Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Il testamento francese

 

 

il-testamento-franceseProust diceva:” Leg­gere è assen­tarsi dalla vita”. Un libro è un altro modo di vivere. A. Makine

 

 

Attraverso i racconti di nonna Charlotte, francese trapiantata in Russia, riviviamo i tempi e i fasti di una Francia immaginata attraverso gli occhi di un bambino, Alesa.

Siamo in Siberia e Charlotte vive in una casa

a Saranza, “al confine della città, in località “la Radura dell’Ovest”: una coincidenza (ovest-Europa-Francia) che ci divertiva molto. Quell’edificio di tre piani costruito negli anni Dieci doveva inaugurare, secondo il progetto di un governatore ambizioso, tutto un viale ispirato allo stile moderno. […] Si sarebbe detto che tutte le sinuosità, i profili e le curve di quella architettura si fossero lasciate trasportare da una corrente e allontanandosi dalla loro radice europea, avessero raggiunto, affievolite, il cuore della Russia; poi, sotto il vento gelido della steppa, tutto quel fluire si era rappreso in un edificio dalle strane finestrine ovali a occhio di bue,d ai ramoscelli di rosa che decoravano le porte… Il progetto del governatore illuminato era fallito. La rivoluzione d’Ottobre mise bruscamente fine a tutte quelle tendenze decadenti dell’arte borghese e quella casa [..] era rimasta unica nel suo genere. […] Ma fu soprattutto la campagna ufficiale di lotta “contro le ridondanze architettoniche” a darle il colpo di grazia.

Furono strappati i ramoscelli di rose e un vicino tolse i due volti di baccanti che “si sorridevano melanconicamente ai lati del balcone della nonna”. Uno, cadendo, si era rotto in mille pezzi, l’altro era stato salvato da Charlotte e dai ragazzi e portato a casa. “Ora, nelle nostre lunghe serate estive sul balcone, quel mascherone di pietra dal sorriso sgualcito e gli occhi teneri ci guardava in mezzo ai vasi di fiori e pareva ascoltare anche lui i racconti di Charlotte”.

Nelle sere d’estate, su questo balcone che sembra prendere vita, quasi fosse un personaggio del romanzo, Charlotte estrae da una valigia dei ritagli di giornale e leggendo crea, nell’immaginario dei suoi nipotini, una Francia magica, dove c’è la libertà, la repubblica, la democrazia. Non solo, trasmette ai nipoti anche la sua lingua madre, come se i racconti della sua vita potessero prendere vita solo in questa forma.

Il piccolo balcone di Charlotte si librava nella brezza speziata della pianura, ai margini di una città addormentata, tagliata fuori dal mondo dalla silente eternità della steppa. Ogni sera assomigliava all’alambicco di un alchimista stregone in cui avveniva una stupefacente trasmutazione del passato. Per noi, gli elementi di quella magia non erano meno misteriosi dei componenti della pietra filosofale.

E allora vediamo il presidente, Felix Faure, rinchiuso all’Eliseo a causa dell’alluvione del 1910, che mangia il cibo portatogli in barca. E il grande ricevimento che dà in onore allo Zar Nicola nella sua visita a Parigi nel 1896, con la descrizione della cena e delle portate servite, dove i bambini sentono per la prima volta nomi di pietanze quasi esotiche delle quali non riescono ad immaginare il sapore

Potage
Bisque de crevettes
Cassolettes Pompadour
Truite de la Loire braisée au sauternes
Filet de Pré-Salé aux cèpes
Caille de vigne à la Lucullus

Come avremmo potuto decifrare simili formule cabalistiche? … La nonna, comprensiva, cercava degli equivalenti fra i generi alimentari, alquanto rudimentali, che si potevano ancora trovare nei negozi di Saranza. Estasiati, assaporavamo quelle pietanze immaginarie rese ancora più appetitose dalla frescura brumosa dell’oceano (Cherbourg!)..

Ed ancora lo Zar Nicola che, con una spatola d’oro, sparge la calcina su un grande blocco di granito – la prima pietra del ponte Alessandro III. Poi, tendendo la spatola al presidente Faure, gli dice “a Voi, signor Presidente”; poco dopo vediamo avvicinarsi un individuo che si rivolge allo zar dandogli del tu e baciando sfrontatamente la mano della zarina, per poi iniziare a declamare una poesia. Alesa e la sorella percepiscono in questo modo una “libertà” impensabile nella Russia nella quale vivono, una Francia “Atlantide” (come la chiama lui) fantastica.

La morte del presidente Faure tra le braccia dell’amante Marguerite Steinheil ad Alesa sembra l’apoteosi dell’amore (anche se, in realtà, la morte del presidente Félix Faure è avvenuta in modo meno poetico, che ognuno di voi potrà scoprire a questo link).

La morte di Félix Faure mi fece prendere coscienza della mia età: avevo tredici anni, intuivo quello che voleva dire «morire fra le braccia di una donna», e ormai mi si poteva intrattenere su argomenti simili. D’altronde, il coraggio e la totale assenza d’ipocrisia nel racconto di Charlotte dimostrarono ciò che già sapevo: non era una nonna come le altre. No, nessuna babuška russa avrebbe osato affrontare un simile soggetto con il nipote. In questa libertà d’espressione intuivo una concezione insolita del corpo, dell’amore, dei rapporti fra uomo e donna – un misterioso «sguardo francese».

