Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Non scrivere di me

non-scrivere-di-meSe dovessi definire con una parola questo bel libro di Livia Manera Sambuy, non potrei che scegliere “sorprendente”. Da una giornalista letteraria che scrive di libri e di scrittori, ci si aspetterebbe probabilmente una raccolta di articoli e interviste. Questo libro invece è più di una raccolta di ritratti di scrittori, è un libro di “racconti dal vero”.

“Trovando una triangolazione impossibile tra finzione letteraria, realtà  e memoria”, Livia Manera Sambuy intreccia la sua storia personale a quella degli scrittori di cui ci racconta. Gli incontri sono legati a momenti particolari della sua vita e negli occhi degli scrittori spesso finisce per specchiarsi. Dall’ironica Mavis Gallant, in cui ritrova i temi della fuga e del cambiamento, che le avevano portate entrambe a Parigi seppure in epoche ben diverse, al control freak Philip Roth (*) con cui intreccia un’amicizia difficile ma particolarissima, l’autrice ci guida attraverso un percorso di autoanalisi che la vede come testimone e protagonista. Tra gli otto autori scelti tra i tanti incontrati nel corso di una carriera lunga e intensa, forse i più familiari ci convinceranno a leggere questo libro, ma la scoperta vera saranno quelli meno noti, alcuni dimenticati e altri riscoperti, e tutti parlano di altri autori ed altri libri in un percorso affascinante per qualsiasi appassionato. Con ognuno la scrittrice riesce a trovare una complicità o comunque un momento di contatto autentico, tranne forse con David Foster Wallace, che dopo averle dato appuntamento in un desolatissimo McDonalds in una stazione di servizio,  si sottrae continuamente alla confidenza.

Ci voleva una scrittore torturato come DFW per scegliere un luogo tanto ostile. Credo che fosse il suo modi di dirmi: va bene, visto che insiste tanto accetto di incontrarla, ma guardi che lo faccio a malincuore (…)
Quando gli avevo chiesto cosa volesse ordinare (…) mi aveva risposto stupefatto: “Mangiare qui? Non sono mica matto?”
“Ma allora perché ha voluto che ci incontrassimo da McDonald’s?”
“Perché questo McDonald’s è a metà strada tra Chicago e Bloomington. Quando i miei genitori si sono separati, è qui che ci incontravamo. E poi non potevo certo chiederle di venire a Bloomington, perché sapevo che si sarebbe persa e che sarebbe stata uccisa e che sarebbe stata colpa mia.

I fantastici otto di Livia Manera Sambuy sono: Mavis Gallant, Judith Thurman, David Foster Wallace, Joe Mitchell, Richard Ford, James Purdy, Paula Fox, Philip Roth ma qui dentro ci sono anche Ernest Hemingway, Jean Paul Sartre, Karen Blixen, John Barth, George Saunders, Ian McInerney, Raymond Carver, Billie Holiday, i cimiteri e le lettere anonime.

Il titolo del libro viene da una frase che Philip Roth le sibila al telefono, “You won’t write about me again!”, in una sorta di divieto di cui in traduzione si perde tutta la durezza.

Consigliato: a chi legge, legge, legge
Sconsigliato: a chi cerca di moderare la compulsione verso l’acquisto di libri

Titolo: Non scrivere di me
Autore: Livia Manera Sambuy
Pagine: 206
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 16,00 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
ISBN: 978 8807491849

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Un commento su “Non scrivere di me

  1. polimena
    28/09/2016

    Sai cosa mi piace di voi russi? Che ogni volta tirate fuori dal vostro cappello a cilindro un nuovo titolo, un nuovo autore, un libro che parla di libri e di scrittori che a loro volta citano altri libri e altri scrittori. Insomma, mi aprite sempre nuovi mondi e riuscite sempre a solleticare il mio interesse. Peccato che sono settimane che leggo poche pagine e mi addormento 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 28/09/2016 da in Amore a prima svista.

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