Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Moby Dick

MDfirst edition

Ismaele. Queequeng. Achab.
Faccio rotolare questi nomi sulla lingua ancora un po’ prima di mettere via il libro.
Me lo sono bevuto questo capolavoro, come l’acqua nel deserto, assetata di parole e di senso.

Me lo aspettavo bello, ma non così. Cosi tanto bello, così tanto tutto.

E’ un libro Libro, con la maiuscola. E’ uno di quei libri che definisco “antropologici” perché mostrano lati eterni del nostro essere Homo sapiens. Ed in questo non vedo nessuna caratterizzazione di genere. Leggendo questo libro non siamo uomini o donne, siamo semplicemente umani.

E’ un libro magistrale, nel senso proprio che insegna. Insegna a leggere, a perdersi nelle pagine senza voler arrivare alla fine. Ed insegna a scrivere. Chiunque voglia scrivere, anche solo la lista della spesa, dovrebbe leggerlo. Non c’è un aggettivo di troppo, una riga di troppo. Lo stile è folgorante nella sua limpidezza. Anche le famose digressioni, ci stanno tutte. Sono piccoli saggi nel romanzo, ma anche parte della storia. E rallentano, rallentano il momento in cui arriva la balena (una qualsiasi, quasi a metà libro), e la Balena, quella balena.

L’ho sottolineato e stropicciato. Sono tornata avanti ed indietro alla ricerca di quella frase. L’ho letto centellinando le righe. L’ho letto piano piano. L’ho pure un po’ vissuto. Tutte le mie memorie salgariane si sono eccitate sfre

melville2

natamente, ho leccato l’aria salsa e ho sentito la pelle arrossata dal sole. E quante volte ho saltato la mia fermata!

Ed ho scoperto Melville. Conoscete la sua biografia? E’un uomo straordinario. Profondamente aperto, un vero avventuriero, col corpo e con la mente. Mi sono innamorata del suo coraggio e della sua arguzia. Ha scritto un libro che è anche profondamente politico.

Leggetelo, siamo tutti nantuckettesi!

 

 

 

 

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c’è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l’altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l’oceano. (Traduzione di Cesare Pavese)

“Call me Ishmael. Some years ago—never mind how long precisely—having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world. It is a way I have of driving off the spleen and regulating the circulation. Whenever I find myself growing grim about the mouth; whenever it is a damp, drizzly November in my soul; whenever I find myself involuntarily pausing before coffin warehouses, and bringing up the rear of every funeral I meet; and especially whenever my hypos get such an upper hand of me, that it requires a strong moral principle to prevent me from deliberately stepping into the street, and methodically knocking people’s hats off—then, I account it high time to get to sea as soon as I can. This is my substitute for pistol and ball. With a philosophical flourish Cato throws himself upon his sword; I quietly take to the ship. There is nothing surprising in this. If they but knew it, almost all men in their degree, some time or other, cherish very nearly the same feelings towards the ocean with me.”

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Informazioni su zaidenoll

Archeologa Preistorica, convinta evoluzionista, militante multiculturalista e lettrice ossessivo compulsiva: dall’etichetta dello sciampo all’ultimo numero di Nature. La sua #sfida2016: curarsi con i libri, che siano premi nobel o robetta terapeutica.

7 commenti su “Moby Dick

  1. speranza
    09/03/2014

    ma che recensione accattivante! brava brava brava!

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  2. Agata (e la tempesta)
    09/03/2014

    uffiiii, mi vien voglia di leggerlo… non ce la farò mai!

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  3. Agata (e la tempesta)
    09/03/2014

    L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:

    Una bella recensione di Moby Dick, di Zaidenoll.

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  4. polimena
    09/03/2014

    Appassionata recensione. Come faccio a non leggerlo, ora?

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  5. Rosaria Pepe
    09/03/2014

    Proprio giorni fa, dopo l’annuncio della morte di Di Giacomo, ascoltavo Moby Dick e pensavo al libro che avrei voluto rileggere. Grazie per spingermi a farlo!

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  6. zaidenoll
    10/03/2014

    Speranza, Agata e Polimena, vi tocca! 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 09/03/2014 da in Da leggere in Transiberiana, Un classico è per sempre.

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