Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

#5libri rivoluzionari e qualcosa in più…

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Il’ja Efimovič Repin (1844 – 1930) I battellieri del Volga (o Trasportatori di chiatta sul Volga), 1870–73 (Museo russo, San Pietroburgo)

Eh no, qui in Russia il 2017 non può passare inosservato. E invece di aspettare ottobre, partiamo a marzo (febbraio del calendario giuliano) quando Pietrogrado ha preso fuoco.

Siamo un po’ nostalgici, forse, ma di certo non inconsapevoli. Della rivoluzione ci affascina l’aspetto artistico e sociale, che a dispetto di quello politico, ha conservato tutta la sua magia. In effetti, se al 1917 si è arrivati, è stato anche grazie ad un movimento culturale vastissimo che ha interessato l’intellighenzia russa dalla seconda metà del XIX sec. fino al 1917. Non a caso, quando parliamo dell’èlite intellettuale utilizziamo un termine adottato dai russi qualche tempo prima.

Il ruolo giocato da intellettuali, scrittori, musicisti, pittori e artisti è stato fondamentale sotto un doppio profilo. Da un lato ha contribuito nel corso di decenni ad evidenziare le storture e le aberrazioni di un sistema feudale arretrato e ancestralmente castale, basti solo considerare come la ricchezza si contasse in “anime”, ovvero in persone possedute. Dall’altro, la cultura e l’arte hanno contribuito ad anticipare cosa sarebbe accaduto, in che direzione sarebbero andati i movimenti di contestazione prima, e rivoluzionari dopo. Dunque sia una fuzione di critica, sia una funzione di profezia e illuminazione su una strada che si prospettava difficile e che nei fatti lo sarebbe stata talmente tanto da fallire già negli esordi. Gli aspetti distopici del futuro sono stati colti in netto anticipo sugli eventi stessi.

Noi proviamo a proporvi una galleria di opere letterarie che hanno anticipato quella rivoluzione, quelle senza le quali proprio non immaginiamo come si sarebbe arrivati al febbraio di un secolo fa. Si tratta di un quadro parziale, più che parziale. Se la Russia è famosa per la sua letteratura, quegli anni furono una fucina di genialità che si incentivarono a vicenda.

Nikolaj Gavrilovič Černyševskij – Che fare? 1863-1864, ma pubblicato per la prima volta in Russia solo nel 1905 – Che fare? Si chiede Černyševskij a meta’ ‘800? Che fare? ripeterà Tolstoi qualche anno più tardi e poco prima della rivoluzione, nel 1902, Lenin tornerà a rivolgere questa domanda. E proprio nel libro di Černyševskij, più che nel Capitale di Marx, secondo alcuni studiosi, Lenin trovò l’ispirazione e la spinta emozionale per l’avvio della Rivoluzione di ottobre. Per questo “Che fareè un romanzo rivoluzionario, o come lo definì Kropotkin, l’essenziale «breviario di ogni giovane russo», per la profonda influenza che esercitò sulla generazione rivoluzionaria del tempo. Il romanzo, infatti, riflette gli ideali del socialismo rivoluzionario presovietico: uguaglianza tra i sessi ed emancipazione femminile, critica delle convenzioni borghesi, esaltazione del cooperativismo e dell’impegno etico. Protagonista è Vera Pavlovna, decisa a vivere la sua vita sentimentale senza accettare compromessi e senza rinunciare alla sua indipendenza. Černyševskij scrisse il suo libro mentre era detenuto, per la sua attività e i suoi scritti sovversivi, nella rinomata fortezza di Pietro e Paolo a Pietroburgo.  Proprio qui altri due scrittori presenti in questa lista furono rinchiusi per le loro idee antizariste: Fedor Dostoyevskij e Maksim Gor’kij.

