Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Appunti su una Bologna in fiera.

3 aprile 2017 – giorno 1

La mia prima volta al “Bologna Children’s Book Fair” non poteva non essere un continuo strabuzzare gli occhi da ogni parte, una costante bocca spalancata offerta come ingresso gratuito a eventuali mosche interessate a farsi un giro alla mostra.

Appena si entra nella Fiera si ha subito la sensazione di essere liberati in un parco giochi: già il ritiro del porta-badge, da pescare in dei cilindri rossi, è di per sé un gioco, il primo obiettivo da raggiungere, la moneta d’oro di Mario Bros. Segue, più avanti, la pesca della mappa della Fiera. Si aprono, con facce sgomenti, queste tovaglie piegate in mille parti e ci si immerge all’interno nel tentativo di decifrarle, mentre gli illustratori corrono verso il muro bianco per riempirlo di locandine, disegni, biglietti da visita. Quando alzi gli occhi la quinta parete eretta sulla destra pullula di personaggi fantastici.

Nella sala adiacente c’è il caffè degli illustratori, dei fogli sono appesi al soffitto a mo’ di amaca e a metà giornata sono tutti occupati: coreani, messicani, finlandesi condividono pisolini, e chi li osserva, curioso, attende che i loro sogni prendano vita.

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Non avendo alcun senso dello spazio, perdo spesso l’orientamento, e non mi stupisco nel ritrovarmi a pensare che forse le stanze si muovono durante il mio viaggio. Resto la maggior parte del tempo nella mia comfort zone che è situata tra il “café traduttori” e il “café autori”.

La prima masterclass di traduzione a cui assisto si intitola: “Walt Disney pictures: a guide for translators”. Imparo che la Walt Disney pretende un linguaggio semplicissimo per i propri lettori: soggetto-verbo-predicato, ma per favore, traduttori, evitate le ripetizioni. Un altro elemento che li inorridisce è la parola sessualmente fraintendibile. Una frase come: “Sono un membro del loro club” diventa “Faccio parte del loro club”. Esiste un film che sintetizza a pieno la loro ossessione: “Oceania”. Il titolo originale sarebbe “Moana” e solo in Italia è stato modificato. A questo punto devo confessare che in un primo tempo non riuscivo a capire il motivo, i sorrisi di comprensione del pubblico, quello del traduttore. Sono in prima fila, proprio di fronte a lui e ho stampata in fronte l’espressione: “embè? Chi è Moana?” Quando ci sono arrivata, era troppo tardi, una nuova masterclass è iniziata. La traduttrice stavolta non solo cita Maurice Sendak, riempiendomi il cuore di gioia, ma dice, al contrario di quanto afferma la Disney, che i bambini vanno stimolati, che qualche parola complicata ogni tanto ci sta e che “non si è mai visto un bambino morire per una frase secondaria”.

Allo stand della Russia, la ragazza addetta mi guarda sottecchi mentre sistema i libri sullo scaffale, nota il mio pass, forse cerca una scritta che mi identifica come: illustratore/autore, poi però la vedo sorridere quando scorge il volto di Dostoevskij sulla mia maglietta e mi invita ad entrare.

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Al “café autori” c’è Bruno Tognolini, così mi precipito e mi infilo tra tutte quelle persone accalcate finché non trovo un posto scomodissimo per terra. Sono arrivata nel momento in cui declama versi di Ariosto e filastrocche per bambini, a turno, poi insieme. Parla di amore verso altre specie, amore che commuove e che imbarazza allo stesso tempo perché amore “improprio”: “amavo il mio cane, ma come può essere accettato questo amore?, è pur sempre un cane”. Ci ha fatto piangere e ridere – tutti – nell’attimo di una frase, più volte. E pian piano, ho visto adulti accovacciarsi mentre ricordava il cane che aveva da bambino, o la gatta della sua amica, li ho visti mettersi a gambe incrociate, asciugarsi gli occhi e sghignazzare. Ci aveva in pugno come un papà Castoro.

Poi all’improvviso qualcosa rompe questa magia, la realtà entra prepotente in quel mondo fatato e apparentemente indistruttibile, mi scuote da quel torpore infantile. Si frantumano gli specchi, le tane dei conigli della collina si allagano, i mostri di Seriak ci invadono. Vedo la ragazza russa correre e un messaggio di mia madre sul cellulare: bombe a San Pietroburgo.

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Informazioni su claudiarabij

Vagheggio su temi letterari, significati reconditi, spezzo e analizzo, mi emoziono, scrivo.

2 commenti su “Appunti su una Bologna in fiera.

  1. polimena
    05/04/2017

    Grazie Claudia per aver condiviso con noi questa esperienza, già magica di per sé, che le tue parole hanno saputo trasformare in una specie di racconto alla Alice nel Paese delle Meraviglie.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/04/2017 da in Russi senza frontiere.

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