Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Cremlino di Zucchero

sorokinL’avevo già detto che leggere i Russi significa leggere la storia della letteratura, perché in effetti solo conoscendo le radici si comprende dove vanno a finire i rami. Bè la mia teoria è confermata dalla lettura di questa raccolta di racconti di Sorokin, appena edita da Atmosphere edizioni, piccola casa editrice che sta facendo un lavoro di traduzione e introduzione sul mercato italiano di opere straniere sconosciute nella nostra periferia e note invece all’estero fino ad influenzare generi letterari. E qui mi ripeto sui piccoli editori e la loro missione per la cultura, che regala a noi appassionati divoratori di pagine la gioia di non dover per forza scegliere i bestseller calati dall’alto dai fabbricanti di casi editoriali.

Sorokin è uno di questi casi. Considerato se non il più grande, comunque tra i maggiori scrittori russi viventi, ha uno spessore notevole e permettetemi di dirlo: è Russo fino al midollo. Russo perché tra le pagine di “Il Cremlino di Zucchero” è possibile rintracciare la tradizione del racconto russo. I primi riferimenti sono a Checov e Gogol, date sia le ambientazioni che le tematiche individuate. Sorokin però si stacca dal paradosso del “vero” presente in Gogol e dalla teatralità della vita di Checov e sperimenta il genere di cui è maestro contemporaneo: la distopia.

Anche in questo Sorokin attinge ad una tradizione gloriosa. Le avanguardie sovietiche hanno largamente sperimentato il genere distopico. Nessuno meglio di loro ha potuto comprendere cosa significhi star ad un passo dalla realizzazione di un’utopia e vederla sfumare in un soffio. E come non considerare Bulgakov? (non storcete il naso, su, che di distopia il Maestro e Margherita ne ha da vendere).

Sorokin torna sul tema di una Russia futurista in cui lo stato domina e controlla tutto. Un regalo dello stato ai bambini il giorno di natale accompagna come fil rouge la narrazione: il cremlino di zucchero, centellinato da chi lo possiede, regalato con parsimonia a simboleggiare una dolcezza che la vita non può riservare altrimenti.

Ve la ricordate la palla di baseball che attraversa l’America disincatata e feroce di Don Delillo in Underworld? nonostante questo non sia un romanzo, il dolce simboleggia e garantisce l’unità narrativa: tutti i personaggi vivono nello stesso momento storico e condividono il medesimo disagio sebbene in forme diverse. E di forme di disagio Sorokin  ne individua una significativa galleria, uno per ogni racconto: la dipendenza dalla droga, i campi di prigionia e la tortura, l’alcolismo, lo sfruttamento delle persone con diversa abilità e delle ragazze, quasi ancora bambine, per prostituzione. I racconti sono ambientati in contesti diversi: la fabbrica, il cinema, la campagna, i caseggiati grigi di città dove le famiglie vivono tutte insieme senza privacy. A godere di queste situazioni, di questo sfruttamente continuo dei più debole, gli uomini del regime, gli opricnik, serviti, riveriti, cui tutto è possibile senza freni e limiti

Nel futuro di Sorokin sembra che non ci siano differenze con quello che è stato il passato vissuto in Russia, tranne che per fotografie e giornali semoventi e qualche “ciarlone” a distanza. Onnipresente è l’occhio dello stato che arriva ovunque e tutto vede (un detto dei tempi bui recitava: dalla Lubjanka c’è la vista migliore di Russia: si può vedere ogni angolo dell’Unione Sovietica). E come capita nella migliore tradizione distopica, il controllo è possibile grazie alla passività dei controllati: che sia per la “neve” venduta in farmacia, per le prostitute a disposizione o per timore di ritorsioni e torture, la passività permette al Leviatano di crescere a dismisura.

In questo particolareggiato tratteggio dell’universo del “suddito” secondo me che sta la vera bellezza del libro. Sorokin, a mio avviso cerca di mostrare, l’atteggiamento degli “idealtipi” alla sottomissione. Che sia il caporeparto della fabbrica, l’attore o l’intellettuale o la bambina, lo scrittore. Sorokin racconta come la vessazione viene vissuta, accolta o respinta.

Il Cremlino di zucchero diventa protagonista nel racconto “La Fabbrica” dove si producono i dolci di stato e dove le cose imperfette vengono gettate via secondo la necessità veicolare solo l’idea di uno stato integro e senza crepe altrimenti. E mentre un caporeparto approfitta di una giovane operaia sodomizzandola proprio sugli zuccherosi dolcetti, la ragazza ruba pezzi di dolce. Un cane che si morde la coda.

Il libro è bello, molto bello. Certo si presenta molto duro per la sua intensità. Il genere distopico incoraggia nelle visioni degeneri del futuro, la violenza, la cattiveria, il male quasi ad esorcizzare possibili scenari futuri.  Strettamente connesso con La giornata di un Opricnik (andate a leggere la bella e consistente recensione della nostra Polimena), la raccolta di raccolti declina in maniera più sottile molti aspetti dell’oppressione e delle ineguaglianze.

Consigliato: se siete in vena di scoperte e di riscoperte e avete voglia di dare credito anche ai contemporanei.

Sconsigliato: se non vi piace il genere ovviamente, e se non siete pronti alla crudeltà.

Titolo: Cremlino di zucchero
Autore: Vladimir Sorokin
Traduttrice: Denise Silvestri
Editore: Atmosphere libri
Pag.: 194
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788865642023

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Informazioni su Tatiana Larina

russa per vocazione, dedica ogni minuto libero a leggere qualsiasi cosa le passi a vista da arabi, persiani e indiani a scandinavi e russi, dai diari di viaggio alle saghe familiari e fantasy con un debole dichiarato per l‘italiano puro. Non che disprezzi chick-lit, fantasy e gialli da strapazzo, ma per carità non propinatele spazzatura spacciata per capolavori. Mamma e ricercatrice, dopo un decennio o più a girare per trovar chi sa cosa, è arrivata alla conclusione che un libro come si deve ti porta più lontano del ‘Millennium Falcon’.

4 commenti su “Cremlino di Zucchero

  1. polimena
    13/01/2017

    Wow Tatiana, splendida recensione. Mi fai venire voglia di leggerlo subito.

    Liked by 2 people

  2. vhreccia
    13/01/2017

    Ottimo lavoro Tatiana, non è solo una recensione, ma un affresco. Viva viva i piccoli editori.

    Liked by 1 persona

    • Tatiana Larina
      14/01/2017

      grazie!! è vero, è un affresco e purtroppo sempre più realista che distopico

      Mi piace

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