Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

La vegetariana

vegetarianaQuesto è uno di quei libri che, da qualsiasi angolo o con qualsiasi stato d’animo vi mettete a leggerlo, vi “tormenterà” per alcune ore. 164 pagine – divise in tre capitoli dai titoli apparentemente banali (La vegetariana, La macchia mongolica, Fiamme verdi) – pagine di vera introspezione; senza scomodare i grandi psichiatri, ti trovi letteralmente catapultato in una sofferenza pervasiva causata dal nostro vivere la banalità di ogni giorno in modo monotono e senza consapevolezza, per poi venire “risvegliati” da un mero incubo.

Siamo nella Corea del Sud. La novella racconta la storia di una donna, Yeong-Hye, una moglie devota, insignificante, sottomessa, senza attrattive speciali né particolari difetti, con una personalità passiva, affrontava la quotidianità con nessun grillo per la testa e senza piantar mai grane. L’unica stranezza era che non le piaceva portare il reggiseno. Dopo una notte di incubi di sangue e boschi scuri, il marito trova Yeong in cucina immobile davanti al frigorifero, tutto intorno sacchetti di plastica ripieni di carne, una provvista preziosa, diligentemente accumulata, in procinto di finire nel sacco dell’immondizia. Il meccanismo della loro ordinarietà si inceppa; inizia una cantilena atroce e prolungata di quel sogno che devasterà l’immaginario della moglie e non le darà più tregua. Il marito, basito e sconcertato, chiede spiegazioni e l’unica cosa che Yeong ha saputo sussurrare era che aveva fatto un sogno: “una canna di bambù da cui pendono enormi quarti di carne rosso sangue, ancora gocciolanti di sangue. Cerco di passare oltre ma la carne… non c’è fine alla carne, e nessuna via d’uscita. Ho del sangue in bocca, i vestiti intrisi di sangue appiccicati alla pelle”. Da quel sogno nasce in Yeong il rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne in un paese dove essere vegetariani è rarissimo e, generalmente, non visto di buon occhio. Parte anche nel marito, prima, e nel padre ed i famigliari poi, una reazione di costernazione, fastidio, rabbia, violenza e vergogna che porterà la ragazza a gesti estremi per proteggere la sua scelta. Al marito che le chiede perché non fa più l’amore con lui, lei risponde “perché puzzi di carne”. Al padre padrone che, davanti a tutta la famiglia riunita, si sente di dare una lezione alla figlia che ha osato ribellarsi, con questo atto ostile, all’ordine famigliare ed alle consuetudini sociali, e che la costringe ad inghiottire un boccone di carne, Yeong avrà una reazione estrema, tentando di suicidarsi davanti a tutti. Arriverà, nel secondo capitolo, il cognato artista a dare un po’ di verve alla storia della donzella sfinita. Le chiede di posare nuda per lui e quando si accorge che ella ha una macchia mongolica sul fondoschiena, impazzisce letteralmente, ossessionato nel volerla vedere. La storia si tinge di un erotismo a tratti fine a tratti grossolano, con lui che dipinge il corpo di lei come fosse una pianta e con un’esplosione di fiori che partono da quella macchia. Yeong, dal canto suo si perde sempre più nelle sue fantasie e si autoconvince di dover abbandonare il suo corpo e diventare un vero e proprio albero. Si rende conto che per sopravvivere si esercita la violenza. Lei, come l’albero, non mangia, le basta esporre il proprio corpo nudo alla luce del sole. Le basta solo ossigeno, luce e acqua. Ma in tutte queste convinzioni, i due finiscono a letto insieme, la sorella scopre tutto, lui tenta di buttarsi dal balcone e lei, Yeong-Hye, viene ricoverata in ospedale psichiatrico. La sorella, In- Hye, nella terza ed ultima parte, cerca di capire, si arrovella in mille domande e mille ipotesi, ma non risulterà sufficientemente profonda nel farlo.

Sono positivamente colpita da questo libro. Intenso, suggestivo, a volte rivoltante, a volte ai limiti della follia (in realtà Yeong, a mio parere, non è folle, non lo è nemmeno diventata. Ha semplicemente trovato una soluzione al suo nichilismo. Ha trovato il modo di scegliere di essere ed il coraggio di andare contro ogni tipo di costrizione). Due però le mie considerazioni finali: 1) se proprio proprio debbo trovare una pecca in questo libro, posso dire che forse il pathos non ha sempre seguito un iter lineare; la scrittura all’inizio è incalzante, per poi scemare, deliberatamente o no, questo non mi è dato saperlo, in una tranquillità descrittiva che lascia un po’ perplessi; 2) Se deve passare il concetto che per alimentarsi qualcuno deve morire… beh! Rispondo che è la crudele legge della natura. Vogliamo cambiarla? Magnifico. Senza però intaccare la libertà degli altri che hanno il santo e sacro santo diritto di mangiare carne ed inghiottire sangue, se è questo che desiderano!

Titolo: La vegetariana
Autrice: Han Kang
Editore: Adelphi
Pag.: 177
Prezzo: € 18,00 cartaceo, € 9,99 ebook

Postato da Zaidenoll on behalf of Wizzy

Annunci

2 commenti su “La vegetariana

  1. Tatiana Larina
    09/12/2016

    Brava Wizzy! Il libro è difficile e complesso e tira fuori davvero tanta roba. Io a distanza di settimane, forse mesi, lo sto ancora metabolizzando

    Mi piace

  2. Pingback: Ci mettiamo la faccia: i migliori libri letti nel 2016 | Parla della Russia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 07/12/2016 da in Ora in libreria.

Seguimi su Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: