Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

’14

ECHENOZ - libro del giorno di oggi

Come sempre, quando vedo un nuovo Adelphi mi “brilluccicano” gli occhi. Leggerlo e possederlo sono due priorità quasi vitali, per me. Sono una lettrice maniaca, lo ammetto. Cresciuta in una casa dove i libri erano una rarità, appena avuto un lavoro ho rimediato comprando di tutto. Via via ho affinato i gusti non senza farmi attrarre dalla bellezza di una copertina o di un titolo come Ulisse dal canto delle sirene.

Dopo anni di acquisti compulsivi tra i quali, comunque, ho scovato delle chicche, vado quasi sul sicuro con gli Adelphi.

Quasi, appunto.

Qui il buon Jean ha accalappiato la mia attenzione con il titolo «’14». Ermetico e quindi seducente. Di Jean Echenoz ho sentito parlare molto bene ma ancora non ho letto nulla. Bene, mi dico, inizio da qui. Naturalmente il titolo richiama subito alla memoria la ricorrenza del centenario della Grande Guerra.

Il racconto inizia il 1° agosto 1914, quando Anthime, il protagonista, sente suonare le campane a distesa per annunciare l’entrata in guerra.

Allora, ha tentato di proseguire indicando col pollice un gruppetto che agitava dei cartelli, cosa ne pensi. Era inevitabile, ha risposto Charles, strizzando uno dei suoi gelidi occhi per accostare l’altro al mirino, ma ce la sbrigheremo in quindici giorni al massimo. Io non ne sarei tanto sicuro, si è permesso di obiettare Anthime. Vabbè, ha detto Charles, lo vedremo domani.

L’autore ci narra la storia di questo ragazzo, del fratello, degli amici e della ragazza che ama con uno stile insolito, raccontato al presente, con un linguaggio a volte ricercato.

Dà degli spunti interessanti di riflessione ma, dal mio punto di vista, manca a questa storia, che potrebbe essere pregevole, la capacità di trasmettere emozioni.

Per il resto, non manca nulla. L’improvvisa consapevolezza di essere in guerra:

E’ stato poco dopo aver fatto conoscenza con l’eco dello scontro che si sono trovati di colpo in piena linea del fuoco, in un bassopiano poco oltre Maissin. Era necessario gettarsi nella mischia: è lì che hanno davvero capito che bisognava combattere, partecipare per la prima volta a un’operazione bellica, ma sino al primo impatto di proiettile accanto a lui Anthime non ci ha realmente creduto. […]

Poi hanno urlato loro di avanzare e, più o meno sospinto dagli altri, Antime si è ritrovato nel bel mezzo di un campo di battaglia più che mai reale, senza sapere esattamente cosa fare.

Le trincee, il freddo, la fame, le malattie:

Sarebbero bastati quei due, il pidocchio, il topo, caparbi e precisi, organizzati, assillati da un unico scopo come monosillabi, entrambi con il solo obiettivo di mangiucchiarti le carni o succhiarti il sangue, di sterminarti ciascuno a modo suo – senza contare il nemico di fronte, diversamente animato dal medesimo scopo – per farti venir voglia, e anche spesso, di dartela a gambe.

In questa intervista, rilasciata a La Stampa, Echenoz  racconta di aver trovato in un vecchio baule il diario di guerra del prozio della mia compagna, richiamato come soldato semplice nell’agosto ’14. Era chiuso in un baule, nessuno l’aveva mai letto. L’ho fatto io, poi l’ho trascritto e infine ho iniziato a interessarmi alla guerra, a leggere opere storiche, a raccogliere immagini d’archivio, a guardare film, a lavorare sulle carte geografiche”.

Non so se Echenoz abbia visto “Per il re e per la patria” (King and Country), un film drammatico del 1964 che alla cui proiezione ho assistito la settimana scorsa. Il tredicesimo capitolo sembra raccontare pari pari la storia del soldato Hamp, da tre anni in prima linea, che viene processato per diserzione.

Perdono Echenoz solo per il fatto che in Francia questo romanzo è uscito nel 2012. Non perdono invece Adelphi che sembra aver fatto una mossa commerciale in occasione del centenario  e che poteva almeno metterlo in commercio ad un prezzo un po’ più ragionevole.

Io tiro un sospiro di sollievo perché stavolta l’ho preso in prestito in biblioteca.