Fëdor Dostoevskij – I Demoni  1873. Forse il romanzo più complesso del nostro adorato Dostoevskij. Filosofico e politico, il romanzo racconta il clima in Russia nella seconda metà dell’800 dove sempre maggiore era l’influenza del pensiero anarchico e nichilista contaminato dalla violenza del terrorismo. In uno scenario che ha spesso del surreale, nella provincia recondita dell’impero zarista, lo scrittore ricostruisce le dinamiche sociali nel gruppo di personaggi che muove l’azione. A dominare su tutti Nikolj Stavrogin, l’uomo dalle mille qualità che cede completamente al male. La trama del romanzo è più complessa, ma perché è un romanzo rivoluzionario? Perché anticipa in un certo senso il lato oscuro della rivoluzione. La tendenza all’autodistruzione che sarebbe emerso nell’annullamento di ciò che è contro il nuovo ordine e tale tendenza nichilista all’autodistruzione sarà nel primo periodo di stabilizzazione del regime il fattore predominante. Vi è inoltre nel romanzo una tendenza all’identificazione di ogni personaggio con un’idea politica. Anche in questo caso l’anticipazione è chiara del magma ideologico annullato dal bolscevismo. Infine, fondamentale è che l’azione si svolga in provincia dove l’ideologia è portata da gente di città, studenti. La provincia assimila a modo proprio le idee rivoluzionarie senza una reale comprensione, mentre a guidare ci sono gli intellettuali o meglio la parte elevata e colta della società, ovvero l’idea dominante dei Bolscevichi (ad esempio rispetto ai menscevichi). Le parti finali del libro sui moti della popolazione sono l’emblema di un volgo infuriato e un burattinaio cui è  sfuggito il controllo. Innegabile anche l’importanza della componente femminile del romanzo, la cui presenza all’inizio è un pretesto narrativo, poi diventa il simbolismo della distruzione sia nel matrimonio di Stravogin con una povera demente, sia nell’uso di Lizateva sedotta e abbandonata. Leggetene se volte un simbolismo neanche troppo velato con la Russia.

Ad anticipare i temi della rivoluzione ci sono stati anche altri grandi scrittori. Gogol con Anime Morte e  Turgenev con Padri e Figli sono gli altri esempio significativi.

Fëdor Sologub – Il Demone Meschino 1892 – 1902. Questo libro non affronta in maniera diretta tematiche sociali o antisociali, ma rappresenta forse l’aspetto introspettivo della decadenza di un sistema attraverso l’analisi dei suoi personaggi. Considerato come uno dei romanzi più rappresentativi  del Simbolismo, Il Demone Meschino racconta il declino morale, la corruzione, il degrado di un uomo legato a valori sociali esteriori e borghesi. Nel romanzo emerge la frustrazione della classe borghese, del singolo che vede nell’ascesa sociale la propria realizzazione. Perché è un libro rivoluzionario? perché spiega l’adesione a modelli che i movimenti culturali e intellettuali della rivoluzione vogliono cancellare.

Maksim Gor’kij – I Bassifondi , con il sottotitolo “Scene di vita russa” del 1902 – Opera teatrale scritta da Aleksej Maksimovič Pežkov (che utilizzò lo pseudonimo “Gor’kij” che in russo significa “amaro”), tra i più significativi scrittori del realismo sociale. Gor’kij si fa portavoce degli strati più bassi della società descrivendo un gruppo di derelitti – un ladro, un giocatore di azzardo, un ex artista, un ex aristocratico, una prostituta – tutte persone un tempo con ambizioni, con un obiettivo e che, a causa della loro debolezza, dell’ingiustizia e la crudeltà del mondo sono forzati a rimanere nel fondo (in russo il titolo dell’opera e’ “На дне”- letteralmente: “sul fondo”), e ad essere respinti giù ogni volta che tentano di alzarsi. Sono personaggi de-umanizzati, brutali, inutili. Personaggi mai visti sul palcoscenico di un teatro, quello di inizio ‘900, abituato a descrizioni “romantiche” delle classi disagiate. Perché è un libro rivoluzionario? Perché ci fa immergere nei bassifondi della società della Russia zarista di inizio ‘900, quei bassifondi da cui si cercherà la luce con l’avvento della Rivoluzione.

