Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

I tre Matrimoni di Manolita

covMi è sempre piaciuta, Almudena Grandes, sin da quando, ragazzetta, lessi “Le età di Lulù” e ci trovai molto più di quanto mi fossi immaginata. Poi io e lei ci siamo perse di vista per qualche tempo, fino a quando, su un volo per Madrid, non ho inziato questo libro, quasi con indolenza, e senza grandi aspettative.

Quello che ci ho scoperto dentro mi ha totalmente riempito le giornate, e me lo sono gustata pian pianino. Il libro è una storia, bella, complessa, piena, ben documentata, appassionante, rutilante, degli anni della guerra civile Spagnola, degli anni di Franco, degli anni più oscuri che abbia vissuto la Spagna nel ‘900 “(Perchè noi spagnoli non siamo abituati a non soffrire”). E’ la storia di Manolita, narrata dal punto di vista della ragazzina prima, donna poi, ed anziana signora “che non si pente di niente”.

In Spagna non si poteva vivere, ma ci vivevamo. Chi aveva ancora qualche chance, scappava in Francia o si univa alla Resistenza in montagna. Chi se le era giocate tutte, si suicidava. Per quelli come noi, che non avevano né l’occasione né il coraggio di scappare, c’era solo una ricetta, accettazione, pazienza e, soprattutto, rassegnazione, la falsa amica, la pietosa nemica, che mi sussurrava nell’orecchio, chilometro dopo chilometro, che avrebbe potuto andarci anche peggio, che Isa si sarebbe potuta prendere una malattia seria, il tifo, la tubercolosi, le febbri reumatiche, che l’avrei potuta trovare in un letto d’ospedale, che la denutrizione si curava mangiando, che Pilarín stava a meraviglia, e non sarebbe durata per sempre… la conoscevo bene come il riflesso della mia faccia nello specchio. La odiavo ma non potevo vivere senza di lei. Per questo mi lasciai cullare dalla sua voce, il tubare dolce, lusinghiero, che smussava gli angoli di una verità deformata, dai contorni via via più molli, arrotondati come gli spigoli delle bugie. Fu la rassegnazione, non il treno, a riportarmi a Madrid abbastanza in forze per andare dritta al lavoro, ma quella volta resistetti al suo veleno caramellato e non mi arresi, non solo perché ero convinta di avere ragione, ma perché non avrei permesso a nessuno di non darmela.

E’ poi la storia di mille e mille personaggi altrettanto centrali, in un vorticoso ed altalenante registro temporale, in cui sposando il punto di vista di ciascuno di loro, la narrazione torna indietro nel tempo, aggiungendo dettagli o elementi cruciali, sempre nuovi tasselli di un puzzle abilmente incastrato, che si completa solo con l’ultima pagina. Per scrivere un libro del genere serve una vera maestria, una maestria narrativa, e la Grandes non sbaglia mai, mette a segno un colpo dopo l’altro, mantenendo sempre altissimo il ritmo narrativo, senza cedere mai, senza farci mai uscire dalla fiaba. Sì perchè nelle vecchie fiabe i cattivi facevano davvero paura ( e qui ne fanno proprio tanta), ed i buoni erano tanto coraggiosi e sempre speciali. E qui lo sono.

Solo qualche giorno fa ho eletto Americanah il mio libro preferito del 2014..ma, ecco, se dovessero chiedermelo oggi, forse esiterei, perché questo è davvero un gran libro. Leggetelo.

 

Titolo: I tre matrimoni di Manolita
Autore: Almudena Grandes
Editore: Guanda
Pagine: 784

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Informazioni su zaidenoll

Archeologa Preistorica, convinta evoluzionista, militante multiculturalista e lettrice ossessivo compulsiva: dall’etichetta dello sciampo all’ultimo numero di Nature. La sua #sfida2016: curarsi con i libri, che siano premi nobel o robetta terapeutica.

4 commenti su “I tre Matrimoni di Manolita

  1. speranza
    17/12/2014

    pensa che continuavo a rimandare la lettura.
    non pensavo fosse così interessante. grazie!

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  2. zaidenoll
    17/12/2014

    Come dicono a Roma “Fatte servì” 🙂

    Liked by 1 persona

  3. speranza
    21/12/2014

    😀

    Liked by 1 persona

  4. Pingback: #5Libri per la liberta’ e la lotta | Parla della Russia

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Questa voce è stata pubblicata il 17/12/2014 da in Amore a prima svista, Da leggere in Transiberiana, Primo: non discriminare.

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