Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Open

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L’ho letto perché ho visto Andre Agassi a Che tempo che fa. Non sono una sportiva, ho visto pochissime partite di tennis alla tv, ma mi è sembrato di percepire che avrebbe potuto interessarmi, che forse, questo campione, aveva qualcosa da dirmi. Ed è stato così.

Ed ora, a lettura avvenuta, mi riesce difficile scriverne qualcosa. Questo libro ha toccato così tante corde, mi ha lasciato così tante riflessioni da fare che non so da dove iniziare. Andre Agassi, in questo libro, con l’aiuto di J. R. Moehringer, scrive della sua vita e della nostra.

Del rapporto con il padre, uomo determinato ad allevare un campione. Del padre possiamo vedere la voglia di riscatto, se non per lui almeno per qualcuno dei suoi figli, la voglia di far vedere che tutti possono diventare qualcuno e poi, piano piano, la sofferenza con l’avvicinarsi della vecchiaia. Si percepisce quasi un pentimento finale, forse una presa di coscienza di quanto abbia reso difficile la vita del figlio. E la riconciliazione di Andre con il padre:

“Mio padre è quello che è, e lo sarà sempre, e benché non possa farne a meno, benché non riesca a capire la differenza tra amare me e amare il tennis, è comunque amore. A pochi di noi è concessa la grazia di conoscere se stessi, e finché non ci riusciamo, la cosa migliore che possiamo fare è essere coerenti. Mio padre coerente lo è senz’altro.”

Andre ci parla di vittorie e sconfitte, sul campo come nella vita. Di discese all’inferno, per cercare di risalire:

“Eccomi qui. Un nuovo minimo. Bene. Posso affrontarlo. Anzi, posso starci comodo. Ci potrei rimanere. Toccare il fondo può essere confortevole perché almeno ti puoi riposare. Sai che non andrai da nessuna parte per un po’.”

Del dolore:

“La filosofia di Gil in tutte le cose è quella di cercare il dolore, sollecitarlo, riconoscere che il dolore è vita. Se hai il cuore infranto, dice Gil, non lo negare. Sguazzaci. Soffriamo, dice, e allora soffriamo.”

Del suo fondamentale incontro con Nelson Mandela, di cui racconta che, dopo aver cenato assieme, si alza in piedi e dice:

“dobbiamo tutti aver cura gli uni degli altri – è questo il nostro compito nella vita. Ma dobbiamo anche aver cura di noi stessi, il che significa che dobbiamo prendere con cura le nostre decisioni, intrattenere con cura i nostri rapporti interpersonali, riflettere con cura su ciò che diciamo. Dobbiamo gestire la nostra vita con cura, per evitare di diventare delle vittime. E’ come se parlasse direttamente a me, come se fosse consapevole che non ho avuto cura del mio talento e della mia salute. Parla del razzismo, non solo in Sud Africa ma in tutto il mondo. Non è altro che ignoranza, dice, e l’istruzione è l’unico rimedio. In prigione Mandela trascorreva le sue poche ore libere a istruirsi. Ha creato una specie di università e lui e i suoi compagni di carcere insegnavano gli uni agli altri. E’ sopravvissuto alla solitudine dell’isolamento leggendo; amava soprattutto Tolstoj. Una delle punizioni più dure escogitata dai suoi carcerieri è stata quella di negargli per quattro anni il diritto di studiare.”

Delle aspettative dei grandi nei confronti dei ragazzi, dei genitori nei confronti dei figli:

“La trasformazione è un cambiamento da una cosa in un’altra, ma io quand’ho cominciato non ero niente. Non mi sono trasformato, mi sono formato. Quando ho cominciato a giocare a tennis ero come la maggioranza dei ragazzini: non sapevo chi ero e mi ribellavo al fatto che fossero i grandi a dirmelo. Penso che i grandi facciano sempre questo errore con i giovani, trattandoli come prodotti finiti quando in realtà sono in fieri.”

Dell’amore. Della sua famiglia. Di Stefie Graff e dei suoi figli, ai quali rivolge questo pensiero:

“Spero che lui e sua sorella siano altrettanto orgogliosi di questo libro tra dieci, trenta e sessanta anni. L’ho scritto per loro, ma rivolgendomi a loro. Spero che li aiuti a evitare alcune delle trappole in cui sono finito io. Non solo, spero che sia uno dei molti libri che gli daranno conforto, guida, piacere. Ho scoperto tardi la magia dei libri. Dei miei tanti errori che vorrei che i miei figli evitassero, questo è quasi in cima alla lista.”

Titolo: Open
Autore: Andre Agassi, J. R. Moehringer
Traduzione: Giuliana Lupi
Editore: Einaudi
Pagine: 504
Prezzo: 20 euro
ISBN: 9788806207267

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Informazioni su Agata (e la tempesta)

Prende il nome dal suo film preferito dove Agata è una libraia che incontra, tra gli scaffali, l'uomo della sua vita. Sarà che non è libraia, ma lei ancora non gli è sbattuta contro. Nel frattempo fa l'im-piegata - per sopravvivenza - e partecipa ad ogni corso le sbarri la strada, purché non faccia venire il fiatone. Così, da ex pianista, ex corista, passa per la calligrafia, la legatoria, il teatro, il clavicembalo. E, in tutti gli spazi possibili, vi infila i libri, con una netta predilezione per i classici. E tanti libri per bambini, che suo figlio - molto allegramente - snobba. Però la ama e la sostiene nel suo diventare adulta.

7 commenti su “Open

  1. Agata (e la tempesta)
    01/03/2014

    L’ha ribloggato su LibriPensieri.

    Mi piace

  2. cugginageno
    01/03/2014

    Lo regalo a mia madre, grazie Agata 🙂

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  3. speranza
    01/03/2014

    graazie del commento. ho sentito diversi pareri positivi. lo leggerò. grazie ancora

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  4. zaidenoll
    01/03/2014

    Insomma se lo dico io no, se lo dice Agata si, Speranza sei la peggio! :*

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  5. speranza
    01/03/2014

    maddai! 😀 :-*

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  6. speranza
    01/12/2014

    lo sto leggendo. grazie Agata.

    e ziadenoll 😛

    Liked by 1 persona

  7. Pingback: #5libri sportivi | Parla della Russia

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Questa voce è stata pubblicata il 01/03/2014 da in Biografie bolsceviche con tag , .

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