Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Il defunto odiava i pettegolezzi

df4d823d920d57ed645a7c7396b12b17_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy                                  Voi che restate, siate felici.

Vladimir Majakovskij

 

Non è facile parlare di questo libro. Prima di tutto è difficile trovarne la collocazione. Saggio, inchiesta e fiction si mescolano. Mi aiuta l’autrice che, nel suo sito, si descrive  “Saggista anomala, mai di stretta osservanza accademica, dalla fine degli anni Ottanta ho cominciato — quasi una naturale conseguenza della lunga consuetudine con gli autori studiati e/o tradotti — a scrivere racconti. E “libri”. I bibliotecari — e anche alcuni recensori — hanno avuto problemi nel classificare questi ultimi: saggi? romanzi? “Saggi”: si basano su storie reali, fonti primarie, documenti, per lo più d’archivio. “Romanzi”: racconto le storie (soprattutto del passato — la luce della distanza temporale conferisce loro un’incantevole aura di finitezza e perfezione) che hanno catturato la mia fantasia, lavoro con maniacale ostinazione sul linguaggio (grammatica, lessico, sintassi), sulla metrica della frase. Il mio irraggiungibile modello: “L’ebbrezza della scienza, la pazienza dell’arte” (Nabokov).”

Cronaca, antefatti e supposizioni, partendo dagli ultimi tre giorni di vita di Majakoskij. Complice l’apertura degli archivi sovietici avvenuta dopo il 1991, dove la Vitale ha potuto leggere documenti, interrogatori ed anche i “pettegolezzi” che si diffusero dopo che il poeta si sparò al cuore (ma sarà veramente stato lui? sarà stata la sua volontà?), nella mattinata del 14 aprile 1930.

Scorrono le pagine attraverso testimonianze, fotografie e  versi di Majakovskij. L’impressione che ne ho ricavato io è quella di un “gigante” buono, con un fondo di adolescenza mai risolta, una ricerca d’amore quasi spasmodica. Agli occhi del regime questa era considerato un grande segno di debolezza. Siamo già negli anni delle purghe staliniane. Sono già morti altri poeti.

La fucilazione di Gumilev (1886-1921), la lunga agonia spirituale, gli insopportabili tormenti fisici e la fine di Blok (1880-1921), le crudeli privazioni e la morte tra sofferenze inumane di Chlebnikov (1885-1922), i meditati suicidi di Esenin (1895-1925) e di Majakovskij (1893-1930). Così, nel corso degli anni Venti periscono in età dai trenta ai quarant’anni gli ispiratori di una generazione, e in ognuno di essi v’è la coscienza dell’ineluttabile condanna, intollerabile nella sua lentezza e precisione. Non solo chi fu ucciso o si uccise, ma anche Blok e Chlebnikov, inchiodati l letto della malattia, perirono tragicamente. Dai ricordi di Zamjatin: “siamo colpevoli tutti... Ricordo che non resistetti e telefonai a AGor’kij: Blok è morto; è imperdonabile per tutti noi”. Viktor Sklovskij scrive in memoria di Chlebnikov: “Perdonaci per te e per gli altri che uccideremo… Lo stato non risponde della morte degli uomini, al tempo di Cristo non comprendeva l’aramaico e in generale non ha mai capito il linguaggio umano. I soldati romani, che inchiodavano le mani di Cristo, non sono più colpevoli dei chiodi. Eppure chi è crocifisso soffre molto.”

da Una generazione che ha dissipato i suoi poeti, di Roman Jakobson

Forse deluso dal regime stalinista,

«Dopo le battaglie, / le torture della fame, / sui pancini è cresciuto dignitoso grasso. / La ciccia riempie i buchetti del byt / e si rapprende, / silenziosa, ampia», «Placate le tempeste rivoluzionarie, / nel calderone sovietico è affiorata la feccia» La «feccia»: i nuovi filistei, un esercito di burocrati dalle terga consumate in inutili sedute, di lavoratori animati da un unico desiderio: smontare dal lavoro per tornare a casa – Marx alla parete, gatto raggomitolato sull’ultimo numero delle «Izvestija», canarino nella gabbietta, boršč in tavola.

Ma, come dice la Vitale “alla Causa un poeta morto è di gran lunga più utile di uno vivente”. Attorno al suicidio di Majakovskij non c’è chiarezza. E non l’ho trovata nemmeno leggendo questo saggio. Quello che rimane, dopo aver letto questo libro, è la curiosità di conoscere meglio questo grande uomo (in tutti i sensi, si pensi che non si riuscì a trovare una bara abbastanza grande per contenerlo). Può piacere o meno, ma è affascinante conoscerne la vita e il contesto storico dell’epoca.

Предсмертная_записка_Маяковского

 

A tutti,

se muoio, non incolpate nessuno. E, per favore, niente pettegolezzi. Il defunto non li poteva sopportare.

Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi. Non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma io non ho altra scelta.

Lilja, amami.