L’adolescenza di Alesa, emarginato dai compagni perché percepito come diverso, porta con sé un rifiuto a tutto ciò che la nonna racconta, quasi fosse colpevole di aver riempito la testa di frivolezze ad un ragazzino che vive la dura realtà dell’Unione Sovietica.

Già, perché la città in cui tornavamo non aveva niente in comune con la pacifica Saranza. Si estendeva lungo le due rive del Volga e, con il suo milione e mezzo di abitanti, le sue fabbriche d’armi, i larghi viali dai grandi edifici di stile staliniano, incarnava la potenza dell’impero. Una gigantesca centrale idroelettrica subito fuori porta, una metropolitana in costruzione, un enorme porto fluviale avallavano agli occhi del mondo l’immagine del nostro compatriota – di colui che trionfava sulle forze della natura, viveva in nome di un domani radioso e non si curava, nel suo sforzo dinamico, delle risibili vestigia del passato. Inoltre, la nostra città, per via delle sue fabbriche, vietava l’accesso agli stranieri… Sí, era proprio una città dove si sentiva molto bene il polso dell’impero.

Sente di dover rinnegare quel pesante passato, quella parentela “scomoda”, ciò che lo rende diverso e “lacerato fra due mondi”.

Con il mio grido, volevo riversare su Charlotte tutte quelle immagini, e aspettavo da lei una risposta. Volevo che si spiegasse, che si giustificasse. Perché era da lei che avevo ereditato quella sensibilità francese – la sua – che mi condannava a vivere dolorosamente lacerato fra due mondi.

Alesa non può fare a meno di amare la sua Russia, di sentirsene parte, nonostante ne colga la sua “implacabilità”.

Come un orso dopo il lungo inverno, la Russia si risvegliava in me. Una Russia implacabile, bella, assurda, unica. Una Russia che un destino tenebroso opponeva al resto del mondo. Sí, se alla morte dei miei genitori mi capitò di piangere fu perché mi sentivo russo. E perché il «germoglio» francese dentro di me cominciava ogni tanto a far male.

Quello che mi fece soffrire di piú durante le loro confessioni notturne fu l’indistruttibile amore per la Russia che quelle confidenze suscitavano in me. La mia ragione, in lotta contro i morsi della vodka, si ribellava: «Questo paese è mostruoso! Il male, la tortura, la sofferenza, l’autolesionismo sono i passatempi favoriti dei suoi abitanti. Perché lo amo? Lo amo per la sua assurdità. Per le sue mostruosità. Vedo in questo qualcosa di superiore che nessun ragionamento logico è in grado di scalfire…» Quell’amore era uno strazio perenne. Piú la Russia che scoprivo si rivelava tetra, e piú quella passione si faceva violenta. Come se, per amarla, bisognasse strapparsi gli occhi, tapparsi le orecchie, impedirsi di pensare.

Ritroveremo Alesa adulto, emigrato in Francia, finalmente scrittore tra mille difficoltà. E qui, nelle pagine finali, si risveglia in lui il desiderio di rivedere Charlotte, della quale non si era più curato dai tempi in cui aveva lasciato il paese, di portarla in quella Francia così diversa da quella che lei aveva lasciato. Con un ultima sorpresa finale.

Con questo romanzo Andrei Makine ha vinto il Premio Goncourt e il Premio Médicis e diventa membro dell’Académie française. Qui un’interessante intervista all’autore.

Consigliato: chi ama la Francia e la Russia non può perdersi questo romanzo. E lo consiglio anche a chi vuole seguire la storia di questa donna, Charlotte. Una donna forte, coraggiosa, ostinata e nello stesso tempo piena di femminilità e intelligenza.

Titolo: Il testamento francese
Autore: Andrei Makine
Editore: Einaudi
Pag.: 264
Prezzo: euro 10,80 (cartaceo) 6,99 (ebook)

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Informazioni su Agata (e la tempesta)

Prende il nome dal suo film preferito dove Agata è una libraia che incontra, tra gli scaffali, l'uomo della sua vita. Sarà che non è libraia, ma lei ancora non gli è sbattuta contro. Nel frattempo fa l'im-piegata - per sopravvivenza - e partecipa ad ogni corso le sbarri la strada, purché non faccia venire il fiatone. Così, da ex pianista, ex corista, passa per la calligrafia, la legatoria, il teatro, il clavicembalo. E, in tutti gli spazi possibili, vi infila i libri, con una netta predilezione per i classici. E tanti libri per bambini, che suo figlio - molto allegramente - snobba. Però la ama e la sostiene nel suo diventare adulta.

2 commenti su “Il testamento francese

  1. Agata (e la tempesta)
    13/12/2014

    L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:

    Io la penso così…

    Mi piace

  2. polimena
    13/12/2014

    Wow!

    Liked by 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 13/12/2014 da in Amore a prima svista con tag , .

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