Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Il giardino dei cosacchi

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«Nella vita mirava solo a tre cose:
scrivere, pubblicare,
e sposare l’amore della sua vita. In quest’ordine.»

Ho conosciuto Jan Brokken leggendo Anime baltiche. Ho amato talmente tanto quel libro che nel luglio scorso sono partita per i paesi baltici, per respirare la storia, l’arte e la natura descritta in quelle bellissime pagine.

In uno dei capitoli di Anime Baltiche, Brokken narrava la storia dei discendenti della famiglia Von Wrangel, tra cui Alexander che

a San Pietroburgo, […] fu testimone oculare dell’esecuzione di Dostoevskij, sospesa all’ultimo momento. Cinque anni dopo venne nominato ufficiale di giustizia a Semipalatinsk, la cittadina siberiana in cui Dostoevskij era stato esiliato. Un fratello minore dello scrittore chiese a Wrangel di consegnargli una lettera, della biancheria, qualche libro e cinquanta rubli. I due diventarono amici e, dal 1856, Dostoevskij gli si rivolgeva sempre, nelle sue lettere, come «Mio carissimo, insostituibile amico Alexander Egorovic». Insostituibile il barone lo era di sicuro: sia perché prestava a Dostoevskij ingenti somme di denaro, sia perché sapeva sempre escogitare qualche stratagemma […] quando lo scrittore voleva stare in compagnia di Maria Dmitrievna Isaeva e, grazie a Wrangel, poté corteggiarla senza che in paese nessuno se ne accorgesse. Per Dostoevskij, costretto a trascorrere dieci anni in Siberia, la casa dell’ufficiale di giustizia rimaneva aperta «giorno e notte». Spesso, rientrando da un’udienza, se lo ritrovava in salotto. «Camminava avanti e indietro per la stanza», scrisse nelle sue memorie, pubblicate a proprie spese e circolate a lungo in ambiente famigliare, «con il mantello aperto, fumando la pipa e parlando tra sé a voce alta; in testa gli frullava sempre qualche nuova idea.» 

Una discendente della famiglia Von Wrangel, a seguito della pubblicazione di Anime Baltiche, contatta Brokken e gli consegna le copie delle lettere di Alexander a Dostoevskij e le memorie scritte dallo stesso Alexander Von Wrangel sul periodo siberiano.

Alexander Von Wrangel (1833 – 1912)

Dice Brokken che “quando mi sono state date mi è sembrato di ricevere in dono un lingotto d’oro. Era tutto scritto in un antico e affascinante stile russo e così ho chiesto a uno specialista di tradurle. Quando ho ricevuto il materiale, ho deciso immediatamente di raccontare la storia dal punto di vista di Alexander e di farlo in prima persona singolare”. Un enorme lavoro di documentazione, se si considera che ha letto le circa tremila pagine che compongono la corrispondenza dello stesso Dostoevskij. Un lavoro che è durato anni, ma che ha dato i suoi frutti. Leggere Il giardino dei cosacchi ti fa tornare nel 1849, in una Russia dove già si mostravano i segni di un’inquietudine che sarebbe sfociata, anni più tardi, nella rivoluzione del 1917.

La vicenda si apre con un sedicenne Alexander Von Wrangel che assiste all’esecuzione (poi sospesa) di Dostoevskij, il 22 dicembre 1849. Won Wrangel aveva ventuno anni quando opta

per un incarico nell’angolo più remoto e deserto della Siberia sudoccidentale, vicino al confine del Governatorato di Ilijskij, la Cina di allora, e al dominio degli ex khanati di Kokand e Taškent

in qualità di Procuratore degli Affari statali e penali. E’ lì che incontra Dostoevskij,

condannato a otto anni di lavori forzati di seconda categoria (non in miniera ma in una fortezza o in un campo di prigionia) per partecipazione a progetti criminosi, per aver letto la lettera di Belinskij, che secondo la sentenza era piena di formulazioni irrispettose nei confronti della chiesa ortodossa e della suprema autorità. […] Lo zar Nicola dimezzò la pena e decretò che dopo quattro anni di lavori forzati Dostoevskij sarebbe passato alla leva coatta, senza specificare per quanto tempo.

Dostoevskij nel 1863

Nella lontana e mitica Siberia si svilupperà l’amicizia tra Alexander Von Wrangel e Dostoevskij. Ma il fascino della storia narrata da Brokken sta nel vedere quanto fragile e umano fosse quel genio indiscusso che è Dostoevskij. Una fragilità dimostrata attraverso le sue pene d’amore per Marja Dmitrievna che confida all’amico, per la malattia di cui soffriva, l’epilessia,  e per quei reiterati tentativi di veder annullata la propria pena, che gli avrebbero permesso di tornare a pubblicare ciò che scriveva. A questo scopo

Dostoevskij aveva scritto una poesia in occasione della morte dell’imperatore Nicola. Non occorre che ripeta cosa F.M. pensasse dello zar che lo aveva trascinato davanti al plotone d’esecuzione e inscenato la fucilazione per terrorizzare i suoi oppositori, ma pur di condurre una vita normale, senza il giogo dei lavori forzati o l’obbligo di servire come soldato, era passato sopra alla sua avversione.

