Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Jane Eyre

cop.aspx“Non c’è felicità più grande di essere amati dai propri simili e di sentire che la nostra presenza aggiunge qualcosa alla loro gioia.”

Jane Eyre è pubblicato nel 1847 da Charlotte Brontë  (1816-1855), trentunenne, usando lo pseudonimo Currer Bell.

Il romanzo racconta la storia di Jane Eyre, figlia di un pastore protestante rimasta orfana di padre e di madre e allevata da una zia acquisita.
Jane è una bambina intelligente, amante della lettura, che soffre per la mancanza di amore da parte della zia e dei cugini nei suoi confronti.

Leggendo la biografia di Charlotte Brontë saltano all’occhio subito molte analogie del romanzo con la vita della scrittrice. Figlia ella stessa di un pastore protestante, rimane presto orfana di madre ed è allevata dalla zia materna. A otto anni, insieme a due sorelle maggiori, viene iscritta in un collegio per figlie di ecclesiastici, dove, a causa delle cattive condizioni igieniche e del vitto scarso le sorelle muoiono.

Jane Eyre andrà a Lowood, il collegio dove conoscerà privazioni fisiche (che richiamano quelle effettivamente provate dall’autrice) ma dove sentirà, per la prima volta in vita sua, di poter mostrare le proprie capacità, di mettere a frutto i propri talenti e dove troverà amicizie e nuovi affetti, ma dove conoscerà, ancora una volta, la tristezza e il dolore.

Il romanzo è permeato da uno spirito profondamente romantico.

“Lo sforzo dell’uomo romantico è di superare questo stato d’infelicità: […] è convinto che nell’uomo esiste la possibilità di ritrovare la gioia al di là del dolore, l’armonia al di sopra delle dissonanze. Donde i due toni, di malinconia per la felicità perduta e di entusiasmo per la felicità attesa, che alternativamente, e spesso si direbbe contemporaneamente, colorano la sua anima.”

M. Puppo, Il romanticismo

La storia scorre in paesaggi freddi, umidi, dove l’inverno sembra non finire mai, l’estate non è che una breve parentesi e la nebbia accompagna gli stati d’animo della nostra protagonista. Una ragazza inquieta

ma non potevo farci niente; l’inquietudine era insita nella mia natura e a volte mi agitava fino a farmi star male. In quei momenti il mio unico sollievo era camminare su e giù per il corridoio del terzo piano, protetta dal silenzio e dalla solitudine di quel posto, e lasciare libero sfogo alla mia fantasia e alle luminose visioni che nascevano, fervide e abbondanti, nella mia mente; allora sentivo il cuore palpitare di un’esaltazione che lo riempiva d’inquietudine, ma allo stesso tempo lo colmava di vita; e soprattutto ascoltavo, dentro di me, una favola che non finiva mai… una favola creata dalla mia immaginazione, narrata senza sosta e arricchita da ogni genere di evento, la vita, le passioni, i sentimenti che desideravo e non trovavo nella mia esistenza attuale. È inutile dire agli esseri umani di accontentarsi di un’esistenza tranquilla, perché sono fatti per l’azione e, se non la trovano, la creano.

Mi ha stupita molto la modernità della Brontë ed il suo pensiero “femminista”.

Nessuno sa quante rivolte, oltre a quelle politiche, fermentino tra le masse vive che popolano la terra. In genere, si pensa che le donne siano molto tranquille; ma le donne provano gli stessi sentimenti degli uomini, hanno bisogno di sentirsi realizzate, di mettersi in gioco, proprio come i loro fratelli. Soffrono quando si sentono strette da limiti troppo rigidi e soffocate da una prolungata inazione, nello stesso identico modo in cui soffrono gli uomini; e questi loro compagni più fortunati danno prova di ristrettezza mentale quando affermano che le donne dovrebbero limitarsi a cucinare sformati e a fare la calza, a suonare il piano e a ricamare borsette. È stupido condannarle o prenderle in giro quando cercano di fare e di imparare più di quanto competa, secondo il buon costume, al loro sesso.

La scrittrice dà prova di essere una profonda conoscitrice del proprio animo. Charlotte, all’età di 26 anni, si reca a Bruxelles per imparare il francese con la sorella Emily. Lì si innamora del suo professore, non ricambiata. Sembra che la sofferenza per questo amore non corrisposto sia posta tra le pagine del romanzo.

