Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Come parlare di un libro senza averlo mai letto

Le ragioni per cui l’editore abbia deciso di togliere il punto interrogativo alla fine del titolo originale mi sfuggono, anche se una punta di cattiveria mi spinge a pensare che il titolo scelto in traduzione suggerisca intento ironico dell’autore, spacciando per libro satirico quello che in effetti si presenta come un vero e proprio saggio. Obiettivo dichiarato del libro è liberare il lettore dal senso di vergogna per non avere certi titoli nel proprio curriculum.

Il libro è denso e piacevole, pieno di paradossi che spesso mi hanno fatto sorridere. Difficile riassumere tutti gli spunti che finiscono per sembrare logici e condivisibili persino quando parrebbero alquanto astrusi.

bajardDopo aver classificato i libri che non si sono letti secondo quattro categorie, libro sconosciuto (LS), libro sfogliato (LS), libro di cui ho sentito parlare (LSP) e libro dimenticato (LD), – categoria interessante che nasce dalla questione se un libro letto e dimenticato abbia ancora il diritto di mantenere lo status di “libro letto” – Pierre Bayard utilizza diverse opere letterarie (che classifica spudoratamente in base alle categorie in precedenza definite) per esaminare il rapporto con i libri che non si conoscono. Prendendo brani da Montaigne e da Balzac, da Eco e da Wilde, Bayard costruisce una dissacrante teoria per cui “qualsiasi lettura produce una conoscenza fragile e temporanea” di cui si “conserva nient’altro che alcuni elementi frammentari che galleggiano in un oceano di oblio”. Passando per il paradosso per cui Montaigne si troverebbe a parlare di testi che non ha letto pur avendoli scritti o per il dialogo rivelatore ne “Il nome della rosa” di Eco in cui i due attori parlano di un libro che non esiste immaginandone i contenuti, Bayard arriva alla definizione di biblioteca virtuale, collettiva, formata anche da quello che sentiamo dire dei libri che non abbiamo letto e di libro interiore come “insieme di rappresentazioni mitiche, collettive o individuali, che si interpongono fra il lettore ed uno scritto del tutto nuovo, e che a sua insaputa ne plasmano la lettura”.

Sono i libri interiori che rendono così difficile scambiarsi idee sui libri stessi, perché ogni lettore legge il “suo” libro. Gli stessi scrittori  finiscono per prendere coscienza del fatto che “i discorsi che si fanno sui loro libri non corrispondono a ciò che immaginavano di avere scritto”. Il lettore che ha frainteso, determinato a mostrare il suo apprezzamento  e parlandone nei minimi dettagli si avvicina non all’opera in questione, ma al proprio libro ideale. Anche le relazioni sentimentali sarebbero poi segnate dai libri perché “i libri amati disegnano l’insieme di un universo che abitiamo segretamente e in cui speriamo che l’altro possa entrare per prendervi posto in qualità di personaggio”.

Dopo uno spassosissimo capitolo in cui analizza in modo spregiudicato il ruolo della critica letteraria citando passi di “Illusioni perdute” di Balzac (che in nota Bayard classifica come “LS, LSP e LD”), finendo per dimostrare addirittura la superiorità artistica e creativa della critica letteraria rispetto all’opera di cui si occupa, il volume si conclude con l’incomparabile Oscar Wilde che in un articolo dal titolo “To read or not to read” divide i libri in “libri da leggere”, “libri da rileggere” e “libri che è importante sconsigliare di leggere” la cui lettura può rivelarsi nefasta. Tale attività di dissuasione dovrebbe essere una delle missioni dell’università perché “colui che selezionerà i cento libri più brutti darà alla giovane generazione un vantaggio valido e durevole”.

Non v’è dunque alcun motivo, a condizione di averne il coraggio, per non dire sinceramente che non si è letto un certo libro, né per astenersi dall’esprimere un giudizio su di esso. Non aver letto un libro è il caso più comune, e accettarlo senza vergognarsene è una premessa per cominciare ad interessarsi a ciò che è davvero in gioco, ossia non un libro ma una situazione di discorso complessa, in cui il libro è più la conseguenza che l’oggetto.

In conclusione, bastano sei minuti per conoscere un libro, e non è necessario arrivare alla fine per definirne il livello. Del resto per capire se un vino è buono non è necessario bersi tutta la botte.

Consigliato ai cosiddetti lettori “forti” e quindi a tutti i russi.
Sconsigliato a chi soffre di sensi di colpa e a chi deve leggere un libro fino all’ultima parola anche se lo trova orrendo.

Titolo: Come parlare di un libro senza averlo mai letto
Autore: Pierre Bayard
Pagine: 205
Editore: excelsior 1881
Prezzo: 21 euro
ISBN: 978-88-6158-186-9

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Questa voce è stata pubblicata il 13/12/2015 da in Filosofeggiando sul Cau...caso, I saggi russi & Co..

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