Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

La tristezza ha il sonno leggero

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Diciamocelo: se c’è una cosa che fa proprio paura è la felicità. Non sai mai quando arriva. E, soprattutto, quando se ne va.

Nella migliore tradizione italica degli ultimi anni, un libro scritto da un quarantenne disadattato che parla di noi, i quarantenni o giù di lì. E disadattati. Una storia id famiglia, anzi di famiglie, anzi di famiglia allargata o “ricomposta” come si direbbe in Francia. Una storia che è un po’ di tutti noi, o più o meno.

La mia condizione di bambino con due famiglie, due case, due padri, una madre e mezza e non so più quanti fratelli, mi aveva spogliato del ruolo di figlio, delle sensazioni che i bambini provano nella pancia senza nemmeno saperlo, un insieme di coraggio e forza che nascono quando ci si sente importanti, al centro dell’attenzione dei propri familiari. Io, quella forza, semplicemente non l’avevo.

La vita successiva mi ha poi spiegato alcune cose: che non sempre un bacio deve essere con la lingua, che le scuse spesso non cancellano le ferite e che l’amore, corrisposto o meno, serve a ricordarti che sei vivo, in mezzo a una marea di morti.

Lo stile un po’ alla Diego da Silva dei primi tempi o Francesco Piccolo ( ma meno spiritoso) è piacevole ma già visto.

In certi posti, le più interessanti sono sempre le coppie, d’ogni età e genere. Si distinguono in coppie alle prime armi, che stanno decidendo di convolare a nozze o andare a convivere, per cui le vedi aggirarsi fra i divani con aria felice, scambiarsi opinioni, colloquiare amabilmente sul tipo di tappetino per il bagno, chiamarsi a gran voce quando l’altro è andato troppo avanti e si è lasciato sfuggire un reperto fondamentale. E coppie navigate, che ti accorgi subito che, se non stessero all’Ikea, rimarrebbero davanti al televisore senza scambiare una parola. In genere in questo tipo di coppie l’uomo cammina un paio di passi dietro la moglie, così da poter osservare indisturbato la marea di sederi che gli si presentano davanti. La compagna, del resto, sa benissimo ciò che accade alle sue spalle, ma preferisce far finta di nulla, per non incorrere in una nuova discussione senza via di uscita. Però è solita usare abili trabocchetti per far sentire quantomeno in colpa il partner.

La storia è bella, la scrittura scorre bene ed il finale non è scontato. Qua e là ci sono sprazzi di profondità, debitamente sottolineati

La prima cosa che direi a un figlio, una volta adulto, sarebbe: «Fai il possibile perché ciò che ti piace non diventi un passatempo da coltivare solo nel fine settimana. È la via più diretta per trasformarsi in un infelice». Quello che avrebbe dovuto dirmi Mario. A volte chi si preoccupa per te può fare molti più danni di chi a stento si accorge della tua presenza.

«Sai, Erri, ci sono individui che dicono di credere nell’amore, ma non sono disposti a farsi sottrarre una porzione di letto, parlano di condivisione e non accettano di trovare il bagno occupato, si riempiono la bocca di progetti, e poi sbuffano se per caso la televisione è sul canale sbagliato. Grazie a loro ho capito che esistono persone che amano altre persone, e persone che amano solo l’idea di amare altre persone. Con queste ultime si può, al più, fare una cena galante, con le prime, invece, si possono anche spacchettare i cartoni di un trasloco». Prima o poi mi sa che dovrò ringraziare mamma per aver scelto con tanta cura il mio secondo padre.

è inutile temprare i bambini alle prove, tanto ci penserà la vita. Meglio giocare a pallone, finché si può.

Purtroppo al libro in generale manca un po’ di spessore, quello spessore che fa sì che un’opera ti entri dentro per davvero e non sia il divertissement di una mezza giornata. Non ne condivido quindi la candidatura allo Strega – nulla a che vedere con la lucida e spietata profondità di Nicola Lagioia, ma comunque apprezzabile.

È buffa questa cosa che facciamo pagare agli altri le colpe dei nostri genitori. Ognuno se ne va in giro con un mucchietto di dolore incapsulato dall’infanzia, alla ricerca della persona giusta cui restituire un po’ dei torti subiti. Alcuni riescono a bloccare la catena dell’odio grazie a un granello di amore incontrato per caso, ma la maggioranza, purtroppo, continua inconsapevole a far girare l’ingranaggio.

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Titolo: La tristezza ha il sonno leggero
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Longanesi
Pagine: 384

 

 

Questo libro può partecipare alla Reading Challenge 2016 nella categoria #libronew

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Informazioni su zaidenoll

Archeologa Preistorica, convinta evoluzionista, militante multiculturalista e lettrice ossessivo compulsiva: dall’etichetta dello sciampo all’ultimo numero di Nature. La sua #sfida2016: curarsi con i libri, che siano premi nobel o robetta terapeutica.

4 commenti su “La tristezza ha il sonno leggero

  1. polimena
    15/04/2016

    Già dalle tue prime righe avevo capito che non era un romanzo per me. Leggendo tutto il post mi sono definitivamente convinta a non leggerlo!

    Liked by 1 persona

  2. zaidenoll
    15/04/2016

    Ahahah non era proprio questo l’effetto desiderato 😀 – secondo me è una lettura piacevole, certo non da Nobel, ma scorre ed è divertente

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  3. mostramistra
    18/04/2016

    Ho comprato “La tentazione di essere felici” ad un evento di beneficenza … lo avete letto?

    Liked by 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 15/04/2016 da in #libronew2016, Ora in libreria, Reading challenge.

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