Io mi prendo cura di me stessa. Più sono sola, più sono senza amici e senza appoggio e più dovrò rispettarmi. Obbedirò alla legge dettata da Dio e sancita dall’uomo. Mi atterrò ai principi ricevuti quando ero in me e non fuori di me, come sono adesso. Le leggi e i principi non sono validi solo per i momenti in cui nulla ci tenta; valgono per frangenti come questi, quando il corpo e l’anima si ribellano al loro rigore. Per quanto ferrei siano, devono essere inviolabili. Se potessi violarli ogni volta che mi fa comodo, quale sarebbe il loro valore? Hanno un valore, l’ho sempre creduto, e se adesso non riesco a crederlo è perché sono pazza, completamente pazza: nelle vene mi scorre il fuoco e il mio cuore pulsa così veloce che non riesco a contarne i battiti. Idee preconcette, decisioni già prese: sono l’unico terreno solido di cui dispongo in questo momento. Lì punto il piede.

L’eroina del romanzo, Jane Eyre, è una ragazza mite, ma pervasa da forti passioni e ardori.

Non conosco le mezze misure. In vita mia, tutte le volte che ho avuto a che fare con caratteri duri e assertivi, opposti al mio, non ho mai conosciuto le mezze misure tra la completa sottomissione e l’aperta rivolta. Ho sempre osservato scrupolosamente la prima, fino al momento esatto in cui mi esplodeva dentro la seconda, talora con vulcanica irruenza.

Tra le varie edizioni in commercio ho scelto quella di Feltrinelli. Spulciando qua e là, infatti, ho scoperto che la traduzione di Stella Sacchini ha vinto il Premio Babel.

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818), Amburgo, KusthalleLeggere Jane Eyre e sentirsi scaraventati in un mondo romantico è un tutt’uno, un romanzo perfetto per le lunghe sere invernali, da leggersi muniti di plaid (che a noi l’umidità fa venire i dolori reumatici), una tisana e i notturni di Chopin in sottofondo. E se t’addormenti col libro in mano potresti sognare un uomo, su una roccia, che guarda un mare di nebbia incerto del proprio futuro.

Una curiosità. Insieme a due sorelle e al fratello, all’età circa di dieci anni, iniziò a scrivere delle storie su dei minuscoli pezzetti di carta non più grandi di un francobollo, rilegati poi fino a formare dei piccolissimi libri. Uno è esposto al Musee des lettres et manuscripts di Parigi. Un tesoro che ogni amante dei libri vorrebbe possedere.

Titolo: Jane Eyre
Autore: Charlotte Brontë
Editore: Feltrinelli
Pag.: 596
Prezzo:  10 euro

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Informazioni su Agata (e la tempesta)

Prende il nome dal suo film preferito dove Agata è una libraia che incontra, tra gli scaffali, l'uomo della sua vita. Sarà che non è libraia, ma lei ancora non gli è sbattuta contro. Nel frattempo fa l'im-piegata - per sopravvivenza - e partecipa ad ogni corso le sbarri la strada, purché non faccia venire il fiatone. Così, da ex pianista, ex corista, passa per la calligrafia, la legatoria, il teatro, il clavicembalo. E, in tutti gli spazi possibili, vi infila i libri, con una netta predilezione per i classici. E tanti libri per bambini, che suo figlio - molto allegramente - snobba. Però la ama e la sostiene nel suo diventare adulta.

6 commenti su “Jane Eyre

  1. Agata (e la tempesta)
    01/02/2015

    L’ha ribloggato su LibriPensieri.

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  2. babalatalpa
    03/02/2015

    Quando si dice che un classico è per sempre…

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  3. speranza
    03/02/2015

    mi viene quasi voglia di rileggerlo

    Liked by 1 persona

    • Agata (e la tempesta)
      03/02/2015

      Leggerlo in nuove traduzioni è come leggere un libro diverso. A me è piaciuto molto, ero in mood romantico. Ora va di poesie 😉

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      • speranza
        04/02/2015

        anche a me era piaciuto moltissimo. sulle poesie, invece, non sono ancora pronta. buona giornata

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  4. Pingback: Ci (ri)mettiamo la faccia: i migliori libri letti nel 2015 | Parla della Russia

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