. E anche il mio battello bianco ti farò vedere. Prima però corriamo al fienile. E’ là che nascondo il binocolo. Io dovrei sorvegliare il vitello, invece ogni volta corro a guardare il battello bianco. Il nostro vitello è grande ormai. Quando tira, non riesci a tenerlo. E poi ha mantenuto l’abitudine di succhiare il latte della mucca. Ma siccome la mucca è sua madre, non le dispiace darglielo. Capisci? Le mamme non rimpiangono mai nulla. Così dice Gulgiamal; lei ha una bambina…

Presto mungeranno la mucca, e dopo noi spingiamo il vitello al pascolo; allora potremo arrampicarci sul monte Sentinella a vedere il battello bianco. Sai, anche col binocolo io parlo. Saremo in tre, adesso – io, tu e il binocolo…”.

Il bambino, ogni volta che vede passare il battello,  immagina di essere un pesce che, gettandosi nel torrente, riesce e raggiungere il padre. Non conosciamo il nome di questo bimbo, ma ne conosciamo l’animo attraverso immagini che ci svelano i suoi piccoli e preziosi sentimenti.

Sono delle vere amiche, le arundinarie. Specialmente se hai una pena, e vuoi piangere senza che nessuno ti veda, la miglior cosa è nascondersi tra le arundinarie. Profumano come quando entri in un bosco di pini. Si sta al caldo e tranquilli. E, soprattutto, non nascondono il cielo. Bisogna stendersi sulla schiena e guardare in alto. Dapprincipio attraverso le lacrime non si vede niente. Ma poi arrivano le nuvole, e tu distingui lassù quello che vuoi. Le nuvole lo sanno che tu non sei contento, che te ne vorresti andare, dove che sia; oppure prendere il volo perché nessuno ti ritrovi, e tra esclamazioni e sospiri si dica: “E’ sparito, il bambino, dove ritrovarlo, adesso?…”. E perché questo non accada, perché tu non sparisca, perché tu te ne stia tranquillo, steso a contemplarle, le nuvole si trasformeranno in tutto quello che vorrai tu. Le stesse, identiche nuvole possono diventare le cose più diverse. Basta saper vedere ciò che esse disegnano. Si sta tranquilli dentro le arundinarie, e non nascondono il cielo – ecco come son fatte, loro, con quel profumo di pineta al sole…

Le descrizioni del paesaggio sono così vivide e intense che quei monti pare di vederli, dei boschi ne senti il profumo e delle acque il fragore.

Da lì si vedeva ogni cosa. Perfino le cime nevose più alte, sopra le quali non v’è che il cielo. Si drizzavano dietro a tutte le altre catene, sopra a tutte le montagne e alla terra intera. Quei monti al di sotto, invece, erano monti boscosi, coperti in basso da alberi verdi, mentre in alto nereggiavano di abetaie. Poi i monti Kungei rivolti verso il sole; sui pendii dei quali non cresce che l’erba.

Quanto alle creste ancor più basse, dalla parte del lago, si trattava niente più che di collinette pietrose, nude, digradanti verso la vallata, quella vallata che andava a perdersi nel lago. Da quella stessa parte si stendevano campi, orti, villaggi… Tra il verde del seminato apparivano zone gialle – s’avvicinava la mietitura. Sulle strade, minuscole automobili correvano come topi, trascinandosi dietro lunghe code di polvere. E all’estremità della terra, dove lo sguardo giungeva appena, oltre la striscia sabbiosa del litorale: la curva convessa del lago, d’un azzurro intenso. Quello era l’Issyk Kul. Lì acqua e cielo si toccavano. Più oltre non c’era niente. Il lago giaceva immobile, fulgido, deserto. Appena percettibile, si muoveva a riva la bianca spuma della risacca.

issyk-kul

Il lago Issyk Kul

Ajtmatov racconta questa storia piena di poesia riuscendo a restituire il mondo visto attraverso gli occhi di un bambino. I pensieri, i piccoli dispiaceri, le paure, i giochi. Ma quello che più sorprende è che sembra essere un mondo conosciuto, sepolto nella nostra antica memoria. Un racconto di amore tra un nonno e un nipote e un inno alla natura. Un libro da non perdere.

Dal libro ne fu tratto un film, Belyj Parocod, girato nel 1976 in Unione sovietica, di Bolotbek Sciamsciev, che sono riuscita a trovare su Youtube e che vinse, nel 1977, al Filmfestival della montagna di Trento la Genziana d’oro Gran premio “Città di Trento”.

Per chi volesse saperne di più su questo autore, questi due interessanti articoli, uno dal Sole24ore e l’altro da Rivistatradurre.

Dello stesso autore, nel catalogo Marcos y Marcos, si trova Melodia della terra o Giamilja. Introvabili i racconti. Speriamo che qualcuno vi ponga rimedio.

 

Titolo: Il battello bianco
Autore: Čyngyz Ajtmatov
Traduttore: Gigliola Venturi
Editore: Marcos y Marcos
Pag.: 203
Prezzo: € 14,50

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Informazioni su Agata (e la tempesta)

Prende il nome dal suo film preferito dove Agata è una libraia che incontra, tra gli scaffali, l'uomo della sua vita. Sarà che non è libraia, ma lei ancora non gli è sbattuta contro. Nel frattempo fa l'im-piegata - per sopravvivenza - e partecipa ad ogni corso le sbarri la strada, purché non faccia venire il fiatone. Così, da ex pianista, ex corista, passa per la calligrafia, la legatoria, il teatro, il clavicembalo. E, in tutti gli spazi possibili, vi infila i libri, con una netta predilezione per i classici. E tanti libri per bambini, che suo figlio - molto allegramente - snobba. Però la ama e la sostiene nel suo diventare adulta.

5 commenti su “Il battello bianco

  1. Questo libro che proponi sembra davvero meritevole di lettura

    Liked by 1 persona

  2. maria san
    13/04/2017

    ma che bello! non lo conoscevo! corro a leggerlo! grazie!

    Liked by 1 persona

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