Quando molti anni dopo fu pubblicata, Dostoevskij ne pagò le conseguenze. I critici inorridirono per il tono dimesso – sei volte “perdonatemi” nei primi sei versi – e il messaggio squisitamente patriottico. Per i sofisti della letteratura era lampante che la vita creativa di Dostoevskij andasse suddivisa in un periodo precedente alla Siberia e uno successivo. Il modo in cui cercava di ottenere il pieno perdono dalle somme autorità rasentava il servilismo. Perché doveva per forza ingraziarsi lo zar? Pure sciocchezze. Dostoevskij era per natura e in tutto il suo essere un patriota, nell’accezione più ampia del termine. Che la Siberia lo avesse cambiato nel carattere, nelle convinzioni e nell’atteggiamento mi sembra un’enorme esagerazione. Non ha mai maledetto la Russia; da nero non era diventato bianco, né da rosso blu. Prima della Siberia aveva espresso critiche sulla servitù della gleba e molte altre ingiustizie, ma chi non lo faceva? Un russo vive in dissidio costante con la Russia, altrimenti non è un russo. Toglietegli però la Russia e morirà di morte lenta.

Ci ritorna, dalla lettura di queste pagine, un’immagine di Dostoevskij molto umana e fallibile. Nelle conversazioni con Von Wrangel Dostoevskij era particolarmente interessato ai casi che quest’ultimo gli raccontava. Sondava, infatti, con un quasi macabro piacere, le pieghe dell’animo umano. Una persona per la quale, come dice Brokken

l’essenziale si celava negli aspetti malvagi e corrotti delle persone, il resto lo considerava mera apparenza.

Ciò che mi stupiva di Fëdor Michajlovic era la sua indifferenza davanti ai fenomeni naturali; non lo toccavano, lo lasciavano freddo. Era completamente assorbito dallo studio dell’uomo con tutte le sue qualità, debolezze e passioni. Il resto per lui era d’importanza secondaria. Cercava e investigava fino a percepire la più piccola piega dell’animo umano. Sezionava come un anatomista, incideva sempre più a fondo, non era contento finché non metteva a nudo il cuore e l’anima. Una montagna era solo una montagna, anche se si chiamava la Montagna dei Serpenti, come quella su cui si estendeva la città di Zmeinogorsk.

Una scrittura rivoluzionaria,  in quanto Dostoevskij ha descritto i propri personaggi attraverso il loro pensiero e il loro modo di parlare e non raccontando (uno Show, don’t tell ante-litteram), un genio che, senza l’esperienza siberiana, forse non avrebbe scritto i capolavori che conosciamo.

E, come dice Brokken nella video intervista fatta da Silvia Crupano a Più libri più liberi, anche la storia di una grande amicizia.

 

Titolo: Il giardino dei cosacchi
Autore: Jan Brokken
Editore: Iperborea
Traduzione: C. Cozzi, C. Di Palermo
Pag.: 416
ISBN: 9788870914719
Prezzo: € 18,50 cartaceo, € 9,99 ebook

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Informazioni su Agata (e la tempesta)

Prende il nome dal suo film preferito dove Agata è una libraia che incontra, tra gli scaffali, l'uomo della sua vita. Sarà che non è libraia, ma lei ancora non gli è sbattuta contro. Nel frattempo fa l'im-piegata - per sopravvivenza - e partecipa ad ogni corso le sbarri la strada, purché non faccia venire il fiatone. Così, da ex pianista, ex corista, passa per la calligrafia, la legatoria, il teatro, il clavicembalo. E, in tutti gli spazi possibili, vi infila i libri, con una netta predilezione per i classici. E tanti libri per bambini, che suo figlio - molto allegramente - snobba. Però la ama e la sostiene nel suo diventare adulta.

4 commenti su “Il giardino dei cosacchi

  1. cazzeggiodatiffany
    01/04/2017

    Non conoscevo questo autore!

    Liked by 1 persona

  2. maria san
    03/04/2017

    fantastico libro e fantastica recensione!

    Liked by 1 persona

  3. claudiarabij
    19/04/2017

    bellissimo, non vedo l’ora di leggerlo!

    Liked by 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 01/04/2017 da in Biografie bolsceviche, Ora in libreria.

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