Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

La cucina sovietica: una storia di cibo e nostalgia

Cucina_sovieticaTatiana continua con il suo periodo russo-sovietico. Dopo Tutto scorre…  è alle prese con una storia dell’Unione Sovietica vista attraverso la cucina. E questa sì che è nuova.

Idea originale: ripercorrere 70 anni di storia attraverso i piatti e gli alimenti presenti sulle tavole dell’impero sovietico, per decennio. Molto deve a classici come I Biscotti di Baudelaire, ma con meno ricette e più storia.

Operazione originale? sì. Riuscita? in parte.

Autobiografico, il libro offre prospettive differenti. Può essere letto come una saga familiare, dato che in effetti l’autrice ripercorre la storia sovietica attraverso quella della propria famiglia, a partire dai nonni, con particolare attenzione al ramo materno e alle origini ebraiche. La famiglia materna è fortemente radicata nel regime sovietico, cui la dissidenza succeddiva delle generazioni giovani sarebbe stata parecchio aliena.
Accanto al livello personale e familiare, vi è l’URSS raccontata sia attraverso fatti storici che attraverso aneddoti, cronache, pettegolezzi sui leader e sulla nomenklatura.

Il pretesto narrativo è dato dal progetto dell’autrice e di sua madre, ormai cittadine americane, di riproporre agli amici esuli i piatti principali della cucina (reale o sognata) nell’epoca dei soviet. Lo stratagemma narrativo viene però a mancare nel corso del libro, trasformandosi sempre più nel racconto dell’epopea della famiglia e dei sentimenti dell’autrice verso il regime: dalla prima infanzia, fino alla partenza per gli Stati Uniti fino a divenire la narrazione del senso di drammatica nostalgia che attanaglia ogni esule. L’autrice vive una sorta di sdoppiamento tra la nostalgia per la sua terra che lei identifica con il regime, unica versione in cui ha conosciuto la Russia, e il rifiuto ai soprusi con la conseguente voglia di fuga. Simbolica la dicotomia di sentimenti su Stalin: amore odio, sicurezza e terrore, futuro e passato.

Il ritorno negli anni ’80 in una URSS ormai allo sfacelo mostra la distanza di chi è partito per non tornare da chi nel bene e nel male ha deciso di restare o vi è stato costretto. Il problema dell’esule è centrale in molta letteratura e devo dire che dopo aver conosciuto esuli proprio in fuga dall’URSS, questa dicotomia resta a falsare l’unità dell’essere. E poi c’è la Toska “quel dolore dell’animo così tipicamente russo”.

Il libro è piacevole e tutto sommato avvince, anche se come dicevo non è perfettamente coerente. Dal punto di vista letterario non ha un genere: non è un romanzo, non è un diario, non è un libro di cucina, non è un libro storico, non è una cronaca familiare. Oppure sì, è un po’ tutto insieme, per cui si impara molto sul mondo sovietico, ma è come mangiare un polpettone male amalgamato. Critica, sì… ma il libro mi è piaciuto. Ho trovato molte parti ben documentate e mi tornavano i conti con i miei studi sull’URSS. Molto divertenti alcune passaggi: quando Stalin ad esempio nella sua dacia costringe Kruscev a ballare sui talloni o dei rapporti del dittatore con la sua cuoca/governante, o del viaggio in USA del responsabile per l’approvvigionamento dei soviet che incantato decide di portare in URSS il … Ketchup, oppure delle esposizioni internazionali con i prodotti provenienti dalle terre non russe con tutto l’esotismo asiatico. Divertente il racconto sulla nascita dell’insalata russa che è tale solo in patria, fuori è un surrogato, mille volte più gustoso, ma surrogato.

Precisa la galleria di leader, capi di stato e di partito, pezzi grossi della nomenklatura che si susseguono. Ognuno con la sua precisa affermazione del potere anche attraverso l’idea della cucina sovietica e la disponibilità di prodotti alimentari.

Ovviamente si parla in maniera centrale della penuria di generi alimentari e delle interminabili code per accaparrarsi un pezzo di pane stantio. O della terribile carestia ucraina degli anni ’30. Principalmente però si parla del significato del cibo per i russi e per i sovietici.

A volte si ha l’impressione che per gli scrittori dell’Ottocento russo il cibo equivalesse a ciò che per gli inglesi era il paesaggio (o magari il ceto sociale), per i tedeschi la guerra, o per i francesi l’amore: una argomento che abbraccia tutti i grandi temi della commedia, della tragedia, dell’estasi e della morte

Tre gli aspetti sono molto positivi in questo libro. Primo l’ironia che non è mai cinismo perché l’autrice non ha mai smesso di amare la sua terra. Secondo l’attenzione alla documentazione. Terzo: le ricette. Ci sono in fondo al libro e ti viene voglia di replicarle… certo trovare storione del Caspio da queste parti è alquanto complesso.

E poi… l’autrice non condanna mai nulla. Storicamente accetta il corso delle cose (certo, magari con per un’esule è più facile) ma non odia mai, non c’è rancore, solo, come dicevo tanto amore.

Consigliato: è un libro diverso, certo a tratti prolisso, quindi preparatevi. Io l’ho affrontato in momento in cui sull’URSS leggevo anche altro e questo ha aiutato a calarmi nella scena. Poi se siete appassionati di cucina e di cucine regionali ed etniche, l’appendice è una chicca. Quasi quasi faccio l’esperimento di rifare i piatti (ma poi lo storione del Caspio dove lo trovo?)

Sconsigliato: se i polpettoni non vi piacciono, lasciate stare. Qui dovete lasciarvi letteralmente condurre dall’autrice

Autore: Anya von Bremzen
Editore: Einaudi (30 settembre 2014) – Frontiere Einaudi
Lunghezza stampa: 376 pp
Lingua: originale russo, traduzione D. Sacchi
ISBN-10: 8806215531

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Informazioni su Tatiana Larina

russa per vocazione, dedica ogni minuto libero a leggere qualsiasi cosa le passi a vista da arabi, persiani e indiani a scandinavi e russi, dai diari di viaggio alle saghe familiari e fantasy con un debole dichiarato per l‘italiano puro. Non che disprezzi chick-lit, fantasy e gialli da strapazzo, ma per carità non propinatele spazzatura spacciata per capolavori. Mamma e ricercatrice, dopo un decennio o più a girare per trovar chi sa cosa, è arrivata alla conclusione che un libro come si deve ti porta più lontano del ‘Millennium Falcon’.

3 commenti su “La cucina sovietica: una storia di cibo e nostalgia

  1. zaidenoll
    17/02/2015

    Questo lo metto in lista di sicuro! Mission impossible per lo storione! E poi storione e’ come “lunga e polpettosa storia”., o no?

    Liked by 1 persona

  2. Tatiana Larina
    17/02/2015

    😀

    Mi piace

  3. Pingback: #5libri Book&Food | Parla della Russia

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Questa voce è stata pubblicata il 17/02/2015 da in Da leggere in Transiberiana, Ora in libreria.

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