Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Gli ultimi ragazzi del secolo

bertante

Ho comprato questo libro dopo aver letto la presentazione sul sito della Giunti principalmente perché parla di Balcani.

Dicono che nei Balcani i secoli non si succedono uno dietro l’altro ma coesistono in un flusso senza interruzione. Fra queste montagne resistono maledizioni eterne, conflitti mai risolti, rancori ancestrali

La verità? Leggendo questa frase, scelta dalla casa editrice come rappresentativa dell’ultimo lavoro di Alessandro Bertante già immaginavo un libro dai mille cliché: l’asprezza del paesaggio e degli abitanti, la naturale tendenza alla violenza, la storia travagliata dei Balcani e chi più ne ha più ne metta.  Dirò di più. Ho iniziato a leggere Gli ultimi ragazzi del secolo con la spocchia dell’italo-yugoslava che lavora nei Balcani da quasi 15 anni.

Mi sono ricreduta. E anzi, ho trovato molta più me stessa di quanto pensassi sia nei Balcani vissuti dall’autore e protagonista, che nel racconto della sua giovinezza milanese.

Ma procediamo con ordine. Partiamo dai Balcani. La Yugoslavia di Bertante, prima, ma soprattutto dopo la guerra, fa paura. Come è giusto che sia. La guerra deve fare paura. In poco meno di 48 ore dal suo arrivo Alessandro fugge da Sarajevo, dalla ratna tama, dall’oscurità della guerra che ancora avvolge la città a pochi mesi dalla fine del conflitto.  Alessandro, turista in infradito e pantaloncini, si sente fuori posto per le strade di Sarajevo, ancora piene di militari della IFOR. C’è il coprifuoco, e nei cimiteri le lapidi portano tutte la stessa data. Mi ha colpita l’incontro di Alessandro con Wibke, perché mi ha vividamente ricordato come la mente si affidi al corpo nella ricerca un antidoto alla morte e alla guerra.

Nonostante i Balcani, la maggior parte del romanzo è ambientato nella Milano Metropoli degli anni Ottanta.  Nonostante gli 8 anni che ci separano, la mia giovinezza nella Roma Metropoli degli anni Novanta è molto simile alla giovinezza milanese di Alessandro. Nonostante cambino i luoghi, il romano Forte Prenestino invece del milanese Leoncavallo, o il Nuovo Salario e il Tufello invece del QT8, le dinamiche delle periferie delle grandi città sono sovrapponibili, si somigliano tutte. Simile è anche la colonna sonora delle nostre vite da ragazzi. Oltre ai Joy Division ho passato interminabili viaggi in autobus ascoltando con il walkman le mie cassette dei Bauhaus, dei Dead can Dance e dei Christian Death, tutte rigorosamente registrate da vinile. Oltre agli immancabili CCCP. Il paesaggio urbano in cui cresce Alessandro è di sangue e plastica. Sono gli ultimi ragazzi del secolo, quelli che diventano adulti sulle ceneri delle ideologie vissute e subite dai propri genitori sessantottini.

Questo romanzo mi ha colpita. Lo consiglio a chi ama i Balcani, ma soprattutto a chi ha passato la propria adolescenza fra muretti e centri sociali di una qualsiasi anonima periferia di una grande città.

Ho scelto Gli ultimi ragazzi del secolo per la categoria #viaggialibro della mia Reading Challenge 2016 perché ho percorso molte volte e in entrambe le direzioni la strada che porta Alessandro e Davide dalla costa dalmata a Mostar e Sarajevo. Anche la strada che dalla Grecia porta verso Niš e poi Belgrado, percorsa prima della guerra da un Alessandro più giovane, mi appartiene profondamente.

Reading Challenge 2016

Titolo: Gli ultimi ragazzi del secolo
Autore: Alessandro Bertante
Anno di pubblicazione: 2016
Pag. 224
Prezzo: 13,60
ISBN 9788809815452

 

 

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Informazioni su burekeater

Viaggia sempre e comunque, in autobus, a piedi o stando ferma con un libro in mano. La sua metà balcanica l'ha costretta a mischiare archeologia e scienze politiche riuscendo addirittura a farne una professione.

5 commenti su “Gli ultimi ragazzi del secolo

  1. polimena
    07/04/2016

    Che bello il tuo viaggia libro!

    Liked by 1 persona

  2. Mar.Màrat
    10/10/2016

    “Lo consiglio a chi ama i Balcani, ma soprattutto a chi ha passato la propria adolescenza fra muretti e centri sociali di una qualsiasi anonima periferia di una grande città”. Colpito! Mi sa che lo leggerò.

    Liked by 1 persona

    • burekeater
      10/10/2016

      A me ha colpito il tuo blog. Mi sa che lo leggerò.

      Liked by 1 persona

      • Mar.Màrat
        10/10/2016

        Grazie! E in quanto italo-yugoslava mi fa doppiamente piacere. Se cadrò negli stereotipi, non esitare a criticare 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 06/04/2016 da in #viaggialibro, Reading challenge.

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