Titolo: ’14
Autore: Jean Echenoz
Editore: Adelphi
Pag.: 110
Euro: 14
ISBN: 9788845929267

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Informazioni su Agata (e la tempesta)

Prende il nome dal suo film preferito dove Agata è una libraia che incontra, tra gli scaffali, l'uomo della sua vita. Sarà che non è libraia, ma lei ancora non gli è sbattuta contro. Nel frattempo fa l'im-piegata - per sopravvivenza - e partecipa ad ogni corso le sbarri la strada, purché non faccia venire il fiatone. Così, da ex pianista, ex corista, passa per la calligrafia, la legatoria, il teatro, il clavicembalo. E, in tutti gli spazi possibili, vi infila i libri, con una netta predilezione per i classici. E tanti libri per bambini, che suo figlio - molto allegramente - snobba. Però la ama e la sostiene nel suo diventare adulta.

7 commenti su “’14

  1. Agata (e la tempesta)
    21/11/2014

    L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:

    Ora in libreria.

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  2. polimena
    21/11/2014

    É vero. Echenoz é freddo. Ma a me questo distacco piace. O almeno mi è piaciuto in Correre.

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    • Agata (e la tempesta)
      21/11/2014

      forse sono abituata ad altra letteratura di guerra. Qui c’è qualcosa che proprio non mi convince. Il racconto al presente ma in terza persona crea un abisso. Non mi sono trovata nella storia. L’ho letto continuando a pensare dove volesse andare a parare.

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  3. Leoni Gianni
    22/11/2014

    Anch’io ho un debole per Adelphi,mi piace fisicamente la fattura dei libri(carattere tipografico,copertina etc),mi piacciono le cose scritte nei risvolti di copertina,credo ,da Calasso,a commento del testo,gli elenchi dei volumi pubblicati etc;quanto alle scelte di titoli ed autori,se posso azzardare un parere ,ho notato anch’io,un certo scadimento che ti fa pensare che non sia più un acquisto a colpo sicuro.Da una parte c’è che con certi autori hanno raschiato il fondo del barile:dopo aver pubblicato tutto il Roth (Joseph) “maggiore”sei costretto a pubblicare i suoi articoli di giornale,lo stesso vale per Borges o Sciascia.Dall’altra alcune scelte sono opinabili:Niffoi,Longo, Matteucci,Carriere,sono da Adelphi?Un discorso a parte meriterebbe poi la linea editoriale/culturale complessiva ma io non ho la competenza ,lo sguardo lucido per farlo.Posso dire che nel ricordo Adelphi aveva un profilo molto preciso una volta ,che si stagliava contro l’editoria “di sinistra” che faceva da sfondo,(Einaudi,Feltrinelli):era la casa ed. che proponeva autori e territori poco noti in italia,la mitteleuropa innanzitutto e poi tutto il filone mistico irrazionalista che l’epoca (anni 70 80 ) trascurava.Oggi fatico a ritrovare un disegno,un progetto complessivo della casa ed. ma forse è perchè nel casino dell’oggi chi ci capisce qualcosa?La colpa non è di Adelphi ma del mondo,o forse del mio occhio in qs mondo.Posso dire che leggo con immutato piacere i saggi o la non fiction Adelphi(che una volta non c’era) ma con meno trasporto la narrativa.

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    • Agata (e la tempesta)
      22/11/2014

      Eh sì, Gianni, sembra proprio che la legge del mercato vinca su tutto. Comunque restituirò presto il volume alla biblio. Lo si legge velocemente e magari potrai dirmi che ne pensi.

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  4. Tatiana Larina
    22/11/2014

    Bella, rece, grazie, molto lucida e non mi ha fatto venire voglia di leggerlo… forse non è il momento. Per Adeplphi sottoscrivo Gianni su Adelphi… io in questo momento vado a colpo sicuro solo su Iperborea, ma non è detto che prima o poi non resti delusa…

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  5. Leoni Gianni
    23/11/2014

    Iperborea (come si dirà?è o ò)anche mi piace,si percepisce tanta passione nei libri che fanno;è molto specializzata e inconfondibile anche per la forma .Come abbiano potuto lasciarsi sfuggire il fenomeno del giallo svedese,norvegese perfino islandese non so.Forse era un problema proprio il formato”Uomini che odiano le donne”che ha aperto le danze avrebbe richiesto un’edizione a puntate su quel formato da opuscolo pieghevole.O forse è più un problema di scelte;mi sembrano molto letterari e selettivi,fatto sta che i soldi gli hanno fatti case editrici generaliste e non loro se non di riflesso,per un maggiore interesse verso quella letteratura da parte del pubblico,che poi ci sarà stato?

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Questa voce è stata pubblicata il 21/11/2014 da in Ora in libreria con tag .

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