Compagno governo, la mia famiglia è Lilja Brik, la mamma, le mie sorelle e Veronika Vitol’dovna Polonskaja. Se fari in modo che abbiano un’esistenza decorosa, ti ringrazio.

Le poesie non finite datele ai Brik, vi ci sapranno raccapezzare.

Come si dice,
                      l’incidente è chiuso.
La barca dell’amore
                               s’è spezzata
                                                  contro il quotidiano.
La vita e io
                  siamo pari.
                                     Inutile elencare
offese, dolori, torti reciproci.
Voi che restate, siate felici.

12/IV/’30

Vladimir Majakovskij

Compagni della RAPP, non consideratemi un vile. Non ‘ce nient’altro da fare, davvero.
Addio.
Dite a Ermilov che è stato uno sbaglio togliere quello slogan: avremmo dovuto bisticciare fino in fondo.

V.M.

Ci sono 2000 rubli nel mio cassetto. Pagatevi le tasse. Il resto lo riceverete dal GIZ.

V.M.

 

Questa è la lettera d’addio di Majakovskij. E, come dice Jacobson,

in ogni riga di questa lettera si sente lo scrittore di professione. Dalla morte lo separano ancora due notti: nell’intervallo ci sono le conversazioni di lavoro sulla vita letteraria di ogni giorno, e nella lettera: “per favore, non fate pettegolezzi, il defunto non li poteva soffrire”. Si tratta di un antico principio di Majakovskij: “il poeta deve affrettare il tempo”. Ed ecco che egli guarda le proprie righe, scritte poco prima della morte, con gli occhi del lettore di dopodomani. Questa lettera con tutti i suoi motivi e la stessa morte di Majakovskij sono così strettamente intrecciate alla sua poesia che li si può leggere soltanto in quel contesto.

Vi segnalo la bella puntata di Quicomincia di RadioTre su questo libro. Qui, invece, un documentario tratto da Railetteratura. Vi rimando anche alla bella recensione di Tatiana Larina su America.

Se posso darvi un consiglio, questo libro leggetelo in cartaceo. Troppo spesso si avrebbe bisogno di tornare indietro, rileggere, guardare foto e fare un veloce ripasso dei nomi e nomignoli.

«Era solo, Majakovskij, assolutamente solo!». «Solo come l’ultimo occhio di chi va in terra di ciechi»… Negli ultimi mesi, giorni, canticchiava a mezza voce la cantilena-nonsense ispirata dalla statuina di bronzo, regalo di Lili Brik, che lo guardava dal caminetto:

«Il cammello ha gobbe tonde,
suo cugino una in meno,
solo io – nessuno al mondo,
questo mondo tanto pieno».

Consigliato: a chi voglia approfondire la conoscenza della letteratura russa, di Majakovskij e del periodo storico.

Sconsigliato: a chi fa fatica a leggere saggi, perché una piccola pecca del libro è quella di non avere un ordine strettamente cronologico dei fatti.

Titolo: Il defunto odiava i pettegolezzi
Autore: Serena Vitale
Editore: Adelphi
Pag.: 284

READING CHALLENGE 2016

 

E con questo libro partecipo alla #Readingchallenge per la categoria #autorenonscrittore

 

 

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Informazioni su Agata (e la tempesta)

Prende il nome dal suo film preferito dove Agata è una libraia che incontra, tra gli scaffali, l'uomo della sua vita. Sarà che non è libraia, ma lei ancora non gli è sbattuta contro. Nel frattempo fa l'im-piegata - per sopravvivenza - e partecipa ad ogni corso le sbarri la strada, purché non faccia venire il fiatone. Così, da ex pianista, ex corista, passa per la calligrafia, la legatoria, il teatro, il clavicembalo. E, in tutti gli spazi possibili, vi infila i libri, con una netta predilezione per i classici. E tanti libri per bambini, che suo figlio - molto allegramente - snobba. Però la ama e la sostiene nel suo diventare adulta.

6 commenti su “Il defunto odiava i pettegolezzi

  1. Maria San
    01/03/2016

    ah che bello leggere la recensione di questo libro. Grazie! Io l ho trovato anche un po’ un libro giallo, oltre che un libro su Majakovskii poeta, politico e uomo del suo incredibile tempo, quello della Russia degli anni 20. Aggiungo che Serena Vitale e’ una delle massime esperte italiane di storia e letteratura russa. Consiglio anche i suoi precedenti libri, come A Mosca a Mosca o Il bottone di Pushkin

    Liked by 2 people

    • Agata (e la tempesta)
      01/03/2016

      Grazie! Ho già comprato Il bottone di Puskin 😊

      Mi piace

  2. Agata (e la tempesta)
    02/03/2016

    L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:

    Majakovskij, mistero e storia di un suicidio.

    Mi piace

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  4. Pingback: La ReadingChallenge2016 di Tatiana Larina | Parla della Russia

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Questa voce è stata pubblicata il 01/03/2016 da in #autorenonscrittore, Reading challenge.

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