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Sogni e incubi di un clandestino

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Una  raccolta di poesie che ci parla di migranti con le loro sofferenze, nostalgie, speranze, solitudini, difficoltà di “integrazione”, aspettative deluse.

Hamid Barole Abdu ci mostra il “nostro mondo” privo di buon senso in cui il Male pare rappresentato dal clandestino, dal povero che chiede l’elemosina, dalla prostituta..
Una società che condanna senza voler conoscere, dimenticando il proprio passato di migrazione.
un realtà che, per chi fugge da poverà e violenza, pare un eldorado. Fittizio..

“Venite, venite giovani dalle Radici del Mondo
I vostri coetanei europei hanno lasciato
per voi
stupefacenti lavori, anche se umili e pesanti
irrinunciabili cottimi
seppure pericolosi e malsani”

è la narrazione poetica della quotidianità di chi, sprovvisto di permesso di soggiorno, è costretto ad accettare qualsiasi lavoro, a vivere in condizioni abitative “senza luce e senza cesso”. c’è il difficile processo di inserimento nella società come nella poesia “Alì l’integrato” (Alì è apparentemente integrato / Ma un pezzo di legno / può stare in acqua cent’anni / non diventerà mai un coccodrillo”)

in questa perenne oscillazione tra la terra di origine con le relative aspettative di coloro che sono rimasti al paese (Madre, io sono l’onda del mare… ritorno..) e la fatica di non svelare il naufragio delle speranze “nel paese delle meraviglie”.

Hamid Barole Abdu ci ricorda il suggerimento di Aimé Césaire e ci invita “a non incrociare le braccia nell’atteggiamento sterile dello spettatore […] perché un uomo che grida e urla non è un orso che balla”.

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3 commenti su “Sogni e incubi di un clandestino

  1. Tatiana Larina
    15/04/2014

    interessante, mai sentito questo autore, che storia ha?

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    • speranza
      15/04/2014

      riporto dal sito:
      “Hamid Barole Abdu è nato ad Asmara, in Eritrea, nel 1953; dal 1974 vive in Italia. Ha pubblicato: “Eritrea: una cultura da salvare” (1988), “Akhria – io sradicato poeta per fame” (1996) che ha ricevuto unanimi consensi di critica tanto da aggiudicarsi nel ’96 la XIII edizione del Premio letterario “Satyagraha” a Riccione, “Sogni e incubi di un clandestino” (2001), “Seppellite
      la mia pelle in Africa”, una raccolta di poesie e brevi racconti, tradotti in italiano ed in inglese (2006) che si è aggiudicato, collocandosi al primo posto, il Premio Multiculturalità ed Intercultura promosso dal Comune di Roma – Politiche della Multietnicità, Ministero della Solidarietà Sociale, Provincia di Roma, Regione Lazio, Camera di Commercio, Caritas, O.I.M. (Organizzazione
      Internazionale per le Migrazione), Archivio dell’Immigrazione. Collabora con alcuni giornali e riviste on-line. L’ultimo articolo “Come in spiaggia non farsi scambiare per un venditore di accendini” pubblicato in “Migrantemente – il popolo invisibile prende la parola” (a cura di Sabatino Annecchiarico, EMI Ed., 2005).
      Co-autore del testo teatrale “Le scimmie verdi”, una performance itinerante, il cui testo è inserito nel libro “Limite acque sicure”, racconti a cura di Massimo Avenali, Noubs edizioni, 2009. “Il volo di Mohammed” (2010), un’antologia di poesie scelte, LibertàEdizioni di cui è stato realizzato un cortometraggio. “Permesso di Soggiorno” (2010), antologia di racconti di vari scrittori stranieri a cura di Angelo Ferrucci, Ediesse Editrice.
      In cantiere ci sono altri tre lavori: “The Black Memory”, un testo teatrale, “Il barbiere maldestro”, una performance teatrale e “Il vicario del Diavolo”, un film documentario”

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    • zaidenoll
      15/04/2014

      Io lo conosco tramite FB, è un migrante/italiano e militante. Stimabile.

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Questa voce è stata pubblicata il 14/04/2014 da in Primo: non discriminare con tag , .

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