Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

#5libri balcanici

Bascarsija

Il nome di questo post e i 5 libri che ne fanno parte sono cambiati un’infinità di volte nel corso dei mesi (quasi 10). Ho finalmente raggiunto un (parziale) compromesso con me stessa e con i libri che avrei voluto inserire ma che non ci sono, e con quelli che ho messo anche se all’inizio non avrei voluto perché mi sono ripromessa di scrivere un altro post sull’argomento. La scelta è stata sofferta. Che vuol dire libro balcanico? Parliamo di un libro scritto da un autore nato nei Balcani o semplicemente ambientato nei Balcani? O entrambi? All’inizio ho provato ad affiancare saggi ai romanzi, ma non doveva trattarsi di una buona idea dato che non sono riuscita a chiudere il post per mesi e mesi. Dopo aver accantonato più di un bizantinismo mentale vi presento 5 libri balcanici che seguono un odine geopolitico, da nord a sud, uno per paese. Anzi, da nord ovest a sud ovest, dato che Romania e Bulgaria sono assenti. Ma mancano all’appello anche la Slovenia, la Croazia, il Kosovo e la Macedonia! E la Turchia dove la mettiamo? Certo poi bisogna anche considerare che esistono scrittori jugoslavi anche se la Jugoslavia non esiste più. Esistono poi scrittori balcanici ebrei, musulmani, cattolici e ortodossi. E scrittori balcanici Rom, che con mio rammarico non ho ancora mai letto. Ecco, non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di raccontare i Balcani solo in parte, di tralasciare qualcuno o qualcosa di importante. Che confusione! Che disastro! Sto balcanizzando il post! Buona lettura e al prossimo post su altri 5 libri balcanici.

1) Serbia

Danilo Kiš, Una tomba per Boris Davidovič. Sette capitoli di una stessa storia (titolo originale: Grobnica za Borisa Davidoviča: sedam poglavlja jedne zajedničke povesti), 1976.kis2

L’intricata vicenda del rivoluzionario Boris Davidovič, l’uomo dalle numerose identità, e del suo carnefice apre una finestra sugli aspetti più sanguinosi della Russia della prima metà del secolo scorso e sulla comunità ebraica europea, dato che la maggior parte dei protagonisti sono di fede ebraica come l’autore. Un romanzo cupo, che narra le vite e le morti di sette personaggi che si trovano a vivere lo stesso momento storico, quello del Grande Terrore. Il tema della sopraffazione e della persecuzione sono presenti in ognuno dei sette capitoli che compongono l’opera Quando il libro uscì suscitò molto scalpore in Jugoslavia, soprattutto fra i nazionalisti filorussi e antisemiti. Questo libro l’ho scelto per la categoria #libromyear della Reading challenge 2016.


Andric.jpg2) Bosnia-Herzegovina

Ivo Andrić, La corte del diavolo (titolo originale: Проклета Авлија), 1954.

Siamo in Bosnia, nell’estrema periferia occidentale dell’impero ottomano. Fra Ratislav mette a posto la cella appartenuta a Fra Petar, appena morto e seppellito nel cimitero del convento, e ricorda i suoi racconti,  soprattutto quelli dei due mesi passati in carcere a Istanbul, che il defunto frate amava raccontare con dovizia di particolari. Il carcere era una vera e propria “cittadella di detenuti e di guardie che i levantini di ogni nazionalità chiamano Deposito, ma che è più conosciuta col nome di Corte del diavolo“. Attraverso i ricordi di Fra Peter conosciamo il folto sottobosco di personaggi di ogni specie che entrano e escono dal carcere, e soprattutto la figura del suo direttore Karagöz. Questo libro l’ho scelto per la categoria #librocircolare della Reading challenge 2016.

 

3) Montenegro

Miodrag Bulatović, Il gallo rosso  (titolo originale: Crveni petao leti prema nebu), 1959bulatovic.jpg

Il gallo rosso è un breve romanzo che racchiude in se le storie di quotidiana violenza e sopraffazione di un mondo contadino balcanico patriarcale. Per tutto il libro il lettore è in attesa di un avvenimento risolutivo, di un cambiamento che in qualche modo spezzi la tensione  della storia e dia un qualsiasi tipo di sollievo ai protagonisti, che pagina dopo pagina iniziamo a conoscere e quasi ad amare. Più che di amore però si tratta di compassione, che diventa pena quando si capisce che l’attesa è vana e che e la speranza in un qualsiasi tipo di soluzione si trasforma nella polvere bruciata dal sole che ricopre i protagonisti. Vorremmo correre verso Muharem e Mara Pazza e aiutarli, portarli via da lì. Vorremmo entrare nella storia per andare a scuotere il vecchio e dirgli: perché non parli? falli smettere!

kadare-24) Albania

Ismail Kadaré, I tamburi della pioggia (titolo originale: Kështjella), 1970 

L’esercito ottomano assedia la roccaforte di Kruja dove aveva trovato rifugio l’esercito rimasto al comando Skanderberg nel disperato tentativo di resistere all’avanzata turca nei Balcani. L’assedio è raccontato dal punto di vista del nemico, anche se il vero protagonista del racconto è il coraggio del popolo albanese.  Dopo aver provato numerosi stratagemmi per impadronirsi della città, fra cui spargere la peste avvelenando l’acqua con i topi infetti, i turchi si devono arrendere alle prime piogge autunnali, e rimandare il loro intento all’anno successivo.   Sopraggiunge l’autunno, e il frastuono dei “tamburi della pioggia” sta per segnare la fine di ogni speranza di vittoria. Il passato si intreccia al presente, come spesso avviene nei Balcani. Sembra infatti che attraverso lo scontro fra albanesi ed esercito Ottomano,  Kadarè avesse voluto in realtà raccontare la resistenza della piccola Albania all’imperialismo stalinista.

 

5) Grecia

Ziranna Zately, E alla luce del lupo ritornano (titolo originale: Και με το φως του λύκου επανέρχονται), 1993Zateli.jpg

Ambientato in Macedonia all’inizio del secolo scorso, il romanzo racconta le vicende di una famiglia allargata molto numerosa. In oltre 600 pagine la narrazione si compone e scompone in una struttura che definirei a scatole cinesi, anzi a matrioska, per onorare la russitudine del nostro blog. La storia va avanti e torna indietro adottando una dimensione temporale in cui passato e presente si rincorrono. Le protagoniste sono soprattutto donne e di tutte le età. Attraverso i loro ritratti psicologici e i loro traumi, spesso scacciati in fondo alla propria psiche, in un angolino buio ma che alla luce del lupo ritornano, Zately ci racconta la complessità della natura umana e del suo rapporto con la società. Questo libro l’ho scelto per la categoria #librocopertina della Reading challenge 2016.

 

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Viaggia sempre e comunque, in autobus, a piedi o stando ferma con un libro in mano. La sua metà balcanica l'ha costretta a mischiare archeologia e scienze politiche riuscendo addirittura a farne una professione.

3 commenti su “#5libri balcanici

  1. Leoni Gianni
    17/10/2016

    Che bel post…mi piacerebbe regalarti il titolo di quel racconto balcanico della Munro, ambientato in Albania…se magari non lo conoscessi…”L’albanese ” credo ma chissà…solo grazie allora

    Liked by 2 people

    • burekeater
      20/10/2016

      Grazie, lo leggerò con molto piacere

      Mi piace

  2. Pingback: Ci mettiamo la faccia: i migliori libri letti nel 2016 | Parla della Russia

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Questa voce è stata pubblicata il 17/10/2016 da in #5libri.

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