Andrej Belyj – Pietroburgo 1913.  Il romanzo di Pietroburgo, dove la città perde quella vena romantica e politica che abbiamo letto in Dostoevskij e Tolstoj e assume la connotazione misteriosa, quasi fatta di ombre e morti dei racconti di Gogol. Pietroburgo è il romanzo del paradosso rivoluzionario. Anche qui l’azione è incentrata sulla figura di un giovane dell’aristrocrazia che si oppone al sistema patriarcale e antiquato rappresentato da suo padre partecipando ad una azione terroristica. Resta impresso del libro, più della trama la sensazione di vuoto, di incertezza, di frustrazione derivante dall’incapacità all’azione. Perché è un romanzo rivoluzionario? La maggiore tendenza dell’epoca è verso il nichilismo e l’anarchismo con forti connotazioni terroristiche che si ritrovano nel romanzo, ma ciò che colpisce è anche in questo caso la presenza di chi macchina quasi come un Deus Ex Machina per favorire la violenza. Se la voglia di cambiamento è sempre avvertita dall’alto e portata verso il basso, l’èlite che si ribella a se stessa rappresenta simbolicamente la fine di una civiltà stanca e senza prospettive, che decide attraverso la violenza di autorigenerarsi. Oltre gli aspetti politici, Belyi è da leggere dato che è stato uno degli autori fondatori del romanzo introspettivo moderno.

Vladimir Majakovskij – La nuvola in Calzoni 1914. 

Se volete,
sarò rabbioso a furia di carne
e, come il cielo mutando i toni,
se volete,
sarò tenero in modo inappuntabile,
non uomo ma una nuvola in calzoni

La Rivoluzione di Majakovsjkij, prima che nei contenuti sta nella forma, in quel futurismo letterario che diventa una delle note dominanti della letteratura (pre) rivoluzionaria. Ha 22 anni, M. quando scrive questo poema, è giovane e appartiene a quel circolo di intellettuali che a Pietrogrado stanno costruendo la base culturale del nuovo corso. La Nuvola in Calzoni è determinante per il modo in cui si pone nei confronti della tradizione letteraria precendente. I versi inneggiano alla distruzione del vecchio ordine e all’edificazione di un nuovo ordine, come di una genesi per la rivelazione dell’uomo, tema affrontato anche nel pometto L’Uomo.  Il movimento Futurista di cui M. è uno dei maggiori esponenti russi e non solo inneggia alla novità, a quel cambio di passo di un mondo troppo ancorato al passato e in cui la Rivoluzione rappresenta la vera realizzazione. In quella rivoluzione M. avrebbe ceduto, per essa avrebbe lavorato fino alla rottura, fino alla realizzazione che l’utiopia si è trasformata in distopia, fino ad un colpo di pistola alla tempia a ribadire che

Il minimo granello di polvere di un vivo
vale più di quello che farò e ho fatto

Tatiana Larina e Maria San

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Informazioni su Tatiana Larina

russa per vocazione, dedica ogni minuto libero a leggere qualsiasi cosa le passi a vista da arabi, persiani e indiani a scandinavi e russi, dai diari di viaggio alle saghe familiari e fantasy con un debole dichiarato per l‘italiano puro. Non che disprezzi chick-lit, fantasy e gialli da strapazzo, ma per carità non propinatele spazzatura spacciata per capolavori. Mamma e ricercatrice, dopo un decennio o più a girare per trovar chi sa cosa, è arrivata alla conclusione che un libro come si deve ti porta più lontano del ‘Millennium Falcon’.

5 commenti su “#5libri rivoluzionari e qualcosa in più…

  1. cazzeggiodatiffany
    04/03/2017

    Interessantissimo, complimenti!

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  2. Complimenti, davvero! Condiviso su FB

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  3. vhreccia
    04/03/2017

    Mamma mia, che spettacolo. Brave, davvero brave.

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  4. speranza
    04/03/2017

    ma che meraviglia!

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  5. Tatiana Larina
    06/03/2017

    grazie a tutti, diaciamo che abbiamo trovato un modo per ammorbare anche il blog con questa insana passione!

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